L’istituto Amaranta Gómez Regalado a Santiago, in Cile, si differenzia da tutte le altre scuole della città e, forse, del mondo. Ha aule e insegnanti, e le materie sono simili alle altre scuole, ma c’è una differenza importante e sostanziale: gli studenti sono tutti transgender. L’istituto si rivolge a bambini e ragazzi di età compresa fra i 6 e i 17 anni. A raccontare questa realtà al grande pubblico è un servizio realizzato dalla Bbc inglese e pubblicato anche sul canale Youtube dell’emittente britannica.

La scuola, che non riceve fondi statali, prende il nome dall’attivista trans messicana Amaranta Gómez Regalado, che si definisce muxe, un concetto caro cultura degli Zapotechi di Oaxaca, nel Messico meridionale, ossia persona che nasce maschio alla nascita, ma che si veste e si comporta da donna.

I coordinatori scolastici, spiega il Chile Herald, sono Ximena Matura e Evelyn Silva, referenti del gruppo per i diritti civili della Fondazione Selenna. Hanno fondato la scuola nell’aprile 2018 e hanno finanziato a proprie spese il primo anno dell’istituto che si offre di accogliere gli studenti trans che hanno avuto “esperienze traumatiche” nelle scuole tradizionali.

La prima scuola per bambini trans è in Cile

Secondo il Chile Herald, si tratta della prima scuola riservata ai trans di tutta l’America Latina, nonostante il Cile sia uno dei paesi politicamente più conservatori della regione. Fortemente influenzato dalla Chiesa cattolica, in Cile il divorzio è stato legalizzato nel 2004 mentre l’aborto è stato depenalizzato nel 2017. Ora però sembrano farsi larga politiche fortemente progressiste. Nel novembre dello scorso anno, infatti, è stata approvata una legge sull’identità di genere che consente alle persone di 14 anni di cambiare sesso sul documento di identità, a condizione che i minori di 18 anni abbiano l’approvazione di un familiare o di un tutore legale.

Uno degli adolescenti che frequenta la scuola, la sedicenne Angela, avrebbe subito abusi fisici e verbali nella sua scuola elementare e ha pensato al suicidio, secondo quanto riferito dall’Associated Press. “Volevo morire”, ha detto Angela all’Ap. “Non volevo più esistere perché tutto quello che mi stavano dicendo mi faceva stare male. Sono felice qui perché ci sono molti altri bambini come me”. Complessivamente, sono trentotto gli studenti che frequentano la scuola cilena. Una ventina di questi si dichiara trans, mentre gli altri sostengono di essere “cisgender”, neologismo che significa “qualcuno a proprio agio con il proprio genere biologico”.

“Gli alunni non sanno se sono maschi o femmine”

Even Sylva, capo degli insegnanti della Amaranta Gómez Regalado di Santiago e fondatrice dell’istituto, spiega alla Bbc che “i bambini sono molto più liberi di noi. I grandi, invece, vogliono decidere e dare etichette. Maschio o femmina? Molto spesso non lo sanno nemmeno loro. Vogliono solo giocare, crescere ed essere felici”.

“Che cosa significa essere trans” chiede agli studenti l’intervistatrice della Bbc, Megha Mohan. “Essere trans vuol dire essere più liberi” risponde un alunno. “Perché avete deciso di venire qui?” incalza. “Non mi sentivo a mio agio nella mia scuola – risponde un altro – ero invisibile. Nessuna parlava dell’essere trans”.

Su come affrontare la cosiddetta “disforia di genere”, spiega Costanza Cavalli su Libero, c’è ancora molta incertezza. Secondo una clinica londinese, un terzo dei loro giovani pazienti transgender manifestano “tratti autistici moderati o gravi”; in realtà, prende sempre più piede la tesi che sostiene la necessità di superare il periodo della pre-pubertà e della pubertà prima di compiere qualsiasi passo verso il cambio di sesso. Per lasciare il tempo di decidere al minore fino alla maggiore età, è aumentato l’ utilizzo della triptorelina, il farmaco che ritarda lo sviluppo puberale nei ragazzi tra i 12 e i 16 anni.

Come conferma il Corriere della Sera, sono sempre di più, anche in Italia, i minori transgender che chiedono di poter cambiare sesso o di iniziare percorsi di transizione. “Solo nel nostro centro di Napoli, siamo passati dal singolo minore che ci ha chiesto assistenza psicologica nel 2005, quando abbiamo iniziato a occuparci di under 18, ai 31 presi in carico quest’anno” spiega al Corriere Paolo Valerio, ordinario di Psicologia clinica all’Università Federico II di Napoli e presidente dell’Osservatorio nazionale identità di genere (Onig). Solo nel 2015, fra aprile e dicembre, 1.013 minorenni inglesi sono stati sottoposti a terapie per il “disordine dell’identità di genere”, trattamenti che vanno dalla consulenza psicologica fino al bombardamento ormonale per bloccare lo sviluppo del paziente in vista del cambiamento chirurgico del sesso.