In Cina i transgender hanno una vita molto complicata. Devono subire le critiche di una società che non li accetta e uno Stato che non garantisce loro alcuna tutela. Oltre la Muraglia, infatti, i diritti Lgbt non sono riconosciuti e i rischi legali per gli appartenenti a certe categorie sono dietro l’angolo. Un reportage di Reuters focalizza l’attenzione sulla pressante situazione vissuta dagli adolescenti trans cinesi, i quali sono costretti a subire continui episodi di bullismo a scuola – e più in generale nella vita quotidiana – oltre a ripetuti abusi tra le mura domestiche. C’è una statistica che descrive meglio di qualunque altra parola il contesto cinese: un adolescente trans su cinque è costretto a ricorrere a terapie forzate di conversione, come l’ipnosi e le scosse elettriche. I ricercatori e numerose ong hanno più volte sollecitato Pechino a mettere fuori legge questo tipo di soluzioni estreme, e di darsi da fare per creare un ambiente meno ostile alle minoranze Lgbt.

Il mondo transgender cinese

Runsen Chen, l’autore di uno studio sull’argomento, ha dichiarato alla Reuters che in Cina ci sono ancora oggi ospedali e cliniche che offrono terapie di conversioni per le minoranze sessuali. Il Centro Lgbt di Pechino ha condotto un sondaggio online sull’argomento chiamando in causa 385 persone di età compresa tra i 12 e i 18 anni che sono transgender o “che non si identificano come maschi o femmine”; il 17% degli intervistati è stato costretto a praticare una terapia di conversione, il 45% è a rischio di un disturbo depressivo e il 51% ha avuto o ha pensieri suicidi. La terapia di conversione a cui sono spesso sottoposti i transgender cinesi deriva dalla convinzione che hanno le rispettive famiglie, secondo le quali essere lesbiche, gay, bisessuali o transgeneder sia ancora una malattia mentale che può essere curata.

La posizione di Pechino

Il Partito comunista cinese ha per anni bypassato un problema spinoso, ma negli ultimi anni la comunità Lgbt presente in Cina ha iniziato a sfidare la burocrazia approfittando dell’incertezza giuridica e delle numerose lacune legislative per affermare il suo posto nella società. Non sappiamo di preciso il numero della popolazione transgender cinese ma secondo alcune stime pubblicate da Lancet questa dovrebbe ammontare a 25 milioni di individui, cioè a circa lo 0,5% della popolazione totale. La Cina non ha leggi contro l’omosessualità – considerata fino al 2001 una malattia mentale – o contro le altre minoranze sessuali, ma non offre neppure garanzie sociali.

Un “ambiente ostile”

Anzi, è la stessa società, più dello Stato, a non accettare queste minoranze. Per le famiglie è importante l’identità di genere, non c’è spazio per derive – secondo una concezione ancora diffusa- “provenienti dall’Occidente” e sono sempre più numerosi i genitori che preferiscono abbandonare i propri figli anziché accettarli così come sono. Il problema, per i giovani trans cinesi, è che la Cina a partire dal 2009 ha reso illegale il cambio di sesso per i minori, sottolineando come l’intervento chirurgico sia una pratica concessa solo in casi limitati. Quali? A cittadini di età superiore ai 20 anni e a persone con diagnosi di malattia mentale. In ogni caso, è necessario il permesso della famiglia. Molti cinesi decidono di optare per le operazioni all’estero, che sono tuttavia molto care e possono arrivare a costare anche più di 30 mila dollari, o si affidano al mercato nero, con tutti i rischi, sanitari e legali, del caso.