Bilan, la radio delle donne coraggiose che porta luce in Somalia

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Le onde dell’Oceano Indiano, da un lato, una spiaggia incontaminata, dall’altro, dei bambini che giocano a calcio e dei pali nella sabbia come porte. Una visione che, nell’immaginario comune, rimanda alle più iconiche fotografie dei paradisi tropicali, alle rappresentazioni patinate dei tour operator, alla collettiva concezione di pace, ma la verità è ben oltre lo sguardo. I legni che utilizzano i bambini come limite per i propri calci al pallone sono stati utilizzati, soltanto poche ore prima, dalla polizia somala per legare e fucilare alcuni detenuti condannati a morte perché accusati di essere membri dell’organizzazione terroristica Al Shabaab. Volto coperto per i fucilati e volto coperto per i fucilatori, una raffica, i corpi che rimangono legati, le teste che ciondolano, l’arrivo di un funzionario deputato all’inumazione a pochi metri dal luogo dell’esecuzione, il sangue sulla sabbia, l’arrivo dei bambini somali scalzi e con un pallone in mano.

Bilan, l’emittente radio tutta al femminile

Un racconto che sconvolge perché rivela, lontano dalla retorica e dagli stereotipi la cruda realtà della convivenza con la violenza. La potenza icastica della fotografia mette a nudo il concetto di guerra, spogliandola delle sovrastrutture ma presentandolo per quello che è: la morte che si fonde nell’innocenza senza soluzione di continuità. Il ritratto rivela però anche un’altra storia che questa volta non solo è oltre allo sguardo, ma al di là della cornice, perché ad aver portato alla ribalta delle cronache quanto avviene su una delle spiagge di Mogadiscio più frequentate dai giovani dell’ex colonia italiana è Naima Said Salah, donna, giornalista somala e membro della redazione di Bilan, un’emittente tutta al femminile che fa informazione per le donne, contro le violenze nei confronti di madri e bambini e composta da un team di reporter che, per informare sulla condizione femminile nel Paese africano, ogni giorno, rischiano la vita.

Naima Said Salah

La Somalia sta attraversando un momento cruciale della sua storia; il governo del Presidente Hassan Sheikh Mohamud oltre ad affrontare la continua minaccia dell’organizzazione qaedista Al Shabaab, che controlla ampie porzioni del territorio somalo, deve far fronte anche alla recente alleanza tra il Somaliland e l’Etiopia, oltre a una recrudescenza della pirateria lungo le coste. Il Paese, primo stato fallito della storia recente, prova, e non senza fatica, da quasi dieci anni, a ricostruire delle entità statali e a garantire un avvenire pacificato ai suoi cittadini, ma le sfide sono titaniche e non riguardano solo gli aspetti bellici ma anche quelli legati ai diritti sociali e civili e per rendersene conto basta considerare il fatto che, con più di 50 operatori dei media uccisi dal 2010, la Somalia è il luogo più pericoloso in Africa per i giornalisti e la condizione delle donne non si discosta molto da quella dell’Afghanistan dei talebani dove è stato istituzionalizzato un regime di apartheid di genere.

Fare luce sulla Somalia

Bilan, che in somalo significa “fare luce”, è il nome della testata femminile di Mogadiscio che in soli due anni di vita, appena compiuti, ha già portato alla ribalta delle cronache temi tabù nello stato del Corno d’Africa, dal tema delle mutilazioni genitali femminili all’impatto della carestia sulle madri, dalle tematiche relative alle malattie sessualmente trasmissibili all’abuso di oppiacei tra le donne somale.

E l’8 marzo di quest’anno, in occasione della festa della donna, ha inaugurato anche un canale televisivo mettendo al centro della prima puntata uno speciale relativo al periodo mestruale. “Ci sono tante storie da raccontare sulla società somala, in particolare su quello che vive la gente. I media somali si concentrano solo sulla politica e i conflitti” ha detto Fathi Mohamed Ahmed, caporedattrice di Bilan ad Arab News.

Sebbene sia sostenuta dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), la storia dell’emittente Bilan non è stata in discesa o scevra da pericoli. Minacce, attacchi contro le reporter e intimidazioni, sono all’ordine del giorno come ha spiegato al The Guardian sempre Fathi Mohamed Ahmed: “Ci troviamo di fronte ad abusi anche semplicemente perché andiamo a lavorare. La gente ci urla contro in pubblico dicendoci di tornare a casa, ma oltre alle minacce riceviamo però anche tante parole di incoraggiamento, soprattutto da donne.  Vogliamo portare le frequenze e le reporter di Bilan anche nell’entroterra, nelle aree rurali, dove la situazione è estremamente critica, ma noi non abbiamo paura”. “Bilan mette in mostra il talento delle giornaliste somale e smentisce gli stereotipi”, ha detto la giornalista di Bilan Hinda Abdi Mohamoud che poi ha proseguito dicendo: “Questa testata mi ha fornito un ambiente sicuro e protetto in cui lavorare ed è la dimostrazione di come un gruppo di giornaliste può gestire un’unità mediatica e produrre contenuti di successo”. E se ciò accade in Somalia, è più di un semplice successo professionale: è una rivoluzione sociale.

Hinda Abdi Mohamoud