Che palle il pallone perdente in questa Italia di vincitori!

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Il grande scrittore americano Kurt Vonnegut (1922-2007) raccolse una serie di suoi interventi e discorsi in un prezioso volumetto intitolato “Quando siete felici, fateci caso”. Un invito a non considerare la felicità come una cosa scontata, ad apprezzarla fino in fondo quando c’è. La regola vale anche per il suo contrario: quando siamo infelici, facciamoci caso. Cerchiamo di capire perché. Adesso, per esempio, siamo infelici perché la nostra Nazionale di calcio è stata calciata fuori dai Campionati europei facendo una triste figura. Una grama vittoria con l’Albania e una sconfitta fortunatamente di misura con la Spagna, prima di andare a lesione di pallone dalla Svizzera. Lutto nazionale, improperi, analisi, è colpa di questo e pure di quello, ringiovaniremo la formazione, è tutto da rifare, non ci sono più i settori giovanili di una volta, troppi stranieri nelle nostra squadre… Insomma tutto il campionario (il Campionato no, siamo stati eliminati) dello stracciamento di vesti solito per queste occasioni. Lo conosciamo bene, a ben due Mondiali di fila non siamo nemmeno riusciti a partecipare, quindi…

Ecco: ora che siamo così infelici, facciamoci caso. E chiediamoci perché. Perché, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, nello sport europeo noi italiani siamo una potenza, dei veri fighi. Quindici giorni fa, ai Campionati europei di atletica leggera, erano italiani i vincitori dei 100 metri (Marcell Jacobs), dei 110 ostacoli (Lorenzo Simonelli), della mezza maratona (Yeman Crippa), del salto in alto (Gianmarco Tamberi), del getto del peso (Leonardo Fabbri), della 4×100 e della mezza maratona a squadre. Tra le donne, erano italiane le medaglie d’oro dei 5.000 e dei 10.000 metri piani (stessa atleta, Nadia Battocletti), della marcia 20 km (Antonella Palmisano), del lancio del martello (Sara Fantini). E non abbiamo citato i secondi posti, gli splendidi vincitori di medaglie d’argento per cui i nostri pallonari potrebbero baciarsi i gomiti.

Poco prima, sempre restando ai Campionati d’Europa, le “farfalle” della ginnastica ritmica (Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Daniela Mogurean, Laura Paris e Alessia Russo) avevano vinto il massimo titolo. E restando all’Europa, la Champions League di pallavolo era stata un trionfo tutto italiano: la Prosecco DOC Imoco Volley Conegliano aveva vinto quella femminile, la Trentino Itas Volley quella maschile.

E proprio a Basilea, in Svizzera (tiè!), il Dream Team del fioretto femminile italiano (Arianna Errigo, Martina Favaretto, Francesca Palumbo e Alice Volpi) si è preso la medaglia d’oro e il massimo titolo europeo.

Non citiamo Jannick Sinner, che pure ci starebbe bene, per una questione di coerenza: lui non è il miglior tennista d’Europa, lui è il miglior tennista del mondo.

Abbiamo fatto caso all’enorme infelicità che ci ha causato la disfatta del calcio e alla (relativamente) poca felicità che ci hanno donato tutte quelle altre stupende vittorie? Come si vede, anche senza i calciatori l’Italia è piena di gente grintosa, capace di battersi, vincente in Europa. Facciamoci caso. E chiediamoci se non ci sia un senso, se non risponda all’attuale destino di questo Paese il fatto che, nello sporto e forse nel resto, ci appassioni così tanto il vero anello debole dell’identità nazionale: il calcio.

Mirko Marchi