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Società

Caffè di Starbucks contro palloni d’immondizia: la strana guerra delle due Coree

In Corea del Sud ha aperto i battenti un negozio di Starbucks a pochi passi dal confine con la Corea del Nord...

Sorseggiare un caffè caldo e mangiare una fetta di cheescake al cioccolato nei pressi della Zona demilitarizzata (Dmz), l’impenetrabile frontiera che separa le due Coree ancora tecnicamente in guerra tra loro. In Corea del Sud, a pochi passi da quello che viene comunemente definito il “confine più pericoloso del mondo”, è stato inaugurato un negozio di Starbucks nel quale i clienti possono consumare le specialità della casa – bevande calde, dolci o pezzi salati – osservando il territorio nordcoreano da una terrazza. Una delle multinazionali più note del pianeta, specchio del capitalismo globalizzato più sfrenato, ha pensato bene di mettere radici là dove sorge l’ultima, vera, cicatrice della Guerra Fredda. Il punto vendita della catena statunitense ha infatti aperto i battenti in un osservatorio nei pressi della città di Gimpo, ad una cinquantina di chilometri a nord-ovest di Seoul e proprio vicino alla Dmz.

Nonostante l’aumento delle tensioni che stanno scuotendo la penisola coreana, e che hanno il loro epicentro incastonato proprio al confine, l’osservatorio dell’Aegibong Peace Ecopark, a meno di un miglio dalla Corea del Nord, consente ai visitatori di scrutare l’altra Corea. Le autorità di Gimpo sono state chiare: ospitare un centro Starbucks rientra negli sforzi per sviluppare le strutture disposte lungo il confine intercoreano come destinazione turistica.

Il nuovo Starbucks a pochi passi dalla Corea del Nord

C’è poi la componente simbolica del gesto di aprire uno Starbucks proprio a due passi dal confine di un Paese belligerante, anti capitalista e socialista. Già, perché la scelta di piazzare il nuovo negozio dell’ “iconico marchio capitalista” con vista Corea del Nord – hanno spiegato ancora le autorità di Gimpo – serve ad infondere “una solida sicurezza nella penisola coreana”.

Il messaggio inviato all’opinione pubblica globale è chiaro: oltre la Dmz c’è una specie di circo che può essere osservato, a distanza di sicurezza, bevendo caffè caldo in un bicchiere di plastica contrassegnato da un brand sinonimo del più acceso capitalismo made in Usa.

L’osservatorio che ospita Starbucks, tra l’altro, è la struttura principale del citato parco Aegibong, costruito su una collina che fu un feroce campo di battaglia durante la Guerra di Corea del 1950-53. Nel parco troviamo anche giardini, sale espositive e un monumento ai caduti in guerra dedicato ai marines statunitensi.

Sia chiaro: nelle aree sudcoreane di confine c’è sempre stato questo tipo di turismo, caratterizzato da viaggiatori desiderosi di scrutare, quanto più possibile, spaccati di Nord Corea. Mancava, tuttavia, un “marchio capitalista” in grado di aggiungere una dimensione simbolica al braccio di ferro simbolico tra Nord e Sud.

Altoparlanti e palloncini (pieni di spazzatura)

La Corea del Sud ha aperto un negozio di Starbucks sul confine? Nessun problema: la Corea del Nord ha risposto – in realtà lo sta facendo da mesi – con musica a tutto volume e palloncini pieni di spazzatura. La Dmz si è insomma improvvisamente trasformata in un ring nel quale si sta consumando una guerra psicologica tra i valori di Seoul e quelli di Pyongyang.

Al caffè statunitense, i nordcoreani rispondono con rumori infernali sparati a tutto volume da potenti altoparlanti posizionati lungo il confine. Altro che mangiarsi una fetta di dolce osservando il panorama: per i cittadini sudcoreani che abitano in loco – ovvero nei pressi della Dmz – la quotidianità si è trasformata in una tortura.

Se in passato le casse di Kim Jong Un proponevano agli stremati residenti sudcoreani musiche di propaganda made in North Korea e critiche contro i leader di Seoul, oggi le alternano anche, e soprattutto, con suoni inquietanti. L’elenco comprende il crepitio degli spari, le esplosioni di bombe e urla di persone che muoiono sul campo di battaglia. L’effetto è invece agghiacciante: di notte, nei campi quasi completamente bui, suoni sinistri echeggiano mentre le stelle nel cielo limpido brillano insieme alle luci delle strade, dando vita ad un contrasto spaventoso.

La Dmz è diventata anche il luogo di scambio di palloncini aerostatici da una parte all’altra del confine. Gli attivisti pro democrazia del Sud sono soliti spedire al Nord palloncini pieni di chiavette Usb con film e musica pop occidentale, volantini anti Kim e soldi. Sul fronte opposto, i nordcoreani inviano al Sud palloni colmi di spazzatura e letame. La guerra – per ora solo psicologica – tra le due Coree si fa anche così: a colpi di Starbucks, musica e palloncini aerostatici.  

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