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James Harrison, un nome che a molti non dirà nulla. Quest’anziano australiano, una manciata di giorni fa, si è spento all’età di 88 anni in una casa di cura a Umina Beach, un sobborgo a nord di Sydney. Ma nonostante un nome così comune, James “Golden arm” Harrison è stato un eroe dei nostri giorni.

Ma riavvolgiamo il nastro. Nato il 27 dicembre 1936 a Junee, in Australia, la sua storia di salvatore è iniziata con una crisi di salute personale. All’età di 14 anni, James deve sottoporsi a un importante intervento chirurgico al torace che richiede una grande quantità di trasfusioni di sangue. Grato ai donatori anonimi che gli avevano salvato la vita, promette di donare regolarmente il sangue non appena avesse compiuto 18 anni. Così, nel 1954, appena maggiorenne, mantiene quella promessa. Ed è proprio in uno di quei prelievi generosi che i medici scoprono che il suo sangue possiede qualcosa di magico: un raro e potente anticorpo chiamato Anti-D. Questa caratteristica unica ha reso il suo plasma prezioso per prevenire la cosiddetta malattia di Rhesus, nota anche come malattia emolitica del feto e del neonato (HDFN). Questa patologia si verifica quando il sangue di una donna incinta attacca i globuli rossi del bambino non ancora nato, causando gravi complicazioni o addirittura la morte.

L’immunoglobina anti-D è un’iniezione composta dal plasma di donatori speciali come James. Queste iniezioni impediscono alle donne Rh(D) negative di sviluppare anticorpi potenzialmente dannosi durante la gravidanza con un bambino Rh(D) positivo. Senza di esse, il loro prossimo bambino Rh(D) positivo potrebbe soffrire di malattia emolitica. Così è iniziata una lunga storia di aghi, ma di quelli buoni: nel 1967 viene avviato in Australia il programma Anti-D. Il plasma di James ha iniziato a essere utilizzato per produrre iniezioni da somministrare alle madri Rh(D) negative che portavano in grembo bambini Rh(D) positivi, prevenendo così lo sviluppo di anticorpi dannosi durante la gravidanza.

Non ha mai saltato un solo appuntamento, ogni due settimane. James “non si aspettava nulla in cambio”, dicono tutti quelli che lo hanno amato, e ha continuato a donare anche nei suoi giorni più bui dopo la morte della moglie Barbara, anche lei una donatrice abituale. In oltre sei decenni, Harrison ha effettuato 1.173 donazioni, l’ultima delle quali l’11 maggio 2018, quando all’età di 81 anni, si è presentato al suo ultimo prelievo, accolto come un eroe. Le normative australiane vietano la donazione di sangue oltre quella fascia d’età e, pertanto, James si è dovuto fermare.

La dedizione altruista di Harrison gli è valsa numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia dell’Ordine d’Australia nel 1999. Il suo contributo è stato fondamentale per ridurre i casi di aborti spontanei, nascite di bambini morti, danni cerebrali e anemia fatale nei neonati in tutta l’Australia. Ogni anno, l’iniezione Anti-D che contiene gli anticorpi del signor Harrison viene somministrata a circa il 17% delle gravidanze nel Paese dei canguri. Secondo il Consiglio per la salute e la ricerca medica del governo australiano, la scoperta dell’anticorpo ha reso l’incidenza clinica di HDN in Australia “quasi inesistente“. Oggi, gli scienziati del WEHI (Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research) di Melbourne, in collaborazione con Lifeblood, stanno lavorando a un progetto per far crescere l’anticorpo Anti-D in laboratorio. Utilizzando sangue e cellule immunitarie di Harrison e di altri donatori, il team ha ricreato e coltivato con successo l’anticorpo. Questa scoperta potrebbe un giorno contribuire a prevenire la malattia emolitica del feto e del neonato, con benefici per le donne incinte non solo in Australia, ma in tutto il mondo. Il programma si chiama “James in a Jar“, proprio in onore del signor Harrison.

Spero che qualcuno batta questo record, perché significherebbe che è dedito alla causa“, disse Harrison in merito alla sua ultima donazione. “Diventa piuttosto umiliante quando dicono, ‘oh, hai fatto questo o hai fatto quello o sei un eroe‘”, disse Harrison all’epoca. “È qualcosa che posso fare. E uno dei miei talenti, probabilmente il mio unico talento, è che posso essere un donatore di sangue“. Nessuno, ad oggi riesce ancora a spiegare perché e come Harrison avesse sviluppato questo raro anticorpo nel sangue. Alcuni scienziati suppongo che sia un derivato della superimmunità acquisita con le tante trasfusioni subite: come se la generosità altrui avesse infuso nel suo plasma un fluido magico foriero di altrettanta generosità. Certo è che in Australia sono stati prodotti 3 milioni di dosi di anti-D: così, quasi due milioni e mezzo di bambini sono sopravvissuti grazie a una goccia del sangue di Mr Golden arm. E in questo mondo impazzito si spera anche che ne abbiano ereditato anche un solo grammo di umanità.

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