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Società

“Bella Ciao” con il mitra: il canto antifascista diventa l’inno del riarmo europeo

Reinterpretazione di "Bella ciao": Gli europeisti in piazza hanno trasformato "Bella ciao", storico inno della Resistenza partigiana contro l’oppressione, in un canto a favore del riarmo e della militarizzazione, stravolgendone il significato originale.Crisi morale della sinistra: La sinistra occidentale, già lontana dai temi sociali come lavoro e sanità, compie un ulteriore passo indietro abbracciando il militarismo, passando simbolicamente "da Gramsci a Lockheed Martin" e abbandonando il pacifismo.Europa militarizzata: Leader come Von der Leyen e Scholz spingono per un’Europa armata, pronti a un confronto con la Russia, mentre il continente abbandona il suo ruolo di promotore di pace per un’immagine più bellicosa.Paradosso politico: Ex comunisti, Verdi e socialisti sostengono carri armati e leva obbligatoria, in un ribaltamento ideologico che culmina in un’Europa lontana dai suoi valori fondativi, quasi una caricatura tragicomica.Perdita della memoria storica: Svuotare "Bella ciao" del suo significato originario rappresenta un attacco alla memoria antifascista e alla cultura della sinistra, segnando la fine simbolica di un’identità storica.

È successo davvero. Non è uno sketch di Crozza né una puntata distopica di “Black Mirror – Edizione Bruxelles”. È la realtà. Gli europeisti in piazza hanno deciso che Bella ciao può essere reinterpretata come inno al riarmo. L’hanno cantata — sì, proprio quella canzone che racconta la lotta contro l’oppressione, la Resistenza partigiana, la libertà conquistata a prezzo della vita — per invocare più cannoni, più droni, più bombe. Un’operazione chirurgica al cervello collettivo, senza anestesia.

A quanto pare, alla sinistra occidentale non bastava essersi persa per strada i diritti sociali, i salari, il lavoro, la scuola, la sanità pubblica. No, ora ha deciso di fare anche harakiri morale, simbolico e culturale. È riuscita nell’impresa di trasformare Bella ciao, il canto dei partigiani, in una réclame per il complesso militare-industriale. L’ultima puntata del paradosso sinistro: da Gramsci a Lockheed Martin in tre cori.

Bella Ciao con il mitra

Cantano Bella ciao con il mitra spuntato in mano (americano, ça va sans dire), ma con l’occhietto lucido alla Macron: “Sì, bisogna essere pronti anche all’intervento armato contro la Russia”. Che, sia chiaro, è un regime criminale e aggressivo, ma da quando la sinistra invoca la guerra come risposta preferita? Ah già, da quando il pacifismo è stato declassato a reato d’opinione, e Zelensky ha assunto il ruolo di santino laico da esporre accanto alla madonnina sul cruscotto.

L’Europa, un tempo laboratorio di pace e diplomazia, oggi sembra uscita da una puntata scartata di Band of Brothers. Von der Leyen gioca a fare Churchill (senza la cicca e con un po’ meno carisma), Scholz finge di essere deciso (ma solo con le telecamere accese), e Meloni… beh, Meloni è l’unica coerente: militarista era e militarista resta, ma almeno non canta Bella ciao. Lei, almeno, quel minimo di senso del ridicolo ce l’ha.

Un carosello tragicomico

Il risultato? Un carosello tragicomico in cui ex comunisti applaudono i carri armati, i Verdi amano le armi e i socialisti vogliono la leva obbligatoria. Manca solo che rilancino la bomba atomica “equa e solidale”. E chissà, magari con etichetta bio e carbon free.

Il problema non è solo morale, è culturale. Se riesci a svuotare Bella ciao del suo significato, se riesci a farla diventare colonna sonora di un’Europa che compra cannoni invece che distribuire vaccini, che chiude i porti ma apre i depositi Nato, allora significa che sei riuscito a uccidere la memoria. Non solo la canzone. La memoria storica. L’antifascismo. La sinistra stessa.

Una mattina mi son svegliato… e ho trovato l’Europa armata fino ai denti. Applausi. Sipario. E ora tutti al Parlamento Europeo, con l’elmetto d’ordinanza. E magari una lacrimuccia di commozione, che fa sempre sinistra.

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