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Ci sono nomi e sigle che circolano da decenni negli angoli più bui dell’estremismo, che sembrano destinati a restare relegati a note a piè di pagina nella storia dell’Occidente, fino a quando non lo sono più. L’Order of Nine Angles (O9A) è uno di questi: una setta satanista di matrice neo-nazista nata in Inghilterra negli anni Settanta, con un culto dell’occulto e della violenza che sembrava troppo marginale per avere conseguenze concrete, riemersa negli ultimi anni come un’entità inquietante nella galassia della radicalizzazione, lasciando dietro di sé una scia di sangue e di domande.

La sua tradizione sinistra si fonda su una sorta di accelerazionismo esoterico che invita i giovani adepti a rifiutare i valori della società contemporanea e a considerare l’omicidio, il terrorismo e l’abuso sessuale come strumenti di trasformazione. Questo non è il fine politico ultimo, ma un percorso iniziatico: il caos come precondizione per un nuovo ordine: un “Imperium galattico” che punta alla colonizzazione di Marte. In questo schema perverso, gli atti di violenza non sono soltanto sabotaggi alla società “corrotta” ma rituali di affermazione e passaggi obbligati per ascendere nella gerarchia.

Nella parla in questi giorni anche Peter Korotaev nella sua splendida newsletter sulle derive psicotiche della più recente guerra europea, Events in Ukraine. Per anni l’O9A è rimasto confinato a riviste autoprodotte come Fenrir o a romanzi disturbanti pubblicati da sigle come Martinet Press. Più recentemente, l’internazionalizzazione dell’Ordine aggiunge un ulteriore livello di complessità. Nel 2013 Martinet ha pubblicato in russo Kiss of Marena – Temple of the Black Sun, romanzo ambientato in una città anonima e centrato su un culto nazionalsocialista di adolescenti assassini.

Uno dei suoi autori, Kirill Kanakhin, ex attore fallito, ha ammesso di appartenere al nexion russo dell’O9A: oggi milita nel Corpo dei Volontari Russi (Rdk), un’unità neonazista sotto il controllo dell’intelligence militare ucraina (Sbu). Durante i raid nella regione russa di Kursk nel 2024-25, i leader del Rdk hanno invocato apertamente il rahowa, la “guerra santa razziale”.

Ma anche in Russia si registrano riferimenti all’estetica e ai testi dell’O9A. Gruppi come i Maniacs: Cult of Murder (Mku), ispirati all’Ordine, prosperano sulle piattaforme criptate, alimentando spirali di violenza che sempre più spesso si sfogano nelle scuole della Federazione, tra adolescenti in cerca di senso.

A rendere il quadro ancora più cupo è l’uso sistematico di minori nei conflitti ibridi: nelle settimane scorse abbiamo letto inchieste su come in Ucraina e Russia i servizi segreti di entrambi i Paesi ricorrono a giovanissimi, spesso ricattati con materiale intimo, per colpire obiettivi civili e militari. In sintesi: tu metti una bomba lì o diffondo del revenge porn. Una prassi che richiama pericolosamente l’ossessione dell’Ordine degli Angeli per la psiche infantile, con i bambini visti come strumenti sacrificabili di una lotta senza scopo apparente.

Oggi l’influenza si misura dell’O9A si misura anche nelle cronache statunitensi: Gennaio 2025: una scuola a Nashville, Tennessee, fa da teatro a una strage. Agosto: un attentato in una chiesa di Minneapolis uccide due bambini. Settembre: in Colorado, un altro giovane apre il fuoco contro i compagni di classe. Tre episodi in pochi mesi, tutti connessi, secondo Korotaev, in un modo o nell’altro, alla nebulosa O9A. Non sempre i legami sono netti, e alcuni studiosi mettono in guardia contro attribuzioni affrettate; eppure la ripetizione di motivi – culto del sacrificio, estetica esoterica, odio totalizzante – suggerisce l’esistenza di un filo comune.

Nel 2021 un processo federale negli Stati Uniti ha rivelato che Martinet, la casa editrice più influente del movimento, era diretta da oltre vent’anni da un informatore dell’Fbi: Joshua Sutter, ex militante neonazista del Sud Carolina, pagato più di 140mila dollari per produrre testi di culto come Iron Gates, un manuale che glorifica l’umiliazione sessuale.

È qui che si innesta il dispositivo più pericoloso: l’infiltrazione deliberata in altri movimenti radicali. I manuali O9A parlano di insight roles, ruoli d’infiltrazione che spingono i propri membri a inserirsi in ambienti estremisti già esistenti – gruppi neonazisti, circoli jihadisti, collettivi violenti – per diffondere testi e pratiche, mescolando ideologie diverse sotto il comune denominatore dell’odio e del nichilismo.

Negli Stati Uniti che in questi giorni stanno seppellendo l’attivista Charlie Kirk e si vedono dominati dalla sua santificazione a destra, l’Fbi parla di un aumento del 300% dei casi collegati al cosiddetto “Nihilist Violent Extremism”: una categoria ibrida che sfugge alle etichette tradizionali e che prospera nell’estetica digitale, tra forum criptati e canali Telegram. La soluzione dei più bigotti è soffocare i canali editoriali e digitali che diffondono propaganda; investire in programmi di prevenzione mirati ai giovani a rischio.

Oggi, forse, il pericolo più grande non è tanto l’O9A in sé, quanto il fatto che le sue narrazioni – il culto della catastrofe, la violenza come linguaggio universale – trovino eco in segmenti di civiltà stremati e disillusi.

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