Famosa per la porcellana e l’architettura gotica, oggi Meissen, città della Sassonia a pochi chilometri da Dresda, ha cambiato volto. Le vie del centro sono spettrali, i negozi di piatti e vasellame sono vuoti, così come i bar e i ristoranti.

Nel forno crematorio diretto da Joerg Schaldach, invece, ogni giorno arrivano decine di bare. Lunedì scorso erano almeno 300 le salme in attesa di essere incenerite. La maggior parte sono etichettate come a “rischio infezione”, “urgenti” o, più semplicemente, con la scritta “Covid”.

Le immagini delle casse di legno accatastate una sull’altra ricordano quelle immortalate nella Bergamo straziata dalla prima ondata della pandemia. Oggi Meissen, secondo i dati del Robert Koch Institut di Berlino, è una delle province tedesche più colpite dal virus, con 4.385 casi ogni 100mila abitanti. Un tasso di infezione che supera di tre volte quello nazionale.

In Sassonia la scorsa primavera il Covid non aveva fatto particolari danni. Poi, nei mesi scorsi, i contagi sono schizzati alle stelle. Oggi la media è una delle più alte del Paese con 3.895 casi ogni 100mila abitanti. I morti, finora, sono stati 4.323, ed è qui che si trovano dieci dei centri più colpiti di tutta la Germania. Numeri che vengono superati soltanto da quelli della vicina Turingia, dove l’incidenza settimanale è salita a 324,2 nuovi casi.

Il forno crematorio gestito da Schaldach sta facendo del suo meglio per evitare ritardi, smaltendo circa 60 salme al giorno, mentre il numero di morti per il virus nel Paese tocca cifre record.  “È il nostro lavoro, vediamo queste scene ogni giorno”, ha detto Schaldach all’Associated Press. Ma con il Covid è diverso. “I parenti di queste persone ora hanno bisogno del nostro aiuto, in questo momento c’è un gran bisogno di parole di consolazione – spiega l’imprenditore – perché la maggior parte di loro ha visto i propri cari per l’ultima volta salire su un’ambulanza e non potrà vederli mai più”.

A Meissen il Covid ha svuotato le strade e sconvolto centinaia di famiglie. Ma perché il virus qui corre più veloce che altrove? Secondo il professor Markus Scholz, virologo e professore presso l’Istituto di Informatica Medica, Statistica ed Epidemiologia dell’Università di Lipsia, sentito da Inside Over, uno dei motivi potrebbe essere la vicinanza con la Repubblica Ceca. “A settembre – ci spiega – qui i casi erano molto più alti che in Germania e c’è sempre stato uno scambio intenso tra i nostri due Paesi”.

“I tedeschi – continua – vanno in Repubblica Ceca a fare shopping e i cechi vengono in Germania per lavorare, in particolare nel campo della gastronomia e della cura delle persone anziane, si tratta di settori con un numero di contatti potenzialmente molto elevato”. Secondo il professore, una delle prove a sostegno di questa ipotesi è che l’aumento dei contagi è stato osservato in particolare nelle province che si trovano proprio al confine con questo Stato. “Inoltre – sottolinea il virologo – ad infettarsi di più sono stati gli anziani, quindi è possibile che ci siano stati dei focolai proprio nelle case di riposo”.

Il fatto che in Sassonia l’età media della popolazione sia più alta rispetto al resto della Germania, secondo l’esperto, può essere considerato un elemento utile a spiegare sia l’elevato numero di contagi, sia l’alto tasso di mortalità. In più c’è il nodo del tracciamento dei contatti. “In molte province della Sassonia non viene effettuato elettronicamente e quindi risulta inefficace in caso di alta incidenza”, spiega Scholz.

“Il numero di casi non registrati – va avanti il professore – è presumibilmente più elevato rispetto agli altri Land tedeschi visto che la percentuale di test positivi è più alta, quindi mancano le capacità per individuare gli infetti”. Infine, secondo il medico dell’università di Lipsia, il fatto che la Sassonia è stata risparmiata dalla prima ondata “può aver ridotto la sensibilità della popolazione al problema, e con questa, il rispetto delle misure per contenere il contagio”.

A puntare il dito contro l’orientamento “Covid-scettico” della popolazione di questo Land, dove la maggioranza è orientata a destra e molti votano per i sovranisti dell’AfD, in queste ore sono molti commentatori. La tesi portata avanti è che in Sassonia il virus si sia diffuso maggiormente perché ci sono più “negazionisti”. Ma per il professor Scholz è una teoria che non sta in piedi. “Non ci sono prove sufficienti – ci spiega – per affermare una cosa del genere, visto che le restrizioni in vigore in Sassonia sono comparabili a quelle degli altri Land”.

Inoltre, l’altro Land tedesco dove il virus ha colpito di più, la Turingia governata dal premier della Linke Bodo Ramelow, da decenni è feudo incontrastato dell’estrema sinistra. “Certo – ribadisce il virologo dell’università di Lipsia – un abbassamento della soglia di attenzione per via di una prima ondata che qui ha colpito in modo lieve, potrebbe aver contribuito a determinare l’aumento dei contagi”.

Le stesse accuse vengono rispedite al mittente da Frank Schaufel, portavoce della Politica sanitaria e di assistenza, per il gruppo dell’AfD nel parlamento regionale di Dresda. “Il fatto che i media o i politici di sinistra sostengano che l’incidenza del Covid in Sassonia sia così alta perché molte delle persone residenti nel Land criticano l’operato del governo è un’assurdità”, spiega ad Inside Over. “Il governo – taglia corto – cerca soltanto qualcuno da incolpare per la sua cattiva politica”.

“La Sassonia – ricorda Schaufel – è uno dei primi Land per numero di contagi e allo stesso tempo uno degli ultimi per tassi di vaccinazione, anche su questo punto è stato sostenuto che la colpa è dell’AfD, perché il nostro partito si oppone all’introduzione dell’obbligo vaccinale”. “Anche queste accuse non hanno senso: la verità è che ci sono troppi pochi centri per le vaccinazioni in Sassonia. La Turingia, che ha la metà della nostra popolazione, ha lo stesso numero di centri. Inoltre – conclude il politico di destra – è stato ordinato semplicemente troppo poco vaccino”.

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