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L’assassino della piccola Zainab Ansari, violentata e uccisa in Pakistan a soli sette anni, ha ora un nome. Imran Ali, 24 anni, residente nella città di Kasur (Punjab), avrebbe ammesso di aver stuprato, strangolato e abbandonato in una discarica il cadavere della bambina. Il suo DNA combacerebbe con quello rinvenuto sulla scena del delitto. Secondo un funzionario della polizia distrettuale, Zulfikar Hameed, l’arrestato sarebbe un vicino di casa della famiglia, alcune televisoni locali sostengono invece si tratti di un parente della bambina anche se i genitori della piccola vittima smentiscono questa ipotesi.

Il caso, estremamente violento, aveva scosso l’opinione pubblica pakistana e mobilitato centinaia di migliaia di persone nelle piazze del Paese, in particolare a Lahore, capitale del Punjab. La polizia è stata accusata di non aver fatto abbastanza per le ricerche di Zainab, rapita vicino a casa mentre i genitori erano in pellegrinaggio in Arabia Saudita. Il cadavere venne ritrovato soltanto cinque giorni dopo, abbandonato in una fogna. La città di Kasur si è riscoperta “capitale” delle violenze sui minori in Pakistan. 12 casi di stupro e omicidio di bambine soltanto nel 2017.





Il distretto di Kasur era già finito in uno scandalo simile quando, nel 2015 una banda di 25 uomini fu accusata di aver ricattato decine di bambini e di aver realizzato video pedopornografici tra il 2009 e il 2014. Tra i membri del gruppo di pedofili, diversi appartenevano a famiglie benestanti con legami all’interno delle alte sfere di potere.

 Alcuni manifestanti rimasero uccisi negli scontri con la polizia scatenatisi dopo il ritrovamento del corpo martoriato di Zainab. A fomentare la rabbia della folla anche alcuni esponenti dell’islamismo radicale. In Pakistan le elezioni si avvicinano e il caso di Zainab è stato visto da molti come un banco di prova per il governo uscente.

Le indagini sono state meticolose, circa 1150 DNA diversi sono stati individuati sulla scena del crimine. La polizia pakistana sospetta che Imran Ali non abbia agito da solo, per questo per settimane ha tentato di rintracciare persone i cui geni combaciassero con quelli rinvenuti. Un sospettato è stato ucciso durante le operazioni, mentre continua la ricerca di un terzo pedofilo noto con il solo nome di Mudasir.

Giovedì il governo provinciale ha rimosso il capo dell’unità che stava indagando sul caso di Zainab, sostituendolo con un altro ufficiale di polizia.

Intanto non si placa l’indignazione e la paura nella città di Kasur. “Dopo quello che è successo a Zainab non lasciamo più uscire le nostre figlie, siamo terrorizzati e temiamo seriamente per la loro incolumità” ha detto un vicino di casa della famiglia Ansari intervistato della CNN. In molti sospettano che la notizia dell’arresto sia soltanto una trovata del governo per mettere a tacere le proteste. “Sono preoccupato per questo sistema, che mia figlia avrebbe potuto essere salvata”, ha detto il padre della vittima “Le mancate azioni delle autorità, il loro disinteresse e la mancanza di aiuto hanno portato alla morte di mia figlia”.

Lo scorso anno vi sono stati 1764 casi di abusi verso i minori in tutto il Pakistan. Di questi, circa il 62% (1089 episodi) si sono registrati nella provincia del Punjab. Nel 2016 il numero totale di abusi era di 4139, con 11 nuovi casi registrati ogni giorno. Una piaga senza fine che il governo sta tentando di arginare in ogni modo, con scarsi risultati.

L’ospedale pediatrico di Lahore ospita, primo in tutto il Sud-Est Asiatico, una unità specifica per la protezione dei minori. Ma rimane al momento un unicum nel panorama pakistano. “L’educazione sessuale rimane un tabù. Nessuno ne discute seriamente e non esiste un meccanismo per insegnare agli adulti ad essere genitori responsabili. Il contesto islamico e il sistema familiare congiunto negano l’esistenza di questi problemi”. A parlare è stato ad AsiaNews il dottor Zafar presidente di un’organizzazione che si occupa di contrastare l’abuso e l’abbandono di minori e che in tutto il Paese organizza corsi di formazione sulla protezione dei bambini.

Hina Jilani, avvocato ed esperta dei diritti umani, all’agenzia AsiaNews ha affermato che “la protezione dei minori è più importante della lotta al terrorismo”. L’attivista, insieme ad altre associazioni per la tutela dei minori ha chiesto a gran voce che venga creata un’agenda politica per contrastare questo fenomeno dilagante. “Non sarà di nessun aiuto l’isteria che porta a bloccare le strade e attaccare gli edifici del governo e della polizia. Bisogna creare una task-force speciale, bisogna proibire i matrimoni minorili e le punizioni all’interno delle scuole. Alle prossime elezioni tutti i partiti dovranno affrontare questa tematica.”

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