Sono stati superati i mille decessi confermati in Brasile a causa dell’epidemia di dengue che sta dilagando nel Paese. I casi di febbre dengue sono stati più di 2,5 milioni fino ad oggi, causando non poche difficoltà negli ospedali. In meno di tre mesi, si è battuto il record di contagi in un anno. Infatti, secondo le autorità, il Brasile non registrava un numero così elevato di casi in un anno da più di vent’anni.
Nel Paese al momento si concentra l’83% dei casi mondiali. Dieci Stati hanno già dichiarato lo Stato di emergenza, tra cui San Paolo, Rio de Janeiro, Rio Grande do Sul e il distretto federale di Brasilia. L’epidemia, però, riguarda anche altri 18 Paesi del continente, i più colpiti sono il Paraguay, con il 5,3% dei casi mondiali, e l’Argentina con il 3,7%.
I medici hanno sottolineato che si tratta di “malati probabili” perché è estremamente difficile distinguere i sintomi dalla chikungunya e della zika, entrambe malattie virali che portano sintomi comuni e che vengono trasmesse all’uomo da zanzare infette esattamente come la dengue.
Il direttore dell’OPS (Organización Panamericana de la Salud), Jarbas Barbosa, ha manifestato la sua preoccupazione per la presenza del triplo dei casi rispetto a quelli segnalati per lo stesso periodo nel 2023, un anno con oltre 4,5 milioni di casi segnalati nella regione.
Possibili cause dell’aumento del contagio
La dengue, detta anche “febbre spaccaossa”, è una malattia infettiva trasmessa dalla zanzara, in particolare l’Aedes aegypti, ma anche zanzara tigre e Aedes albopictus, che riguarda prevalentemente le regioni tropicali e subtropicali. Generalmente i sintomi sono simili a quelli dell’influenza, come mal di testa, febbre alta, forti dolori muscolari e vomito. Nelle forme più gravi, come quella emorragica che colpisce persone che sono già state infettate in precedenza, può essere mortale.
Ciò che stupisce è la rapidità con cui la malattia si è diffusa, con oltre ventimila infezioni al giorno. Infatti, la malattia, che appartiene al gruppo degli Arbovirus, cioè quelli trasmessi all’uomo da insetti, non è contagiosa nonostante l’uomo ne sia il principale ospite. La trasmissione da persona a persona è possibile solo attraverso gli insetti (artropodi). La malattia è infatti conosciuta da secoli, ma è sempre stata limitata ai Paesi tropicali. I cambiamenti climatici e la proliferazione di zanzare tigre ha causato un aumento dei casi anche in Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti.
Questo aumento potrebbe essere attribuito al prolungamento della stagione calda e piovosa, ovvero di maggiore trasmissione della malattia, nei Paesi al sud dell’equatore. Questa volta, però, l’epidemia ha riguardato Paesi come Barbados, Costa Rica, Guadalupa, Guatemala, Martinica e Messico, dove solitamente la trasmissione avviene nella seconda metà dell’anno.
L’aumento delle temperature, quindi, non solo ha aumentato la sua diffusione, ma potrebbe causare, insieme a eventi meteorologici estremi ed El Niño, un’estensione della stagione delle zanzare, incidendo negativamente sul numero dei contagi futuri. Le preoccupazioni riguardano anche la possibilità che alcuni Paesi possano non essere preparati ad affrontare l’aumento delle trasmissioni.
Tra le cause maggiori l’OPS ha individuato anche fattori sociali come la rapida crescita della popolazione e l’urbanizzazione non pianificata, e ricorda anche che “le cattive condizioni abitative e i servizi idrici e igienico-sanitari inadeguati creano siti di riproduzione delle zanzare attraverso oggetti di scarto che possono raccogliere l’acqua”.
L’OPS, sta lavorando insieme ai ministeri della Salute dei vari Paesi in due direzioni principali: il controllo delle zanzare e la prevenzione delle morti. Il rischio è quello di andare incontro alla peggiore epidemia di dengue della storia in America, come evidenziato anche dall’OPS.
Barbosa ha sottolineato l’importanza di “agire tempestivamente per prevenire e controllare la trasmissione della dengue ed evitare i decessi. Nonostante l’aumento record dei casi nel 2023, il tasso di mortalità dei casi di dengue nella regione è rimasto al di sotto dello 0,05%. Questo è molto incoraggiante, considerando i picchi di casi che abbiamo osservato da allora”.
Le misure preventive in Italia
In Italia sembra che per ora non ci sia da temere, “abbiamo la massima attenzione, però per il momento siamo tranquilli” ha dichiarato a fine marzo il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Per questo motivo sono aumentati i controlli da parte del personale Usmaf-Sasn, gli Uffici di sanità marittima aerea e di frontiera, per ridurre al minimo il rischio di contagio in Italia. Sarà data particolare attenzione alle disinsettazioni di aeromobili e navi. Si è parlato anche della sperimentazione di un test rapido in aeroporto per chi parte dalle zone a rischio.
Parlando di dati, nel 2023 sono stati registrati 362 casi in Italia, di cui 82 autoctoni, mentre nel 2024, al 21 febbraio, 48 casi di importazione. C’è chi si preoccupa della sua diffusione, come l’infettivologo Matteo Bassetti, presidente della Società italiana di terapia antinfettiva e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale San Martino di Genova, che sottolinea l’importanza di evitare l’emergere di focolai autoctoni.
Il vettore principale in Italia potrebbe essere la zanzara tigre, motivo per cui si sta agendo per debellarne il maggior numero possibile. È importante, però, anche limitare l’arrivo di persone infette per evitare che possano veicolare l’infezione alle zanzare e successivamente ad altri individui. Le zanzare, infatti, dopo aver punto una persona infetta, restano infettive per tutta la durata della loro vita, circa un mese. Il vaccino, invece, è disponibile in Italia già dal 2023 per chi intende viaggiare nei Paesi a rischio.

