Chikan, le molestie che preoccupano il Giappone

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Le città del Giappone sono sempre più affollate. Nel 2024 è stato infranto il record di sempre: sono stati registrati quasi 37 milioni di turisti che Tokyo spera di portare a 60 milioni entro il 2030 (ne abbiamo parlato qui).

Certo, il flusso ininterrotto di viaggiatori arricchisce le casse di hotel, ristoranti, negozianti e, più in generale, le casse del Paese, ma porta con sé anche svariati altri problemi: dall’overtourism (ne abbiamo parlato qui) all’aumento del numero di incidenti riguardanti viaggiatori stranieri maleducati.

In tutto questo c’è però un altro fenomeno che preoccupa le autorità: quello delle molestie sui mezzi pubblici. I riflettori sono puntati sui chikan, “molestatori professionisti” – quasi sempre uomini – che, appunto, molestano sessualmente altre persone – quasi sempre donne – all’interno di treni o affollati vagoni delle metropolitane.

I governi di Regno Unito e Canada, per esempio, hanno avvisato i propri cittadini in viaggio verso il Giappone del rischio di incorrere in contatti fisici inappropriati in particolari luoghi pubblici, soprattutto durante le ore di punta. Questo potrebbe sorprendere visto che parliamo di un Paese tendenzialmente mega sicuro. Il problema del chikan, che può essere usato per riferirsi sia ai molestatori che alle molestie, non è però recente. Al contrario, è una piaga che affligge i mezzi pubblici di Tokyo da decenni.

Allarme molestie: il ritorno dei chikan

Gli autori di palpeggiamenti sono mossi da impulsi irrefrenabili: non riescono a fermarsi nemmeno volendolo. Come ha spiegato il quotidiano Japan Times, parliamo di persone affette da una condizione chiamata “disturbo frotteuristico“. Sebbene questo disturbo sia raramente riscontrato a livello globale, purtroppo è fin troppo comune in Giappone.

Secondo le statistiche della polizia, all’ombra del Monte Fuji ogni anno vengono denunciati dai 2.000 ai 3.000 casi di palpeggiamento. Tuttavia, considerando il numero di episodi non segnalati, la cifra reale è probabilmente molte volte superiore.

C’è poi da sottolineare un altro aspetto: a meno che il caso non sia particolarmente grave, il palpeggiamento in sé non è definito come un reato penale ai sensi del Codice penale giapponese. Al contrario, è solitamente considerato solo una violazione delle ordinanze locali, che comporta al massimo una multa.

A peggiorare la situazione troviamo anche un fattore culturale sui generis: in Giappone le vittime si vergognano di essere state aggredite e sono solite chiudersi nel silenzio. Per le vittime più giovani, come le studentesse delle scuole medie e superiori, la paura spesso prende il sopravvento causando il congelamento e l’incapacità di reagire.

Vagoni rosa e avvertimenti

Le autorità stanno affliggendo nelle stazioni ferroviarie manifesti con la scritta: “I palpeggiamenti sono un crimine”. Esistono poi interi vagoni rosa dedicati solo alle donne e applicazioni per smartphone da usare per segnalare molestatori. Non è abbastanza però, visto che solo in alcuni casi il chikan rientra nella fattispecie di un reato.

Secondo alcuni recenti sondaggi governativi, una donna su dieci di età compresa tra i 16 e i 29 anni sostiene di essere stata toccata in modo inappropriato sui treni. Nel 2016 sono stati segnalati 3.217 casi di chikan, ma Akiyoshi Saito, professionista della salute mentale e del benessere, che cura coloro proprio le persone che hanno commesso reati sessuali, è sicuro: “Questa è solo la punta dell’iceberg: il numero di vittime supera le 100.000 all’anno”.

Per Saito il fenomeno avrebbe poco a che fare col desiderio sessuale. Piuttosto, verrebbe perpetrato per alleviare lo stress o per il bisogno di esercitare potere sulle vittime. A detta dell’esperto, il chikan sarebbe insomma una forma di dipendenza e occorrerebbero circa tre anni di trattamento cognitivo-comportamentale per far pentire i criminali delle loro azioni passate e cambiare i loro valori. Circa 800 persone vengono arrestate ogni anno a Tokyo per palpeggiamenti. Moltissimi altri restano impuniti.