Benché avesse attutito il primo impatto della pandemia in modo esemplare sotto il punto di vista sanitario, era chiaro sin da subito che l’Argentina avrebbe avuto i problemi maggiori con l’arrivo della stagione fredda e delle temperature che permettono una sopravvivenza più lunga nell’ambiente del patogeno. E purtroppo questa nefasta profezia, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters, si è vista realizzata, con il gigante sudamericano che nella giornata di domenica 13 luglio ha sfondato quota 100mila contagiati. Non sono state infatti sufficienti le misure restrittive messe in campo nell’agglomerato di Buenos Aires per frenare la diffusione del Covid-19, che adesso più che mai sta mettendo a dura prova il sistema sanitario argentino, evidenziando le difficoltà causate da lunghissimi anni di tagli al settore. E in questo scenario, le conseguenze rischiano di non limitarsi “semplicemente” alla salute dei cittadini: è la stessa economia e stabilità sociale dell’Argentina ad essere messa a dura prova, considerando anche le incombenti scadenze per la restituzione dei debiti contratti a livello internazionale (e che Buenos Aires, facilmente, non restituirà).

Crescono i contagi nella capitale

Dopo l’allentamento delle restrizioni dello scorso mese di maggio, a fine giugno la città di Buenos Aires ha reintrodotto le misure di lockdown a causa di una nuova e ingente crescita delle infezioni che hanno messo in crisi l’assistenza sanitaria. Tuttavia, l’introduzione delle misure non è stata sufficiente a rallentare – almeno sino a questo momento – il numero delle infezioni, provocando solamente una dura risposta da parte della popolazione della capitale, scesa in piazza in segno di protesta contro la decisione del primo cittadino e del governo argentino.

Nonostante la quota di contagi giornalieri che si è più volte avvicinata a tremila unità, la principale preoccupazione degli argentini risiede attualmente nella possibilità che l’economia reale subisca un colpo più duro del previsto, mettendo letteralmente per strada intere famiglie a causa della perdita dei posti di lavoro. In uno scenario che, unito alle complessità attuali del Paese nel far fronte agli impegni internazionali di ristrutturazione del debito, assomiglia sempre di più a quello che portò al collasso di Buenos Aires di inizio secolo – cui memoria è ancora viva nei ricordi della popolazione sudamericana.

Argentina, recessione perenne e crisi del debito

Anche in assenza della pandemia di coronavirus, le stime per Buenos Aires per questo 2020 erano tutt’altro che buone, col Paese che aveva già messo in conto una contrazione della propria economia per il terzo anno di fila. Con l’arrivo del coronavirus, però, la situazione è ulteriormente peggiorata, impedendo al Paese di far fronte alla restituzione del debito di 65miliardi di dollari contratto con le istituzioni internazionali.

Dopo aver allungato le scadenze dichiarando di fatto un default parziale, il governo peronista ha già dichiarato di voler ridiscutere un nuovo piano di restituzione a causa della possibilità – sempre più certa – di non riuscire a restituire nemmeno le scadenze per il mese di luglio. In una situazione che, purtroppo, aggrava ulteriormente il posizionamento a livello internazionale di Buenos Aires.

La popolazione è allo stremo

Le misure di austerità messe in atto negli ultimi anni, la contrazione della spesa pubblica e l’alto livello di disoccupazione del Paese hanno lentamente sfinito la popolazione argentina, che da troppi anni vede l’uscita dal tunnel della crisi economica allontanarsi sempre di più. L’aumento delle famiglie sotto alla soglia di povertà è cresciuto e la stessa economia reale – che in questi anni era stata parzialmente risparmiata – rischia questa volta di non dimostrarsi abbastanza resistente. In questa situazione, dunque, appare evidente come il contrasto tra popolo e governo sia destinato a crescere nei prossimi mesi, aumentando di conseguenza anche le stesse difficoltà che sta attraversando il Paese. Condannando l’Argentina, purtroppo, ad una nuova stagione di gravissima instabilità sociale e finanziaria.

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