Dal 18 al 27 ottobre 2019 a Wuhan si è svolta la settima edizione dei Giochi militari mondiali (Cism Military World Summer Games 2019). Oltre 10mila atleti provenienti da quasi 140 Paesi hanno partecipato all’appuntamento per sfidarsi in 27 differenti sport, il tutto distribuito in più di 300 eventi.

Stando a quanto riferito dal Southern Weekly, durante la competizione cinque atleti stranieri – dei quali non è stata rivelata la nazionalità – sono stati trasportati al City Jinyintan Hospital a causa di “malattie infettive importate e trasmissibili”. Quando questa notizia è stata rilanciata sulla rete cinese, i social locali sono stati invasi da teorie e ipotesi di ogni tipo. Molti hanno addirittura collegato la rassegna iridata internazionale con la possibile diffusione del Covid-19.

Il direttore del nosocomio, Zhang Dingyu, ha tuttavia spiegato che i pazienti ricoverati “soffrivano tutti di malaria“. In ogni caso, non appena ricevuta la segnalazione, l’ospedale ha immediatamente lanciato un piano di emergenza per le malattie infettive, avviando, tra l’altro, un trattamento di isolamento per i cinque infetti. Il signor Zhang ha quindi ribadito che la “malattia infettiva importata” dagli stranieri era malaria. Nulla a che fare, insomma, con il virus che dai primi di dicembre ha iniziato a contagiare i primi cittadini di Wuhan, provocando misteriose polmoniti.

C’è un aspetto, in particolare, che ha tuttavia spinto numerosi cittadini a interrogarsi su quanto avvenuto. Nei giorni dei Giochi, nessuno sapeva ancora cosa fosse il coronavirus, tanto meno come diagnosticarlo. “Sarà stato diagnosticato erroneamente?”, si chiede adesso un utente, lasciando trapelare un possibile errore nella diagnosi della malaria.

La nuova ipotesi degli scienziati cinesi

Nel frattempo, come ha sottolineato il South China Morning Post, alcuni scienziati cinesi ritengono che il coronavirus possa non essersi originato al mercato ittico di Huanan, nel cuore della città di Wuhan. È vero, in Cina mercati del genere vendono anche animali selvatici, molti dei quali (pipistrelli e serpenti) sospettati principali nella trasmissione del virus all’uomo. Eppure un team di ricercatori ha analizzato i dati di 93 campioni di Covid-19 provenienti da 12 Paesi differenti ha fatto una scoperta che potrebbe cambiare le carte in tavola.

I dati genomici dell’agente patogeno suggeriscono che il virus possa provenire dall’esterno del mercato e non, come fin qui sostenuto, dal suo interno. Il report contente questo studio è consultabile online dal 21 febbraio. Studi del genere, che aiutano a rintracciare la fonte dell’epidemia, sono di grande significato per trovare la fonte del coronavirus, determinare l’ospite intermedio, controllare l’epidemia e impedirne la diffusione.

Sintetizzando, in un primo momento molti pazienti contagiati sono stati ricollegati al mercato ittico di Huanan, chiuso dal primo gennaio. A questo punto il luogo indicato da tutti come ground zero potrebbe soltanto aver potenziato la circolazione del Covid-19 e non rappresentare la fonte della sua origine. Si ipotizza addirittura che la trasmissione da uomo a uomo possa essere iniziata molto prima di gennaio, addirittura nel tardo novembre 2019.

Pericolo sventato

La città di Wuhan ha pagato un prezzo altissimo. L’intera megalopoli, così come l’intera provincia dello Hubei, è bloccata dallo scorso 23 gennaio, con i quartieri residenziali messi in quarantena, strade vuote e mezzi di trasporto pubblici sospesi. Nelle ultime ore le autorità locali avevano annunciato l’allentamento delle misure di emergenza imposte da Pechino per contenere la diffusione dell’epidemia.

Tre ore dopo, ha riferito il Global Times, è arrivato un secco dietrofront: “Wuhan ritira l’annuncio di esenzione dal blocco. È stato diffuso prima dell’approvazione finale da parte dell’ufficio di comando per il controllo dell’epidemia”. Che cosa è successo? Secondo China New Service l’avviso, adesso ritirato, sarebbe stato emesso da un gruppo di lavoro subordinato del comando di controllo delle malattie, senza l’approvazione dei loro superiori.

Ed è per questo motivo che il governo centrale avrebbe imposto la retromarcia. Anche perché l’ordine ritirato avrebbe consentito ai non residenti – quelli che non presentavano sintomi e non avevano contatti con pazienti infetti – di poter lasciare la città di Wuhan, in mezzo a mille rischi.