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La notizia giunge dalla placida cittadina di Trondheim, nel centro della Norvegia. A riferirla, il capo medico locale Tove Røsstad all’emittente pubblica Nrk: “Non sappiamo da dove provenga il virus. Nessun tipo di virus del genere è mai stato rintracciato in Norvegia prima d’ora. Abbiamo anche cercato nel database internazionale, ma non abbiamo trovato questo nuovo tipo neanche lì”. Secondo Røsstad , le autorità sanitarie norvegesi hanno concluso che il Covid-19 qui è mutato dopo aver iniziato a comportarsi in modo diverso, infettando le persone più velocemente di prima. Una mutazione che potrebbe portare la nazione scandinava ad una impennata di casi.

Il caso Trondheim

I campioni del virus sono stati inviati venerdì scorso dall’ospedale St. Olavs di Trondheim all’Istituto norvegese di sanità pubblica (Niph) che ha decretato l’anomalia: Røsstad invita comunque alla cautela, poiché non è ancora chiaro se questa variante sconosciuta sia più contagiosa di altre o quali altre caratteristiche possa avere. Quello che l’equipe di Trondheim ha rilevato per prima è una crescita della facilità di trasmissione dell’infezione: “Stiamo vedendo che l’infezione è più facile, in quanto deve accadere meno per essere infettati. Non è necessario avere un contatto così stretto come abbiamo sperimentato di solito. Inoltre, ti ammali più velocemente, quindi il virus si comporta in modo diverso”, aveva dichiarato in precedenza proprio Røsstad al quotidiano Verdens Gang.

Questo non vuol dire che questa forma sia necessariamente più aggressiva

La città costiera ha recentemente assistito a un’epidemia collegata ad attività commerciali locali, tra cui l’Edge Barbershop, il Barmuda bar e il Lille London pub. Finora, 35 infezioni confermate sono state collegate all’epidemia di Trondheim e 1.500 persone sono in quarantena a seguito della ricerca dei contatti. Il fine settimana ha visto otto nuovi casi nuovi casi (i pazienti hanno dai 20 ai 40 anni) registrati nella città, di cui sei sono stati collegati alle tre attività.

Il Norwegian Institute of Occupational Health scrive in un comunicato stampa che probabilmente ci sono diversi sottogruppi del coronavirus a Trondheim. Il modo in cui questi cambiamenti possono influenzare la capacità del virus di infettare o causare malattie non è ancora chiaro, afferma Karoline Bragstad, capo sezione del National Institute of Public Health (Niph).

Il caso precedente

Alcune mutazioni del virus erano già state riscontrate in Norvegia, come nel focolaio legato ad un autobus turistico nel Rogaland, nel sud-ovest del Paese: non si tratterebbe della stessa variante, però. L’episodio del bus era diventato, lo scorso settembre, un caso di studio: dei passeggeri infettati (età compresa tra i 50 e gli 80 anni) nessuno si era poi ammalato gravemente e molti erano stati dimessi pochi giorni dopo dalla diagnosi; lo studio sulla loro reazione, nonostante l’età avanzata, è uno di quelli che aiuterà a capire meglio il funzionamento del virus mutato.

I passeggeri sull’autobus sono ora un progetto di ricerca separato: lo Stavanger University Hospital li seguirà da vicino per sei mesi, in prima istanza. La ricerca si svolge in collaborazione con il Niph, l’Università di Bergen e i comuni di Sandnes e Randaberg. Il viaggio di andata e ritorno del bus è iniziato a Stavanger il 15 settembre e l’autobus ha attraversato otto contee durante il viaggio nel sud della Norvegia. Da un primo rapporto è stato acclarato che il tour ha portato a circa un centinaio di casi di infezione in tutto il Paese, compresi i passeggeri: si tratterebbe di un caso di super diffusione a bassa aggressività.

La situazione Covid in Norvegia

La Norvegia sembra esercitare uno stretto controllo sul coronavirus, forte di una popolazione di quasi cinque milioni e mezzo di abitanti ed un sistema di tracciamento molto efficace: i casi registrati sono appena sopra i 16mila e i morti 278. Con una manciata di eccezioni, i nuovi casi giornalieri di coronavirus sono stati tra 100 e 150 a livello nazionale dalla prima settimana di settembre: questo conteggio attualmente valuta la tendenza dei nuovi numeri di casi per l’intero Paese come “piatta“, piuttosto che in aumento o diminuzione. Si ritiene che solo 18 comuni in tutto il Paese abbiano un numero crescente di casi.

A fine settembre, sono stati diffusi i numeri preliminari del registro norvegese delle cause di morte presso l’Istituto nazionale di sanità pubblica (Fhi) con riferimento ai primi tre mesi della pandemia. I risultati sono sorprendenti e sono destinati a mettere in discussione alcune delle attuali restrizioni della Norvegia. I dati mostrano che non ci sono state “morti eccessive” in Norvegia durante il primo trimestre pandemico. Inoltre, il 90% di coloro che sono morti con Covid-19 era affetto da almeno una malattia cronica. Tra le più ricorrenti, malattie cardiovascolari e affezioni polmonari. A queste si aggiungono demenza senile, diabete e cancro.

Venendo alle affezioni polmonari, sulla base dei dati del 2014-18, il numero previsto di decessi per polmonite per il periodo marzo-maggio in Norvegia è 392. Tuttavia, in quel periodo quest’anno sono stati registrati solo 296 decessi. I funzionari dell’Fhi hanno sottolineato che si tratta solo di numeri preliminari e che potrebbero cambiare in base a nuove informazioni. Lo studio, tuttavia, si basa su un tasso di copertura del 98%, quindi è probabile che in futuro non vi saranno risultati troppo differenti da questi. Quasi il 90% dei decessi in Norvegia ha riguardato persone di età superiore ai 70 anni.