Dobbiamo temere nuove epidemie da coronavirus? L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dagli scienziati di Predict. Come riporta Business Insider, negli ultimi dieci anni Predict ha studiato le caverne, le feci, gli organi e l’habitat di più di 15 mila pipistrelli, arrivando a trovare più di 500 coronavirus sino a prima sconosciuti, cinque dei quali potrebbero, nei prossimi anni, fare il salto di specie e arrivare all’uomo. Le ricerche sino ad ora si concentrano in Sud Est Asiatico, Cina e Kenya. Ma come operano questi questi “cacciatori di virus”?

Come racconta la Cnn in un reportage, prima di entrare nella grotta, il piccolo gruppo di scienziati indossa indumenti ignifughi, maschere per il viso e guanti spessi per coprire ogni centimetro della loro pelle. Il contatto con escrementi di pipistrello o urina potrebbe esporli ad alcuni dei virus più letali sconosciuti del mondo. Dotati di fari, posizionano le reti all’ingresso della caverne. Da lì attendono il tramonto, quando migliaia di pipistrelli volano fuori dalle grotte, in cerca di cibo, e finiscono direttamente nelle loro reti. Gli scienziati raccolgono le reti e mettono con cura i pipistrelli a dormire con un leggero anestetico, prima di estrarre delicatamente il sangue. “Effettuiamo anche tamponi orali e fecali e raccogliamo escrementi”, afferma Peter Daszak di EcoHealth Alliance, una ong americana specializzata nella rilevazione di nuovi virus e prevenzione delle pandemie.

Predict, il progetto di Usaid

EcoHealth Alliance, in realtà, fa parte di una “rete” più grande la cui punta dell’iceberg è Predict, centro di ricerca guidato dall’Università della California Davis, Smithsonian Institution, Wildlife Conservation Society e la società privata californiana Metabiota. Si tratta di un progetto supportato dal governo statunitense che rientra nel programma Emerging Pandemic Threats (Ept) dell’Usaid, l’agenzia del governo americano per l’aiuto alla cooperazione e allo sviluppo, avviato nel 2009 per rafforzare la capacità globale di rilevamento e scoperta di virus con potenziale pandemico. Tra questi, anche i coronavirus. “Predict – si legge sul sito web – ha dato un contributo significativo al rafforzamento della sorveglianza globale e delle capacità diagnostiche sui virus”.

Lavorando con partner in oltre 30 Paesi del mondo, Predict “sta continuando a costruire piattaforme per identificare e monitorare i patogeni zoonotici o quelli che possono trasmessi da animali a persone”. Utilizzando l’approccio One Health, il progetto “sta studiando i comportamenti, le pratiche e i fattori ecologici e biologici che determinano la trasmissione e la diffusione delle malattie”. Di recente, una scoperta importante è stata fatta in Birmania, dove opera una squadra appartenente alla Smithsonian Institution. “Finora siamo stati in grado di identificare sei nuovi coronavirus in Myanmar”, afferma Suzan Murray, a capo del Programma di salute globale della Smithsonian Institution.

Secondo gli autori della ricerca, non ci sarebbe correlazione né con la Sars né con il Covid-19. “Queste sono aree con una rilevante biodiversità della fauna selvatica, una popolazione umana in crescita che invade l’habitat naturale, una grande quantità di bestiame, elementi che determinano un alto potenziale di diffusione di virus tra le specie”, spiega alla Cnn Dawn Zimmerman, che guida alcune delle spedizioni di campionamento dei virus della Smithsonian Institution.

Predict e il centro di virologia di Wuhan

Secondo il Los Angeles Times, due mesi prima che il Covid-19 scoppiasse a Wuhan, in Cina, l’amministrazione Trump tagliava i finanziamenti a Predict per oltre 200 milioni di dollari. Come riporta la stessa testata americana, Predict ha “formato e supportato il personale di 60 laboratori stranieri, incluso il laboratorio di Wuhan”. Il lavoro sul campo è cessato quando a settembre sono finiti i finanziamenti e le organizzazioni che hanno lavorato al programma hanno licenziato dozzine di scienziati e analisti. Anche a Wuhan, dove tutto ha avuto origine.