Martedì 23 aprile sono iniziate le proteste delle università pubbliche argentine dopo che il governo del presidente Javier Milei ha dichiarato tagli al bilancio in 56 università pubbliche di tutto il Paese. Le nuove decisioni mettono a rischio la sopravvivenza delle università, che hanno organizzato assemblee e lezioni in strada per denunciare la difficile situazione che stanno attraversando gli atenei, privati di fondi che ne garantiscano la sopravvivenza.
La manifestazione nazionale della scorsa settimana è stata organizzata dai sindacati dei docenti e dei lavoratori universitari insieme a organizzazioni studentesche per la difesa dell’università pubblica. Le proteste si sono svolte poco dopo la ripresa delle attività scolastiche in seguito alle vacanze estive, che in Argentina si estendono da Natale a febbraio. Buenos Aires è stata il fulcro delle manifestazioni, dove si sono recati migliaia di professori e studenti provenienti da tutto il Paese.
L’Argentina è un Paese molto orgoglioso del sistema di istruzione universitaria, considerata una delle istituzioni di maggior prestigio, perciò il fervore delle proteste. Qui l’università è pubblica e totalmente gratuita, non è previsto il pagamento di tasse o iscrizioni. Nell’ultimo secolo è stata il principale strumento di mobilità sociale del Paese e ha garantito il progresso dello stesso. La reazione ai tagli era prevedibile.
Sembra però esserci un motivo ideologico per cui i tagli sono stati attuati anche nei confronti delle università. Milei le ha infatti definite rifugio del socialismo, sostenendo che al loro interno si attui l’indottrinamento degli studenti.
Persino la UBA, la più grande università del Paese, ha dichiarato di essere in una condizione di emergenza a causa della mancanza di fondi. Il budget prorogato della UBA è di 121 milioni di pesos, ma la maggior parte di questi fondi servono a pagare gli stipendi dei docenti e del personale non docente, mentre ciò che rimane è destinato a spese di gestione. La UBA ha dichiarato che il budget assegnato è diminuito dell’80%. Di conseguenza sono calati anche i salari dei dipendenti, che hanno perso il 36% del loro potere di acquisto a causa dell’inflazione. Inoltre, sono state sospese le borse di studio. Per fronteggiare i tagli, l’UBA ha anche sottolineato che, come molte altre università del Paese, ha dovuto attuare misure drastiche come lo spegnimento dell’aria condizionata e dell’illuminazione in aule, uffici e in tutti gli spazi dove è sufficiente la luce diurna, limitando anche l’uso degli ascensori. La situazione si è riversata anche su sei ospedali universitari che ospitano più di mezzo milione di pazienti l’anno.
Queste proteste, però, fanno parte di un filone iniziato a dicembre 2023 e che continuerà ancora per molto.
I danni del Governo Milei
Javier Milei è un economista libertario radicale salito al potere il 10 dicembre 2023. La sua vittoria alle elezioni è dovuta in gran parte alla promessa di un drammatico sconvolgimento della agonizzante situazione economica argentina, tra inflazione e povertà diffusa.
L’inflazione interannuale ha raggiunto il 288%, un dato che il governo Milei non si aspettava quando ha deciso di prorogare al 2024 il bilancio statale del 2023, al fine di riequilibrare i conti pubblici. La situazione in Argentina è infatti piuttosto critica. In piena crisi economica, i cittadini hanno difficoltà a reperire del cibo e qualcuno ricorre persino al baratto.
A peggiorare questa condizione, che ha trascinato quasi il 60% della popolazione sotto la soglia della povertà, la svalutazione del peso argentino di oltre il 50% attuata da Milei subito dopo la sua elezione. Poi l’inflazione è aumentata ulteriormente, il tasso più alto tra i Paesi dell’America Latina. Secondo i dati ufficiali, il costo del gas è quasi raddoppiato, come i prezzi dei generi alimentari e i costi della sanità.
Ad un mese dalle sue elezioni, Milei ha annunciato un decreto di emergenza che ha sancito l’inizio delle proteste. Il decreto, infatti, prevede una serie di misure economiche come la privatizzazione delle aziende statali, il taglio dei diritti dei lavoratori, tra cui il congedo di maternità. Ha anche modificato le leggi sull’affitto delle case e sulla proprietà fondiaria per consentire investimenti esteri e annullato i limiti sulle esportazioni. Il piano “motosega”, come è stato definito, è una terapia d’urto che per ora ha portato solo paragoni tra il presidente argentino e gli ex presidenti degli Stati Uniti e del Brasile, Donald Trump e Jair Bolsonaro. Le sue azioni sono state definite dittatoriali e lui un monarca assoluto.
Prima delle proteste universitarie, Milei aveva annunciato il raggiungimento dell’obbiettivo del deficit zero, proprio grazie ai tagli attuati. Questi tagli, però, li pagano i cittadini. Infatti, nei primi tre mesi del 2024 i salari hanno perso in media il 20% del potere di acquisto e le pensioni sono diminuite del 37%. A pagare caro sono anche i settori più deboli, privati dei sussidi di cui avrebbero bisogno. Si prevede un secondo sciopero generale il 9 maggio, organizzato dalle centrali sindacali contro il governo.
Le aspettative nei confronti degli elettori di Milei erano che mettesse fine all’inflazione, ma i cittadini si sono ritrovati a subire tagli anche all’istruzione pubblica. Quest’ultimo affronto è diventato solo un pretesto per protestare contro il malcontento diffuso per le politiche di Milei. Nonostante ciò, il sostegno nei confronti di Milei rimane ampio. Da recenti sondaggi sull’opinione pubblica si evince che la maggioranza degli argentini continua a sostenere l’attuale presidente. Alla fine di febbraio il suo indice di gradimento era al 52%, superando quello di qualsiasi altro politico nazionale.
Le scelte politiche ed economiche di Milei sono controverse e gli esperti concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali che hanno condotto a queste tendenze potrebbero provocare una recessione. Sostengono inoltre che questi tagli incessanti potrebbero soffocare la crescita economica. Il divario tra il tasso di cambio ufficiale peso-dollaro e il tasso del mercato nero utilizzato dalla maggior parte degli argentini è da tener conto. Le azioni di Milei potrebbero istituire un’ulteriore svalutazione inflazionistica della valuta in futuro.