L’intera città di Wuhan, una megalopoli cinese che conta circa 11 milioni di abitanti, cioè più della Lombardia, è in quarantena. Le autorità locali hanno adottato la drastica decisione di isolare l’agglomerato, bloccando ogni servizio pubblico. L’epidemia di coronavirus che sta mettendo in ginocchio la Cina è partita proprio da qui, da un mercato del pesce ora chiuso, nel quale, fino a poche settimane fa, si vendevano anche animali vivi.

Dal quartier generale di Wuhan per il controllo e il contrasto dell’epidemia è stato diffuso un comunicato chiaro e inequivocabile. A partire dalle dieci del 23 gennaio 2020 (le tre di notte in Italia) e fino a data da destinarsi, sono sospese le corse degli autobus, anche quelle di lunga percorrenza, della metropolitana e dei traghetti; chiusi pure l’aeroporto e la stazione ferroviaria.

I cittadini cinesi sono stati invitati a non lasciare la città né tanto meno recarvisi, se non in casi speciali e di stretta necessità. Cancellati, inoltre, tutti gli eventi all’aperto indetti nella città in vista del Capodanno cinese del prossimo 25 gennaio.

La strategia di Pechino è quella di frenare la diffusione del contagio, che ormai ha però toccato decine di province. Come riporta Cgtn, si sono registrati casi nel Sichuan, nello Yunnan, nel Fujian, nello Henan, a Chongqing, nel Guandong. E ancora, per citare solo qualche altro luogo, nello Hubei, a Shanghai e persino a Pechino.

All’estero ci sono stati casi di pazienti infetti negli Stati Uniti, in Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Australia, Filippine, Hong Kong e Macao.

Dopo Wuhan, le autorità hanno deciso di mettere in quarantena anche la città di Huanggang, un centro che conta sei milioni di abitanti diffusi su un’area di 17.453 chilometri quadrati.

Le disposizioni sono sempre le stesse: trasporti pubblici sospesi e cittadini invitati a non lasciare il polo urbano. Stando a quanto riferito da Reuters, tutti i veicoli che vanno e vengono da Huanggang verranno controllati. Chiusi anche i luoghi culturali, turistici e di intrattenimento.

Ricordiamo che Wuhan e Huanggang si trovano entrambe nella provincia dello Hubei e sono separate da un fiume. In totale, ospitano circa 18 milioni di persone. Tutte isolate.

Benzina sul fuoco

L’Organizzazione Mondiale della Sanità deve ancora decidere se dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale. Nel frattempo ha elogiato il governo cinese: “Le misure prese da Pechino sono impagabili”.

È già un bel passo avanti se pensiamo a come le stesse autorità dell’ex Impero di Mezzo gestirono, a cavallo tra il 2002 e il 2003, l’epidemia della Sars, tra bugie e scarsa collaborazione.

Il sindaco di Wuhan ha parlato all’emittente televisiva statale China Central Television dicendo di tenersi alla larga dalla città:

Suggeriamo a tutti di non venire. Ridurre il flusso di persone diminuirà la possibilità che il virus si diffonda

Il vice ministro Li Bin, della Commissione sanitaria nazionale cinese, ha detto durante una conferenza stampa che esiste “la possibilità di una mutazione virale” del virus e di una sua “ulteriore diffusione”.

Altra benzina sul fuoco, insomma, a pochi giorni dal citato Capodanno cinese, una delle festività più importanti del Paese che spingerà centinaia di milioni di persone a spostarsi per ricongiungersi con le rispettive famiglie. Il rischio contagio, a quel punto, salirà alle stelle. E non solo per la Cina, visto che molti cinesi partiranno anche dall’Europa per raggiungere i loro cari e prendersi una breve vacanza.

Uno scenario apocalittico

I bollettini ufficiali di Pechino parlano di quasi 600 contagi e 17 morti (questi ultimi tutti nello Hubei). I dati, in continuo aumento e impossibili da aggiornare in tempo reale, potrebbero tuttavia non essere esatti. Secondo l’Imperial College di Londra, i numeri forniti dalla Cina in merito ai contagi non starebbero né in cielo né in terra; stando ad alcune stime, al 18 gennaio i casi sarebbero stati infatti ben 4mila e non qualche centinaio come dichiarato dal Partito comunista cinese.

In ogni caso, non si conoscono le cause scatenanti del virus – adesso alcuni scienziati pensano che potrebbero essere i serpenti – anche se è stato appurato che il contagio può trasmettersi da uomo a uomo.

Tornando a Wuhan, lo scenario è quasi apocalittico. Nel tentativo di scoraggiare le persone a viaggiare e contenere la diffusione della malattia, le autorità della provincia dello Hubei hanno chiuso alcuni incroci autostradali della regione.

L’isolamento totale della città sta iniziando a causare i primi disagi tra la popolazione, anche se le autorità hanno emesso un secondo comunicato per rassicurare gli animi: “Wuhan ha sufficienti riserve di materie prime, cibo e dispositivi di protezione medica. I cittadini non devono essere presi dal panico né accumulare beni”. Sul web sono tuttavia circolate immagini poco confortanti di supermercati e negozi presi letteralmente d’assalto.

Eppure, per la sua conformazione e per alcuni aspetti caratteristici, Wuhan ospita tutti gli ingredienti per un’epidemia perfetta. Lo ha spiegato nel dettaglio al Wall Street Journal, Michael Osterholm, direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota: “È una città densamente popolata, con numerosi mercati di animali vivi dove si mescolano persone, maiali, pipistrelli o altri mammiferi potenzialmente infetti”.

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