Beccaria, il carcere per minori con problemi maggiori

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Non c’è pace per il carcere minorile Cesare Beccaria di Milano. Dopo lo scandalo delle violenze documentate nei mesi scorsi, che hanno portato all’arresto o alla sospensione di alcuni agenti di polizia penitenziaria, dopo le rivelazioni di una fonte rilasciate a una nostra collega, in cui si parlava di un abuso di psicofarmaci tra le mura di cemento armato, nella giornata di ieri sono state vissute ore di apprensione a causa di una rivolta. Tutto è cominciato con un allarme dato alle 15.30 dalla direzione del carcere, che ha chiesto l’intervento della Questura di Milano. In quel momento, circa 50 ragazzi si erano asserragliati nel cortile, sordi ai richiami della penitenziaria. Una situazione potenzialmente esplosiva, che è tuttavia rientrata senza danni a cose o persone.

Secondo il cappellano del carcere, don Gino Rigoldi, raggiunto dall’Ansa, la rivolta sarebbe partita a causa di un’ispezione antidroga condotta con l’ausilio di cani e il successivo ritrovamento di alcune dosi di stupefacenti in una cella. Adesso i responsabili di aver fomentato i disordini, rischiano il trasferimento.

L’episodio non fa che aggiungersi a una lista piuttosto lunga. Ora il Beccaria è sotto i riflettori, ma la situazione generale non è molto diversa altrove. Le carceri – anche quelle minorili – sono piene, gli agenti penitenziari sono pochi. In alcuni casi, la funzione rieducativa del carcere sembra venir meno, alimentando invece la sensazione che sia una sorta di approdo temporaneo per anime entrate dannate e destinate a uscire peggio. E quando si tratta di minori la cosa diventa ancora più grave.

Anche l’origine della rivolta lascia da pensare. Quello del traffico di droga all’interno delle carceri minorili è una vera e propria piaga. Pensare che proprio lì dove i ragazzi e le ragazze dovrebbero recidere i legami con la delinquenza, circolino invece sostanze stupefacenti introdotte chissà da chi e chissà come, è quanto meno avvilente.

Come suggerito da don Ettore Cannavera, intervistato da Sara Cariglia per InsideOver, la soluzione dev’essere politica. E non sarebbe una cattiva idea organizzare delle ispezioni a sorpresa, per rendersi davvero conto della situazione all’interno delle mura e, se possibile, scongiurare che episodi come quello di ieri diventino la norma.