La notizia della mattinata, anche sui siti d’informazione italiani, è quella delle violente aggressioni avvenute ieri sera ad Amsterdam ai danni dei tifosi israeliani, dopo la gara di Europa League tra Ajax e Maccabi Tel Aviv. Dieci sostenitori della squadra ospite sono stati feriti, e le autorità olandesi parlano di 57 arresti complessivi. Il governo israeliano ha inviato aerei cargo per recuperare i propri concittadini e l’ex-Primo Ministro Naftali Bennett ha denunciato con un video su X le aggressioni, aggiungendo in un secondo post che quello avvenuto ad Amsterdam sarebbe un “pogrom pianificato”.
Ma il contesto in cui queste gravi violenze si sono verificate è molto più ampio e, almeno in queste prime ore, largamente ignorato da molti media. Le tensioni prima della partita erano state molto forti, gruppi pro-Palestina avevano deciso di organizzare una protesta contro la presenza israeliana fin dentro la Johan Cruijff Arena, ma la sindaca Femke Halsema aveva vietato la manifestazione, spostandola in un’altra zona della città. Nelle ore precedenti l’incontro, per le strade di Amsterdam si erano visti dei graffiti che recitavano “I sostenitori del genocidio non sono i benvenuti”.
Tensioni anche nei mesi scorsi
Simili tensioni non sono una novità, negli incontri internazionali dei club e delle selezioni israeliane. Lo scorso marzo c’era stata una piccola contestazione da parte della Curva Fiesole della Fiorentina, in occasione della gara di Conference League contro il Maccabi Haifa. A maggio c’erano state manifestazioni contro la gara di calcio femminile tra Scozia e Israele a Glasgow, e durante l’incontro un manifestante pro-Palestina era entrato in campo incatenandosi al palo di una porta, indossando una maglia con su scritto “Cartellino rosso per Israele”. Un corteo molto partecipato si è tenuto a Udine il 14 ottobre, prima di Italia-Israele di Nations League, e negli scorsi giorni degli attivisti pro-Palestina hanno occupato gli uffici della Federcalcio francese per contestare l’imminente gara tra i Bleus e la nazionale israeliana.
Il tesissimo clima pre-partita ad Amsterdam
Quanto ad Ajax-Maccabi Tel Aviv, il clima pre-partita era esasperato in maniera ben più seria di qualche graffito. Diversi video che stanno circolando online mostrano provocazioni e aggressioni condotte anche da parte dei tifosi del Maccabi Tel Aviv, a partire da un coro “Morte agli arabi” cantato sulle scale mobili di una zona centrale di Amsterdam. Altri mostrano i sostenitori israeliani intenti a strappare bandiere palestinesi esposte fuori da alcune case, aggredire persone in strada e intonare altri cori anti-arabi o inneggianti al massacro nella Striscia di Gaza. Dentro allo stadio, prima del fischio d’inizio, i fan del Maccabi hanno anche fischiato il minuto di silenzio per le vittime dell’alluvione di Valencia, in una contestazione rivolta in generale alla Spagna per il suo supporto alla causa palestinese.
Nulla di sorprendente, in realtà, per chi conosce il mondo ultras in Israele: la tifoseria del Maccabi Tel Aviv – i Maccabi Fanatics – è ritenuta una delle più radicalmente schierate verso l’estrema destra nel paese, alla pari della famigerata Familia del Beitar Gerusalemme. Nel 2014, i Fanatics costrinsero un giocatore della loro squadra, l’arabo-israeliano Maharan Radi, a lasciare il club a forza di insulti razzisti. Lo scorso marzo avevano già fatto discutere per l’aggressione commessa durante una trasferta di coppa ad Atene, ai danni di una persona che aveva una bandiera palestinese. Si tratta della seconda tifoseria più numerosa del paese, diventata negli anni sempre più vicina al Likud di Netanyahu, ma molto criticata anche in patria per i suoi comportamenti razzisti e violenti.

