In principio tutti i riflettori erano puntati sui pipistrelli. Poi spuntarono zibetti e pangolini, entrambi possibili ospiti intermedi della trasmissione dell’infezione all’uomo. Adesso, a oltre un anno di distanza dalla rilevazione dei primi casi di Covid-19, si aggiungono alla lista conigli e tassi-furetto cinesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è letteralmente a caccia dell’animale misterioso dal quale è scattata la zoonosi.

Due sono le piste praticabili. La prima: il Sars-CoV-2 è passato direttamente da un pipistrello a un essere umano, forse un agricoltore. La seconda: il virus ha effettuato un doppio salto di specie, passando indirettamente dal pipistrello all’uomo mediante un terzo attore protagonista. Nel sud-est asiatico, in un’area molto vasta che comprende la provincia cinese meridionale dello Yunnan, Myanmar, Vietnam, Thailandia, Indonesia e altri Paesi limitrofi, gli scienziati hanno trovato indizi interessanti.

I campioni prelevati da alcune specie di pipistrello contenevano virus pressoché identici al Sars-CoV-2, con sequenze genetiche simili quasi al 100%. Il coronavirus che ha messo in ginocchio il pianeta potrebbe quindi essere partito da un pipistrello. Ma Wuhan, primo epicentro noto del Covid, si trova a un migliaio di chilometri dalla zona in cui vivono questi pipistrelli. Come ha fatto il virus a finire nel cuore dello Hubei? È qui che entra in gioco la teoria dell’ospite intermedio. Un pipistrello X potrebbe aver contagiato un animale Y, magari una specie che per svariati motivi è solita entrare in contatto con l’uomo. A quel punto, a fronte di condizioni favorevoli, sarebbe scattata la zoonosi decisiva.

Il banco degli imputati

Dal banco del mercato ittico di Huanan al banco degli imputati, il passo rischia di essere brevissimo. Già, perché l’Oms vuol vederci chiaro. E, per scovare l’ospite intermedio, ha raccolto quante più prove possibili, anche dentro il famigerato mercato del pesce di Wuhan, presunto ground zero del contagio. La maggior parte dei primi pazienti contagiati, infatti, aveva qualcosa in comune: l’aver frequentato gli stretti corridoi di Huanan.

Attenzione: nonostante fosse chiamato “del pesce”, in questo mercato – prima che fosse chiuso – pare che si vendesse praticamente ogni animale immaginabile. È dunque possibile che un animale selvatico X proveniente dal sud-est asiatico, e precedentemente contagiato dal nostro pipistrello Y, possa aver infettato i clienti e i venditori del market. L’Oms sta continuando a indagare. Ma la lista degli imputati si è recentemente arricchita di due nuovi presunti colpevoli: conigli e tassi-furetto, entrambi in vendita tra i banchi del mercato.

L’ipotesi più probabile

Tassi-furetto e conigli potrebbero contribuire a risolvere il mistero. Come ha spiegato lo zoologo Peter Daszak al Wall Street Journal, i primi animali citati spiegherebbero come abbia fatto il virus ad arrivare fino a Wuhan. Alcune carcasse di tassi-furetto sono state ritrovate nelle celle frigorifere del mercato. Gli animali erano negativi ma, in vita, avrebbero potuto trasportare il virus e trasmetterlo agli esseri umani.

Arriviamo poi ai conigli, anch’essi in vendita al mercato e “particolarmente suscettibili al Sars-CoV-2”. Un discreto numero di fornitori di conigli è concentrato nelle province del Guandong, Guangxi e Yunnan, a due passi da Vietnam, Laos e Myanmar. Sempre da queste parti, come detto, sono stati ritrovati virus simili al Sars-CoV-2 in alcuni pipistrelli. I punti potrebbero presto essere uniti. L’Oms ha tuttavia dichiarato di dover ancora stabilire la lista delle creature vendute, vive o morte, legalmente o illegalmente, nel mercato di Wuhan. A quel punto, il quadro potrà forse apparire più chiaro.