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Un’applicazione scaricabile sul cellulare attraverso cui ricevere assistenza medica da remoto, cliniche senza personale dove poter acquistare farmaci e richiedere consulenze, robot che aiutano i medici i carne e ossa a effettuare diagnosi sui pazienti. Non è fantascienza. Queste sono le ultime innovazioni tecnologiche utilizzate dalla Cina per cercare di migliorare il proprio sistema sanitario, e che verranno sviluppate ulteriormente da qui ai prossimi anni al fine di ottenere risultati sempre migliori. Già, perché il sistema sanitario cinese viaggia su due binari paralleli, perché se le grandi città hanno ospedali e centri di cura di primissima fascia, nella cosiddetta periferia dell’ex Impero di Mezzo ci sono poche strutture e non attrezzate a dovere. Megalopoli come Pechino e Shanghai ospitano un ospedale all’avanguardia circa ogni 550 mila persone, ma nella parte occidentale della Cina questo rapporto scende rovinosamente a uno ogni 2,5 milioni di abitanti. Come se non bastasse, i migliori ospedali del Paese soffrono di gravi problemi di sovraffollamento, dal momento che i medici sono presi di assalto da un enorme numero di pazienti affetti da malattie di routine, accanto a persone con patologie più gravi.

Gli ospedali cinesi

In Cina gli ospedali sono organizzati secondo un sistema a tre livelli, ognuno dei quali indica la capacità che una struttura ha nel fornire assistenza e cure mediche. In base a questo troviamo istituti ospedalieri primari, secondari e terziari. Gli ospedali primari sono centri municipali dotati di meno di 100 posti letto e forniscono cure preventive e minima assistenza; i secondari sono affiliati a un distretto o a una contea di medie dimensioni, hanno più di 100 posti letto ma meno di 500, e garantiscono ai pazienti servizi sanitari completi. Gli ultimi, ovvero gli ospedali terziari, sono ospedali a livello cittadino, provinciale o nazionale, hanno oltre 500 posti letto e forniscono servizi sanitari specialistici. I pazienti affetti da malattie non gravi dovrebbero rivolgersi a ospedali di livello base, ma preferiscono invece affidarsi subito a quelli specializzati provocando seri disagi al personale sanitario. Dobbiamo inoltre sottolineare che gli ospedali citati rientrano tra i cosiddetti ospedali pubblici: questi si mantengono economicamente grazie ai soldi guadagnati con medicine e trattamenti. In certi casi, soprattutto nella periferia cinese, certi istituti sono portati a operare anche quando non servirebbe e vendere più medicinali del dovuto.

La app Good Doctor

Per snellire le pratiche sanitarie la piattaforma sanitaria Ping An Good Doctor ha testato un nuovo modello sanitario denominato Internet Hospital. Questo, come suggerisce la parola, fa affidamento alla tecnologia internet per fornire servizi medici sicuri e adeguati ai pazienti che cercano consulti. Ovviamente i servizi forniti sono collegati a istituzioni mediche riconosciute. Detto ciò, il meccanismo è semplice quanto utile: i pazienti scaricano Good Doctor, un’applicazione ila cui affiliazione costa dai 70 ai 280 dollari all’anno. Il prezzo varia a seconda delle consultazioni mediche che si vogliono ricevere: quanto più sono specialistiche, più il prezzo aumenta. Gli addetti ricevono e filtrano le mail ricevute dai pazienti abbonati per poi provvedere a dare loro una risposta.

Un business redditizio

Secondo alcuni calcoli riportati da Bloomberg questo particolare business potrebbe crescere fino a toccare i 198 miliardi di yuan da qui al 2026, raggiungendo un giro 11 volte più grande rispetto al 2006. La Cina è ben contenta di accogliere nuove imprese in questo campo, perché grazie al loro contributo la sanità pubblica potrebbe presto tornare a respirare. Certo, il cyberspazio limita l’azione dei medici, che non possono fornire ai pazienti una iniziale diagnosi online ma solo offrire consultazioni e prescrizioni di follow-up. Così facendo, spera Pechino, molti pazienti smetteranno di prendere d’assalto gli ospedali. Questo nuovo modello di Internet Hospital può aiutare gli ospedali a risolvere problemi come l’assenza negli appuntamenti ambulatoriali, superare i vincoli geografici ed espandere la portata del servizio ospedaliero.

Le One-minute Clinics

Accanto all’applicazione Good Doctor, la stessa piattaforma ha testato cliniche senza personale che si affidano all’intelligenza artificiale. Si chiamano One-minute Clinics, e provvedono a collegare i pazienti con un medico del team interno di Ping An Good Doctor. Per il momento l’azienda ha collocato le sue cliniche istantanee in 8 province, tra cui l’area di Wuzhen, poco distante da Shanghai, e ha firmato contratto di servizio per circa 1000 unità, fornendo così servizi sanitari a oltre 3 milioni di utenti. Queste cliniche forniscono consulenze per migliaia di malattie comuni, rispondono all’istante e sono dotate di un altissimo livello di precisione. Le stesse cliniche hanno anche un centinaio di farmaci pronti per ogni evenienza. All’interno delle One-minute Clinics, il dottore cibernetico (questo è virtuale, a differenza di quanto accade con la app, in cui il paziente comunica con medici in carne e ossa) raccoglie i sintomi del cittadino e provvede a elaborare un suggerimento diagnostico preliminare. In un secondo momento un medico reale entra in contatto con il paziente per fornirgli raccomandazioni supplementari e garantire l’accuratezza del processo di consultazione.

Xiao Yi, il robot medico

Un altro progetto alquanto ambizioso, nato dalla partnership tra l’azienda biotecnologica iFlyTek e l’Università Tsinghua di Pechino, riguarda l’introduzione di personale medico robotico all’interno degli ospedali. Qualche anno fa i ricercatori avevano creato Xiao Yi, un robot che era riuscito a superare gli esami necessari per ricoprire la mansione di medico. L’automa assomiglia a un uomo ma ha un grande schermo al posto del torace; il suo obiettivo sarà quello di aiutare i colleghi in carne e ossa a ottenere le più accurate diagnosi cliniche. Xiao Yi doveva diventare operativo nel 2018, ma restano ancora diversi aspetti da affinare prima di arruolarlo a tutti gli effetti negli ospedali cinesi. Il robot conosce un sacco di nozioni ma deve prima imparare a muoversi nelle corsie.





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