Ancora una notte di sangue in Nicaragua, dove da alcuni giorni è in corso un principio di guerra civile. Un giornalista è stato colpito da un proiettile durante una diretta Facebook: appena il tempo di descrivere le proteste in corso a Bluefields, nella costa caraibica a sud del Paese, quando si vede il corpo di Ángel Gahona, reporter de El Meridiano, cadere a terra in un lago di sangue. Il bilancio delle vittime è pesantissimo: più di 30 morti nei primi tre giorni di proteste secondo quanto riporta la stampa locale. I sampietrini sollevati dalle strade diventano armi, la polizia non esita ad aprire il fuoco contro i manifestanti che chiedono il blocco della riforma pensionistica voluta dal presidente Daniel Ortega.

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Le violenze si stanno allargando a macchia d’olio. Il Centro nicaraguense per i diritti umani parla di 67 feriti, 43 dispersi e 20 persone arrestate. Nella capitale Managua la scritta “Fuori la dittatura” compare sui monumenti che omaggiano il movimento sandinista. Le fiamme bruciano Léon, s’infrangono le vetrate dei palazzi istituzionali a Estelí, Matagalpa, Jinotepe, Granada. Dal balcone di piazza San Pietro Papa Francesco ha lanciato un appello alla pace. “Sono preoccupato per quanto sta accadendo in questi giorni in Nicaragua, dove, in seguito a una protesta sociale, si sono verificati scontri, che hanno causato anche alcune vittime”. Il pontefice al Regina Caeli ha aggiunto: “Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a quell’amato Paese e mi unisco ai Vescovi nel chiedere che cessi ogni violenza, si eviti un inutile spargimento di sangue e le questioni aperte siano risolte pacificamente e con senso di responsabilità”. Dopo cinque giorni in cui il Nicaragua è messo a ferro e fuoco, il Papa venuto dalla fine del mondo, ha provato a rendere questo paese più visibile agli occhi dell’Occidente.

“Davanti all’Uca, l’Universidad Centroamericana che ha sede a Managua, stanno avvenendo gli scontri più duri. La polizia ha a disposizione un arsenale di armi mentre i giovani che stanno manifestando delle fionde. Siamo come Davide contro Golia” racconta Jessica, 32enne, tra gli aderenti alla mobilitazione. “Ci sono continue rappresaglie di una violenza inaudita, speriamo di cuore che l’attenzione dei media internazionali si faccia sempre più forte” aggiunge Francisco.

Il governo continua a difendere la sua riforma previdenziale che punta ad aumentare le tasse del 5% e a ridurre le pensioni pur di sanare il malandato bilancio dello Stato. Un provvedimento che ha fatto da innesco alla protesta. Il malessere sociale è esploso nel secondo paese più povero dell’America Latina. Dopo aver cercato di minimizzare la situazione, il presidente Ortega è apparso in televisione dichiarando di essere disposto a negoziare affinché “non ci sia più terrore per le famiglie nicaraguensi”. La sua fedele compagna di vita e di avventura politica, la moglie nonché vicepresidente Rosario Murillo, ha definito gli avvenimenti “crudeli” e dichiarato che “le proposte non sono chiuse, siamo aperti a discuterne”. Una liturgia della rassicurazione che s’infrange non appena la potente coppia presidenziale puntualizza che al tavolo dei negoziati siederanno solo gli imprenditori. Altra rabbia si rovescia nelle piazze, tra la gente, con i pensionati e gli studenti che chiedono maggiori diritti: “Abbiamo perso la paura. Non siamo disposti a rinunciare alla libertà del nostro Nicaragua”.

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