È la partita più ad alta tensione della settimana, e forse anche dell’anno: allo Stade de France di Parigi va in scena Francia-Israele di Nations League, in un clima che si preannunciava già molto problematico ben prima dei fatti di Amsterdam del 7 novembre. La Francia è un Paese storicamente vicino alla questione palestinese, e la grande comunità araba e musulmana della capitale ha rappresentato un altro elemento sensibile in vista dell’avvicinamento all’incontro. Ma il caos avvenuto attorno ad Ajax-Maccabi Tel Aviv di Europa League non ha fatto che innalzare ulteriormente l’attenzione sulla sicurezza per la partita.
Il Ministro dell’Interno Bruno Retailleau e il prefetto di Parigi Laurent Nuñez hanno confermato che la partita di svolgerà regolarmente a Parigi senza limitazioni al pubblico (inizialmente si era pensato a un match a porte chiuse) e che non ci saranno problemi di sicurezza per tifosi e spettatori, tra cui figurerà anche il Presidente della Repubblica Macron. Ma paradossalmente il pubblico dentro lo Stade de France è oggetto di discussione per ragioni opposte: i media transalpini riportano che sono stati venduti appena 20.000 biglietti, per cui questo rischia di essere il match della Nazionale con l’affluenza più bassa di sempre allo Stade de France (il record appartiene a un incrocio con la Nuova Zelanda del 2003, seguito da 36.842 spettatori).
Come si è arrivati a questa situazione è facilmente immaginabile: alle tensioni politiche generate da un anno di bombardamenti su Gaza e alle ambigue posizioni della politica europea, e francese in particolare, si sono sommati nuovi episodi degli ultimi giorni. Il 4 novembre un gruppo di attivisti pro-Palestina ha occupato temporaneamente gli uffici della Federcalcio a Parigi, protestando proprio per la sfida con Israele. Poi, la sera seguente è scoppiato lo scontro tra il governo e gli ultras del Paris Saint-Germain che, durante la gara di Champions League contro l’Atlético Madrid, hanno esposto una grande coreografia per la Palestina e la fine della guerra. La reazione di Retailleau è stata di severissima condanna, minacciando anche l’intervento del Governo per porre un freno ai tifosi.
La posizione di Retailleau è stata avallata anche dal Ministro dello Sport Gil Avérous, e ha portato alla convocazione del presidente della Federcalcio e del direttore generale del PSG da parte del Segretario di Stato per la lotta alle discriminazioni Othman Nasrou, nella mattina di venerdì. Quindi, nelle stesse ore in cui infuriava la polemica per quanto successo ad Amsterdam, il club parigino decideva di limitare l’azione del suo principale gruppo ultras, il Collectif Ultras Paris. Poche questioni nel calcio hanno risvolti più politici di questa: da un lato il governo francese e dall’altro la monarchia del Qatar, partner geopolitico fondamentale di Parigi e proprietaria del PSG, con Israele terzo vertice di questo triangolo. Viene da domandarsi se l’allineamento del club alle richieste del governo francese non sia da leggere anche in connessione alla decisione di Doha, due giorni dopo, di ritirarsi dalla mediazione sul conflitto in Medio Oriente e di prendere le distanze da Hamas.
Francia-Israele arriva “a coronamento” di questa settimana, ed è accompagnata da nuove polemiche. Dopo aver attaccato la coreografia degli ultras parigini, Retailleau ha reso noto che allo Stade de France sarebbe stato vietato portare bandiere palestinesi o altri simboli politici estranei alle due squadre in campo. Una decisione difesa dal prefetto Nuñez dicendo che si tratta solamente di far rispettare la legge. Curiosamente nessuno si era posto lo stesso problema la scorsa estate durante i Giochi Olimpici: a fine luglio, nel torneo di calcio maschile, il pubblico del Parco dei Principi sventolò bandiere palestinesi durante Mali-Israele e di nuovo durante Israele-Paraguay. In tutto questo contesto, allora, il commento più sensato arriva dal difensore della Francia Dayot Upamecano, che nella conferenza stampa pre-partita tenutasi martedì pomeriggio ha detto: “Posso capire perché la gente non voglia venire allo stadio”.

