La maggior parte dei ristoranti offre la formula All You Can Eat: significa che, ad un costo prestabilito, è possibile scegliere dal menù tutto ciò che si vuole senza restrizioni di quantità. Lo spazio dei locali è immenso, spesso sproporzionato rispetto al numero degli ospiti effettivi. Le pareti sono specchiate o illuminate da sontuosi giochi di luce, talvolta abbellite da finte piante rampicanti. Completano lo scenario tavolini in marmo, sedie di velluto e un bancone con alcuni prodotti esposti in vetrina. Si presenta così, al cliente italiano, l’atmosfera di uno dei tanti sushi restaurant ormai presenti in ogni città del Paese.
Sushi, sashimi, uramaki, nigiri, hosomaki, gunkan: ad un prezzo che varia dai 20 ai 35 euro (menù più bevande) ristoranti del genere offrono agli avventori, desiderosi di assaporare cibo giapponese, una lunga lista di (apparenti) piatti nipponici. Quasi tutti a base di salmone. La realtà è però diversa. Già, perché la maggior parte di questi locali si limita soltanto ad offrire un’esperienza che ricorda vagamente il Giappone. Le pietanze, portate in successione da rapidi camerieri e disposte su vassoi ingombranti, sono infatti vaghe riproposizioni di ciò che promettono di essere.
La moda del fake sushi
Nessuno sembra farci caso. Orde di persone, ormai attratte da qualsiasi cosa richiami o rimandi al Giappone, trascorrono pranzi e cene in simili ristoranti, illudendosi di gustare pregiato pesce crudo misto a riso, verdure e altri ingredienti. Sia chiaro: non c’è niente di male nello scendere a compromessi accontentandosi di un fake sushi, e cioè di un ristorante che propone alla clientela una sorta di imitazione di un prodotto che nella realtà è completamente diverso (in primis nel sapore). Il vero punto è che pochi, quando entrano in un All You Can Eat in Italia (ma più in generale in Occidente), sono davvero consapevoli, non solo di star per mangiare un lontanissimo parente del sushi giapponese, ma anche – e soprattutto – di farlo spendendo cifre considerevoli. Basti pensare che in Giappone non esiste la formula All You Can Eat, e che una cena per due a base di sushi (per due, una cena) costa intorno ai 25-30 euro.
Un mercato alterato
Ci dispiace rovinare i vostri piani per il fine settimana ma, a meno che non abbiate prenotato il vostro pranzo o la vostra cena in un ristorante di sushi di fascia alta, sappiate che probabilmente andrete a mangiare qualche tipo di pesce finto in un locale che si professa Sushi Restaurant.
Il sushi che mangiamo in un medio All You Can Eat italiano può essere considerato, con buona probabilità, alla stregua di un Rolex falso ricoperto di wasabi. La grande differenza è che, quando tra qualche settimana smetterà di ticchettare, quell’orologio potrà essere semplicemente gettato nel cestino della spazzatura. Il fake sushi ingerito, al contrario, potrebbe (il condizionale è d’obbligo: nessun allarmismo sconclusionato) avere conseguenze disastrose per il sistema digestivo.
“Molte persone dicono: “Oh, adoro mangiare il sushi”. Ma il sushi che mangiano è davvero paragonabile ad un hamburger di McDonald’s. Quelle stesse persone non direbbero mai: “Adoro gli hamburger, quindi mangio da McDonald’s””, ha spiegato Larry Olmsted, giornalista e autore del libro Real Food/Fake Food. Una domanda sorge allora spontanea: al netto della febbre per il Giappone – alimentata da una narrazione semplicistica e a buon mercato – per quale motivo l’italiano medio preferisce mangiare un sushi fasullo ogni week end anziché accontentarsi – magari soltanto una volta al mese – di assaporare un vero sushi in un vero ristorante giapponese?