“Mollo tutto e me ne vado in Australia“: un adagio che regge almeno dall’ultimo Dopoguerra. Un luogo paradisiaco, dalla natura selvaggia e dallo Stato funzionante, ai confini del mondo ma comunque nel mondo. Tutta la bellezza della vita lenta combinata all’efficienza made in Uk. Nelle ultime ore, tuttavia, l’Australia sembra essere l’elogio della follia. Sabato mattina, in un centro commerciale di Sidney, un uomo ha ucciso sei persone in un agguato apparentemente senza movente e senza senso. Un ragazzone di 40 anni, di bell’aspetto, maglietta e calzoncini, ha accoltellato a casaccio sei persone inermi compresi una mamma e la sua neonata. Il sospetto di terrorismo, che non manca mai di questi tempi: ma Joel Cauchi, il nome dell’assalitore, non ha nulla a che fare con Isis e simili. L’uomo era già noto alle forze dell’ordine e alle agenzie sanitarie sin dall’età di 17 anni, quando gli venne diagnosticata la schizofrenia. Ma nel corso delle indagini, nuovi dettagli sarebbero emersi sulla sua vita: l’uomo, dichiaratamente omosessuale, aveva pubblicato diversi annunci su siti di escort online. Una doppia vita da gigolò di notte e insegnante di inglese di giorno. Numerose passioni, tra cui i viaggi e il surf. Poi, la trasformazione in killer spietato che lo ha portato a essere freddato da un’agente.
Sempre Sidney, due giorni dopo. Nuovo attacco a coltellate. L’agguato è avvenuto in una chiesa di Wakeley, dove l’aggressore si è scagliato contro il vescovo Mar Mari Emmanuel che stava pronunciando un sermone in diretta streaming. Il video dell’aggressione è stato quindi condiviso sui social media. Il vescovo Emmanuel è stato accoltellato insieme ad alcuni fedeli durante la messa nella chiesa di Christ The Good Shepherd, nel Sud-Ovest di Sydney. Quattro le persone rimaste ferite nell’attacco, tutte ricoverate per ferite da taglio. Fortunatamente nessun morto. Escludendo alcun collegamento fra le due cose, da quel poco che sappiamo il vescovo (che appartiene a una setta conservatrice assiro-ortodossa) pare aver assunto posizioni molto conservatrici rispetto ai diritti delle persone Lgbtq+ e complottiste rispetto alla pandemia da Covid-19.
A questo si aggiunge la notizia, trapelata nelle ultime ore, di un sedicenne arrestato per un accoltellamento che ha provocato la morte di un altro adolescente. Il quadro peggiora se si guarda al mondo femminile: alla fine dello scorso anno, le statistiche australiane denunciavano una crisi nazionale di “violenza domestica sulle donne” con un record di 64 femminicidi nel 2023.
“Paradise beach” si chiamava una serie tv degli anni Novanta, che raccontava la jeunesse dorée dei giovani surfisti australiani tra amori, lavoro, onde e futuro radioso. Oggi quel paradiso sembra non solo perduto, ma capovolto e “il futuro di una volta sembra non esserci più”. Ripetiamo la domanda: cosa sta accadendo in Australia? Forse la risposta più corretta è che non dovremmo chiedercelo. Joker ci ha insegnato che si può ridere e sorridere anche avendo il caos in testa. Perché mai un Paradiso come l’Australia dovrebbe essere esente dalle umane sciagure? Vivere non è mai stato semplice per i poveri mortali, anche per quelli che hanno vissuto nell’agio: non avremmo altrimenti avuto regine pazze e sovrani depressi (e viceversa). Ognuno sta solo sul cuor della terra, ci ricorda Quasimodo. Ognuno combatte da solo le proprie battaglie, e non è detto che le vinca. Quella con sé stessi, con ciò che si è ma soprattutto con ciò che si voleva diventare. Quello che ci circonda, bersagliati come siamo da cattive notizie e pessimi consiglieri, ci lascia sempre più soli. Non tutti sanno chiedere aiuto, non tutti sanno tollerare. In questo caos tutto sembra valere: vendere se stessi, abbandonare, uccidere quando non si condivide un’idea, negare che la terra sia tonda.
Niente giustifica la mano che toglie la vita a un innocente. Ma la mal’aria va sempre indagata. E se anche l’Australia è perduta, urge chiedersi come e perché.