Nella mappa dei contagi da coronavirus, la Corea del Nord in tutti questi mesi ha rappresentato un vero e proprio buco nero: nessun caso segnalato, nessuna vittima, nessuna situazione particolare da segnalare. E questo nonostante la vicinanza con la Cina, Paese da cui tra dicembre e gennaio è partita l’epidemia, e con la Corea del Sud, lì dove a marzo si è sviluppato uno dei primi focolai al di fuori dei confini cinesi. Adesso invece la situazione sembra variare: anche il governo di Pyongyang ha parlato di un primo caso di sospetta positività per un suo cittadino. Contestualmente, il leader Kim Jong Un ha presieduto una riunione dei vertici del partito per proclamare “l’allerta massima” dovuta al pericolo di diffusione del coronavirus.

Il primo caso sospetto

L’ufficializzazione del primo caso di positività al coronavirus in Corea del Nord, anche se ancora si parla in realtà di “sospetta positività”, è stata data direttamente da fonti vicine al governo. In particolare, l’agenzia Kcna ha parlato di un soggetto con sintomi ricollegabili a quelli del Covid-19 individuato ed isolato. Un annuncio che potrebbe portare anche a non poche tensioni politiche: infatti, la persona in questione sarebbe un esule scappato in Corea del Sud almeno tre anni fa e rientrato illegalmente lo scorso 19 luglio. Per tal motivo, come si è appreso sempre da fonti vicine alle autorità nordcoreane, tutti gli agenti di frontiera operanti nella zona demilitarizzata di confine, lì dove sarebbe avvenuto l’ingresso illegale del soggetto contagiato, sono stati posti in quarantena. Allo stesso tempo, nella città di Kaesong sarebbe state fatte scattare drastiche misure di contenimento del contagio.

L’annuncio del primo caso è arrivato quasi a sorpresa: dalla Corea del Nord non si sono mai avute notizie sull’andamento dell’epidemia. Un segnale quest’ultimo che più volte dalle autorità locali è stato descritto come indicativo del fatto che il virus nel Paese non aveva ancora preso piede, mentre a livello internazionale molti osservatori hanno ipotizzato una situazione sanitaria più delicata del previsto ma nascosta dai media. Difficile adesso capire se l’annuncio possa corrispondere o meno ad una nuova stagione comunicativa da parte delle autorità nordcoreane sul fronte coronavirus.

Lo stato d’allerta

Ma non è stata soltanto l’ufficializzazione del primo caso a far accendere i riflettori sulla Corea del Nord a riguardo della presenza del virus. Sempre l’agenzia Kcna ha confermato infatti lo svolgimento di una riunione tenutasi a Pyongyang tra i massimi esponenti del Partito Comunista. All’ordine del giorno la proclamazione dello stato d’allerta voluta dallo stesso leader Kim Jong Un, una misura che mira ad alzare il livello di attenzione in tutto il territorio nordcoreano. Forse è proprio questa decisione a destare una maggiore curiosità a livello internazionale, essa infatti potrebbe essere l’ammissione che anche in Corea del Nord la situazione non sia tranquilla sul fronte coronavirus a dispetto invece di quanto dichiarato fino ad oggi.

Di certo, con le notizie trapelate nelle ultime ore quel buco nero nella mappa sulla diffusione globale dei contagi adesso non c’è più: a prescindere dalla veridicità o meno di tutte le novità giunte da Pyongyang, c’è di certo il fatto che ufficialmente anche la Corea del Nord è preoccupata dal Covid.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME