Sono (almeno) nove i membri di una famiglia di mormoni rimasti uccisi in una sparatoria nel nord del Messico. Come riporta la Cbs, i parenti sospettano che gli omicidi siano opera di un cartello della droga, ma non c’è stata alcuna conferma del vero movente della strage. Secondo il New York Times fra i morti ci sono anche sei bambini, di cui due avevano meno di un anno. I membri della famiglia Lebarones hanno spiegato a Cbs This Morning che l’Fbi ha avviato un’indagine sulle barbare uccisioni, avvenute lunedì vicino alla città di Bavispe, a circa 100 miglia a sud del confine con l’Arizona.

Secondo quanto emerso in queste ore, le persone uccise facevano tutte parte della famiglia LeBaron, nota nella comunità religiosa dei mormoni poiché da molti anni vivevano in una comunità ortodossa nel nord del Messico. John LeBaron, uno dei parenti, ha scritto sulla sua pagina Facebook che sua zia e un’altra donna erano morte, insieme ad altri sei bambini. Ha aggiunto inoltre che ben 17 membri della sua famiglia erano nel convoglio formato da tre veicoli quando sono stati attaccati – presumibilmente – da dei trafficanti di droga, annunciando che nove persone erano rimaste uccise e altre sei ferite.

Trump offre aiuto militare

Come riporta l’agenzia Agi, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha offerto aiuto militare al Messico per fronteggiare la minaccia dei cartelli. “Se il Messico ha bisogno o richiede aiuto per ripulire questi mostri, gli Stati Uniti sono pronti, disposti e in grado di essere coinvolti e svolgere il lavoro in modo rapido ed efficace”, ha dichiarato Trump. “Questo è il momento per il Messico, con l’aiuto degli Stati Uniti, di scatenare una guerra ai cartelli della droga e spazzarli via dalla faccia della terra. Aspettiamo semplicemente una chiamata dal nuovo grande presidente!” ha twittato Trump.

Il presidente Andrès Manuel Obrador ha sottolineato che sarà il Messico ad affrontare l’emergenza, anche se la strage è avvenuta in zona vicina al confine con gli Stati Uniti. Le tre donne e i sei bambini uccisi, bruciati nelle loro auto in fiamme, facevano parte della famiglia dei “Lebarones”, ed erano membri di una comunità di mormoni di origine americana che si era trasferita dall’Utah in Messico nel 1924, appartenente alla comunità religiosa della Chiesa di Gesù dei santi degli ultimi giorni, dove la poligamia è consentita.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i Lebarones hanno lanciato nel corso degli anni numerose attività commerciali ed agricole conquistando una posizione di rilievo nelle terre di confine dove operano anche i cartelli criminali della droga. E la famiglia è finita nel mirino dei cartelli, tra estorsioni, violenze, minacce, ricatti. In merito all’ultimo attentato, i Lebarones dicono di essere finiti per sbagli nel mirino dei criminali. Tuttavia, c’è un precedente che fa pensare al contrario e ad un agguato premeditato e tutt’altro che casuale: nel 2009 il capo della comunità era stato ucciso con un colpo alla testa per aver denunciato i traffici del cartelli della droga.

I Lebarones, i mormoni nel mirino delle gang

Nel maggio 2009, infatti, il 17enne Erik LeBaron viene sequestrato dai cartelli: per il suo rilascio i sequestratori chiedono un riscatto di un milione di dollari. La famiglia si rifiuta di pagare e il giovane viene liberato. Passa qualche tempo, e la famiglia torna nuovamente nel mirino dei cartelli della droga, stavolta con conseguenze drammatiche. Il 6 giugno l’attivista Benjamin LeBaron e il cognato Luis Stubbs vengono brutalmente ammazzati sotto gli occhi della famiglia. È la vendetta dei cartelli, che non avevano tollerato l’affrontato subito durante il sequestro. Fino a questa, nuova e terribile strage.