Una linea diretta per spazzare via tutti i tabù sul sesso. Beirut, la città più libertina del Medio Oriente, ci prova con The A Project, un numero telefonico sempre disponibile per chiedere informazioni su temi che riguardano la sessualità e che ancora imbarazzano molte donne, e anche molti uomini. Le domande più frequenti rivolate ai consulenti di The A Project, riguardano i problemi della vita quotidiana: “Perché la mia pillola contraccettiva mi ha fatto ingrassare?”, “Come posso piacere di più a mia moglie?”, “Come posso trovare un medico che però non mi giudichi?”, “Soffro di eiaculazione precoce, come posso risolvere questo problema?”.
Il successo dell’iniziativa è stato straordinario, anche perché in Libano l’educazione sessuale nelle scuole non esiste e le persone non hanno facile accesso a informazioni sulla contraccezione, sulle infezioni trasmesse sessualmente. Le ultime statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla contraccezione per il Libano riportano solo l’uso tra le donne sposate, che è al 58 per cento – e le cifre risalgono al 2004. Quindi il problema esiste. E la linea The A Project consente alle persone di chiamare in modo anonimo e porre qualsiasi domanda.
L’educazione sessuale è stata introdotta per i ragazzini dai 12 ai 14 anni in Libano nel 1995, ma è stata ritirata nel 2000 dopo critiche da parte di numerosi gruppi religiosi del paese. Secondo il libro “Deconstructing Sexuality in Middle East: Challenges and Discourses”, una fazione aveva dichiarato che i temi studiati “educavano gli studenti alla perversione”. Come hanno raccontato ad Al-Jazeera Anthony Kerbage e Elissa Abou Khalil, che gestiscono un programma di educazione all’interno del comitato permanente sulla salute sessuale e riproduttiva, in una scuola una volta è arrivata anche una denuncia da parte di un genitore che diceva che l’immagine anatomica della donna che si usava “non era appropriata”.
Il livello di conoscenza della sfera sessuale rimane così molto basso. Antony, che sta studiando all’Università Saint Joseph di Beirut, racconta che a volte i giovani non sanno neppure che il sistema riproduttivo e il sistema digestivo sono diversi. Questo perché si creano le loro idee dalla tv, attraverso le scene di sesso nei film.
The A Project non si rivolge soltanto a persone eterosessuali, ma è stato creato anche per aiutare persone transgender o genderqueer, cioè persone che considerano la loro identità di genere come una sorta di “terzo genere”, si identificano con entrambi i generi, con nessuno dei due o con una combinazione di entrambi. Rola Yasmine, uno dei co-fondatori di The A Project, ha spiegato ad Al Monitor che una delle priorità è raggiungere i gruppi emarginati, i cui corpi e sessualità sono soggetti al controllo sociale o alla condanna da parte della comunità. Le preferenze sessuali della comunità LGBT sono considerate di solito “una malattia”.
The A Project è stato realizzato sul modello dell’organizzazione indiana Tarshi che è un pioniere in consulenza sessuale telefonica. Tarshi, fondata nel 1996, con sede a New Dehli, lavora in questo campo da circa 20 anni. Il modello si è adattato perfettamente alla realtà libanese. Sara, che ha preferito usare lo pseudonimo di cui si serve per lavorare nell’associazione, racconta che una donna ha voluto cambiare la sua pillola contraccettiva perché era aumentata di peso, per questo hanno parlato anche dell’immagine del proprio corpo e di autostima. Un’altra giovane donna aveva paura di aver preso una infezione anche se aveva usato il preservativo. Quando si è scavato più in profondità, ci si è accorti che in realtà si sentiva colpevole di aver fatto sesso, racconta Sara.
Ma non basta solo il consiglio medico. Sara spiega che non bisogna impartire lezioni, ma lasciar trasparire che si è umani proprio come chi chiama. Spesso quando si parla di sesso chi sta dall’altra parte della cornetta prova vergogna, molti medici sembra che giudichino se non sei spostato, troppo giovane, troppo vecchio, trans o gay. A volte la gente vuole solo parlare. Il servizio non fornisce solo risposte, ma il compito è anche solo di ascoltare.
A Beirut esiste anche un altro centro che fornisce un servizio di consulenza anonima sulla sessualità. Il suo nome è Marsa, è aperto dal 2011 e si trova nel quartiere Hamra. Diana Abu Abbas, direttore di Marsa ha puntualizzato che è importante far riferimento a qualcuno con competenza e ricevere una risposta professionale alle domande. Questo centro ha aumentato in modo considerevole la domanda per i suoi servizi: da 30 clienti al mese nel 2011, a 250 di oggi. Produce anche opuscoli e cortometraggi sulla contraccezione, l’Hiv e l’identità transgender. Una breve clip sul sito è stata criticata come “spudorata” dai detrattori. Ma il suo slogan e anche di The A Project è proprio il contrario: “Bila hia!”, “Senza vergogna!”