Il Bangladesh è scosso da violente proteste. Le autorità hanno diramato un livello di allerta di massima sicurezza in tutto il Paese. A Dacca, la capitale, è in corso un blackout quasi totale di internet, mentre le linee telefoniche sono fuori uso. Che cosa sta succedendo?
Tutto è iniziato due settimane fa, quando gli studenti dell’Università di Dacca hanno manifestato il loro dissenso contro il sistema di quote degli impieghi pubblici, che dal 1972 assegna il 30% dei posti di lavoro governativi ai familiari dei reduci dalla Guerra di Indipendenza dal Pakistan (1971).
Tale sistema era stato congelato nel 2018, dopo alcune prime feroce proteste. Lo scorso giugno, tuttavia, l’Alta corte del Bangladesh lo ha reintrodotto. E perché è partita una nuova levata di scudi? Semplice: in Bangladesh gli impieghi nel settore pubblico sono ben pagati e dunque particolarmente ambiti.
La frustrazione degli studenti ha raggiunto il limite, complice anche la crisi economica che da anni attanaglia il Paese. Laureati, giovani e giovanissimi, devono infatti fare i conti con le quote di incarichi assegnati di diritto, e sostengono che questo sistema sia discriminatorio. La loro richiesta? Un reclutamento basato sul merito. Gli organizzatori della protesta hanno fatto sapere che imporranno “una chiusura totale” in tutto il Bangladesh, fatta eccezione per i servizi essenziali.

La rivolta degli studenti
Il primo ministro Sheikh Hasina è apparso in rete, mercoledì sera, invitando alla calma dopo giorni di violente contestazioni che hanno causato almeno 19 morti, forse molti di più, e centinaia di feriti.
In tutta risposta diverse migliaia di manifestanti hanno preso d’assalto l’emittente statale BTV, vandalizzando i mobili e incendiando alcune stanze. Le trasmissioni sono state interrotte, così come le lezioni in qualsiasi scuola o università del Paese.
Le proteste, alle quali hanno partecipato decine e decine di migliaia di persone, sono iniziate alla fine del mese scorso, anche se le tensioni sono aumentate lunedì, quando gli studenti attivisti dell’Università di Dacca si sono scontrati con la polizia e i contro-manifestanti sostenuti dal partito Awami League, al potere.
Ulteriori scontri sono andati in scena anche nei giorni seguenti. Il governo ha schierato militari e paramilitari a pattugliare le strade, e la tensione è alle stelle. Hasina ha condannato le morti dei manifestanti definendole “omicidi”, ma le sue parole sono state ampiamente criticate dagli organizzatori delle proteste, che hanno anche rifiutato le offerte di colloqui del governo. “Il governo ha ucciso così tante persone in un giorno che nelle attuali circostanze non possiamo partecipare ad alcuna discussione”, ha dichiarato Nahid Iqbal, uno dei leader della protesta anti quota.
Un’economia da rivedere
In sostanza, i manifestanti vogliono abolire il sistema delle quote, che a loro dire è discriminatorio e avvantaggerebbe i sostenitori dell’Awami League di Hasina. Anche se le opportunità di lavoro sono aumentate in alcune parti del settore privato, molte persone preferiscono i lavori governativi perché sono considerati più stabili e redditizi.
C’è solo un problema: non ce ne sono abbastanza per tutti. Già, perché ogni anno circa 400mila laureati competono per circa 3mila lavori nell’esame per la pubblica amministrazione. Dal canto suo Hasina ha difeso il sistema delle quote, affermando che i veterani meritano il massimo rispetto per il loro contributo alla guerra, indipendentemente dalla loro affiliazione politica.

Le proteste hanno acceso i riflettori sulle crepe nella governance e nell’economia nazionale, aggravata dalla pandemia di Covid-19 e dalle vidcende internazionali. Certo, l’economia del Paese è in crescita ma il Bangladesh non riesce a creare posti di lavoro, tanto meno di qualità.
Gran parte del successo di Dacca, infatti, deriva dall’industrializzazione ad alta intensità di manodopera e orientata all’esportazione, per lo più di vestiti. Il Paese vanta il più grande settore manifatturiero (come quota del pil) nell’Asia meridionale.
Basti pensare che nel 2023 le esportazioni di abbigliamento da questo Paese hanno raggiunto un traguardo storico, toccando quasi i 47 miliardi di dollari, e superando di circa il 10,27% il precedente record stabilito nel 2022. Ma i giovani sognano ben altro per il loro futuro.

