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Società

Amadeus e l’irresistibile fascino delle polemiche sul nulla

Lo schema è quello classico: l’indiscrezione, il rumore di sottofondo che si fa sempre più forte; le seconde indiscrezioni; i commenti dei commentatori; la notizia ufficiale; i retroscena che valgono più della notizia ufficiale; altri commenti di altri commentatori; e...

Lo schema è quello classico: l’indiscrezione, il rumore di sottofondo che si fa sempre più forte; le seconde indiscrezioni; i commenti dei commentatori; la notizia ufficiale; i retroscena che valgono più della notizia ufficiale; altri commenti di altri commentatori; e ricomincia la giostra. Altro giro, altra corsa.

Se ne farà una ragione Amedeo Umberto Rita Sebastiani, in arte Amadeus, se tra qualche giorno il trend delle ricerche via internet che lo riguardano subirà una leggera flessione al ribasso, ma le regole dello spettacolo sono spietate, e lui le conosce bene. Chissà se anche chi in questi giorni ha dato tanto fiato alle trombe riuscirà a farsene una ragione o se piuttosto non troverà altra paglia per alimentare un fuoco che nemmeno scalda.

Il dubbio viene, soprattutto quando una notizia che potrebbe esaurire la sua forza propulsiva nel giro di qualche giorno viene invece tenuta in vita con un accanimento terapeutico che con il giornalismo ha poco a che fare, ma che sconfina nel gossip. D’accordo, che Amadeus lasci Mamma Rai è certamente notizia degna di attenzione. Il fatto che approdi a Nove – porto sicuro per altri “big” del servizio pubblico come Fabio Fazio – anche, ma poi basta.

In un periodo come quello che stiamo vivendo, con una guerra alle porte di casa che ogni giorno sembra sull’orlo di degenerare in una guerra mondiale, con l’estate in arrivo e gli immancabili tormentoni da spiaggia che intaseranno i canali radiofonici, dei paventati intrighi che si nascondono dietro la defezione di Amadeus dal servizio pubblico ne faremmo volentieri a meno. Intrighi smentiti peraltro da lui stesso con un video, ripreso subito dopo da un comunicato di Viale Mazzini. Un rapporto di lavoro che finisce e un altro che comincia. Sic et simpliciter.

Ma no. Del maiale non si butta via niente, si dice. E questo vale anche nel giornalismo con la g minuscola: la notizia, o presunta tale, va spolpata. E poi si passa a rosicchiare l’osso. Ecco allora che l’addio di Amadeus, come si legge sull’Huffington Post, diventa una questione politica “TeleMeloni non riesce a trattenere Amadeus” e “Il PD porta il caso in Vigilanza, la Rai come Alitalia”. Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire.

Davvero un milionario che cambia lavoro (e diventerà ancora più milionario) può diventare una delle notizie più cliccate degli ultimi giorni? Si, in Italia questo è possibile. Ma se qualcuno si stesse davvero preoccupando per le sorti della Rai, non temete. La tv pubblica gode di ottima salute. Non è morta con l’addio di Fazio e della Littizzetto e nemmeno con quello della Berlinguer o dell’Annunziata. Sopravvivrà anche stavolta. E ad un Amadeus che se ne va, ne subentrerà un altro. E un altro ancora. The show must go on.

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