Il World Food Programme lancia l’allarme: rischio interruzione del flusso di assistenza alimentare per almeno sei operazioni critiche entro la fine di quest’anno. Le informazioni contenute nel nuovo rapporto dell’agenzia Onu – “A lifeline at risk” -rilevano che oltre 13 milioni dei beneficiari degli aiuti alimentari consegnati dal più grande programma umanitario del mondo potrebbero essere tagliati fuori dalle linee di sostentamento e cadere dai “livelli di fame di crisi“, classificata come Ipc3, ai livelli di emergenza, classificati come Ipc4.
La Direttrice Esecutiva del programma umanitario delle Nazioni Unite riferisce che “il mondo sta affrontando una crescente ondata di fame acuta che minaccia milioni di persone tra le più vulnerabili, e i fondi necessari per aiutarci a rispondere si stanno esaurendo“, aggiungendo come “ogni taglio alle razioni significa che un bambino va a letto affamato, una madre salta un pasto o una famiglia perde il sostegno di cui ha bisogno per sopravvivere. Il filo dell’assistenza vitale che sostiene milioni di persone viene tagliato davanti ai nostri occhi“.
Stando a quanto riferito dal rapporto “A lifeline at risk: Food assistance at breaking point“, la previsione di una riduzioni dell’assistenza alimentare in tutte le sue operazioni minaccia di portare 13,7 milioni di persone a un livello di emergenza alimentare.
L’aumento previsto tiene conto solo dell’impatto dei tagli all’assistenza del Wfo sulle persone che attualmente ricevono supporto, non di altri fattori che potrebbero avere un impatto sull’insicurezza alimentare. Senza risorse aggiuntive, spiegano i responsabili del programma, milioni di persone “vulnerabili potrebbero rimanere senza assistenza alimentare salvavita, in un momento in cui la fame globale ha raggiunto livelli record“.
Sei operazioni critiche a rischio
Le operazioni attualmente a rischio sono in Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Somalia, Sud Sudan e Sudan, e stanno tutte affrontando gravi interruzioni che minacciano di peggiorare entro la fine del 2025.
I tagli alle razioni e la riduzione del numero di persone assistite stanno colpendo le comunità devastate da conflitti, sfollamenti e shock climatici, in particolare bambini, donne, rifugiati e sfollati interni.
L’Afghanistan ha registrato riduzioni drastiche, con l’assistenza che raggiunge meno del 10 per cento delle persone in condizioni di insicurezza alimentare, nonostante i crescenti tassi di malnutrizione. La Repubblica Democratica del Congo sta affrontando livelli record di fame; questo mese il Wfp ha ridotto la sua assistenza a 600.000 persone, rispetto ai 2,3 milioni previsti, con una possibile interruzione completa del servizio entro febbraio 2026. Ad Haiti, i programmi di pasti caldi sono già stati interrotti e le famiglie ricevono metà delle razioni mensili standard del programma delle Nazione Uniti.
In Somalia il supporto è stato ripetutamente ridotto, a novembre 2025 saranno solo 350.000 i beneficiari, rispetto ai 2,2 milioni di un anno fa. In Sud Sudan, tutti i beneficiari dell’assistenza del programma attualmente ricevono una razione ridotta, che sarà priva di alcuni generi alimentari a partire da ottobre, con l’esaurimento delle scorte nazionali.
In Sudan il Wfp attualmente supporta quattro milioni di persone affamate al mese; nonostante l’operazione significativa, sono complessivamente 25 milioni le persone – metà della popolazione totale – alle prese con una grave insicurezza alimentare in tutto il paese. Anche la preparazione, fondamentale per gestire la risposta alle crisi, ne ha risentito. Per la prima volta dal 2016, il Wfp non dispone di scorte di emergenza per la stagione degli uragani ad Haiti, e non ha cibo preposizionato in Afghanistan in previsione dell’inverno.
Fame record, risorse in calo
La fame nel mondo ha raggiunto livelli record, con 319 milioni di persone che affrontano una grave insicurezza alimentare, di cui 44 milioni in condizioni di fame di emergenza (Ipc4). Due carestie si sono verificate contemporaneamente, in Sudan e Gaza. Altrettanto preoccupante è il fatto che il numero di persone classificate come in carestia, sull’orlo della carestia o a livelli catastrofici di fame (Ipc5) sia raddoppiato in soli due anni, raggiungendo 1,4 milioni di persone.
La situazione dei finanziamenti del Wfp non è mai stata così critica. L’agenzia prevede di ricevere il 40 per cento in meno di finanziamenti per il 2025. Il budget previsto è di 6,4 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 10 miliardi di dollari del 2024.
“Il divario tra ciò che il WFP deve fare e ciò che possiamo permetterci di fare non è mai stato così grande“, spiega la direttrice del programma. “Rischiamo di perdere decenni di progressi nella lotta contro la fame. Non si tratta solo di paesi travolti da gravi emergenze. Anche i progressi duramente ottenuti nella regione del Sahel, dove 500.000 persone sono uscite dalla dipendenza dagli aiuti grazie a programmi integrati di assistenza alimentare e resilienza, potrebbero presto essere vanificati senza un sostegno continuo“.
Il Wpf chiede un’azione urgente
L’impatto dei tagli si sta manifestando in maniera diversa nelle varie operazioni del WFP, ma una cosa rimane costante: il WFP rimane impegnato a fornire assistenza alimentare nei luoghi con più fame nel mondo.
“Il WFP continuerà a tenere i riflettori accesi su tutti i 319 milioni di persone che affrontano un’insicurezza alimentare acuta nel mondo, non solo su quanti pensiamo di poter sfamare con i fondi raccolti“, sottolinea il vertice e i portavoce del programma, ribadendo come “il danno devastante causato dai tagli all’assistenza alimentare non solo minaccia vite umane, ma rischia anche di minare la stabilità e alimentare sfollamenti e sconvolgimenti sociali ed economici più ampi. Un’assistenza alimentare rapida ed efficace è un baluardo fondamentale contro il caos nei paesi che già faticano a reagire“.
Ciò che viene richiesto, in conclusione, è una risposta efficace alla crisi alimentare globale richiede uno sforzo collettivo. Un’azione che coinvolga governi, società civile locale, donatori del settore pubblico e privato e attori umanitari. Per questo il programma della Nazioni Unite fa appello a tutte le parti coinvolte affinché facciano ogni sforzo per sostenere programmi vitali per la sicurezza alimentare.
Il World Food Programme delle Nazioni Unite, l’agenzia Onu World Food Programme, è considera la più grande organizzazione umanitaria al mondo impegnata a salvare vite nelle emergenze e la cui assistenza alimentare vuole costruire un percorso di pace, stabilità e prosperità per quanti si stanno riprendendo da conflitti, disastri e dall’impatto del cambiamento climatico, ha avvertito oggi che sei delle sue operazioni umanitarie più critiche subiranno gravi interruzioni entro la fine dell’anno, mettendo a rischio altre vite umane, a causa dell’esaurimento dei finanziamenti umanitari globali.