Dalla Flamingo Revolution al movimento degli studenti: il sistema Rama si difende con la violenza

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«Da Tirana arrivano scene apocalittiche. Forze speciali sul terreno, proiettili di gomma contro i minorenni. Picchiano la gente a caso, non solo i manifestanti in gruppo». A parlare è Roana Harito, albanese della diaspora che vive e lavora in Italia da 34 anni. «Avrei voluto far visita a mia mamma il prossimo giovedì, ma lei mi ha pregata di non andare. Ci sono spesso scontri dalle parti di casa nostra e se andassi, lei sarebbe in ansia. Mi ha detto di aspettare. La situazione è piuttosto tesa». La  madre di Roana vive a Tirana, in un’area non lontana da Piazza Skënderbeg — luogo simbolo della fine del regime comunista — e dal Boulevard Dëshmorët e Kombit, che congiunge il centro cittadino con la zona dell’Università. La maestosa arteria — scandita da palazzi governativi in stile razionalista e caratterizzata dalla presenza della piramide dedicata al dittatore Enver Hoxha — è stata per decenni il palcoscenico del regime che vi teneva le proprie sfilate militari e i raduni di propaganda del partito, per poi diventare lo scenario delle oceaniche e drammatiche manifestazioni che ne hanno determinato il crollo. Oggi è tornata ad essere il teatro dei violenti scontri e delle proteste antigovernative che stanno travolgendo il Paese dopo mesi di mobilitazioni pacifiche conosciute come Flamingo revolution, il movimento sorto in opposizione al megaprogetto di sviluppo turistico nell’area protetta di Zvërnec e sull’isola di Sazan, voluto dal genero di Donald Trump, Jared Kushner. 

Corruzione e carovita nel mirino dei giovani

La mobilitazione nata da istanze ecologiste ha progressivamente assunto il carattere di una denuncia contro la corruzione sistemica, il carovita, la mancanza di prospettive per le giovani generazioni in un Paese con un’economia in espansione, ma anche con una quota significativa di popolazione a rischio povertà. Lo slogan della rivoluzione dei fenicotteri «Albania is not for sale» — che esprime l’opposizione a una ristretta oligarchia economico-finanziaria, le cui mire affaristiche potrebbero estromettere le comunità dai propri territori — si è presto saldato con l’altro grido di protesta, «Rama, dimettiti», indirizzato al premier albanese, in carica dal 2013 e accusato di connivenza con le élite. Verso la fine di maggio, l’inizio dei lavori nel paesaggio protetto di Vjosa-Narta, l’ultimo sistema deltizio intatto del Mediterraneo — avvio reso possibile dagli emendamenti alla Legge sulle aree protette e dalla Legge sugli investitori strategici — aveva suscitato le proteste degli ambientalisti. Da allora, le manifestazioni pacifiche non si sono più fermate.

Fino al fatidico 13 ottobre, giorno in cui l’ingresso massiccio degli studenti delle scuole superiori e delle università ha fatto sì che la vertenza ecologista sfociasse nella più grave crisi sociale e politica dalla caduta del regime comunista, segnata da mobilitazioni violente e dalla dura reazione delle forze dell’ordine che hanno usato gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma contro i manifestanti.

«Una generazione derisa e calpestata»

A cosa si deve il cambiamento prodottosi nella Flamingo Revolution? Secondo Entenela Ndrevataj, attivista cresciuta all’interno deicollettivi femministi e ambientalisti, le ragioni sono diverse ma tutte radicate nel profondo malcontento dei giovani albanesi, alimentato da precarietà economica, corruzione, disuguaglianze e carenza di servizi pubblici. A questo si aggiunge il vuoto lasciato dall’emigrazione di amici e coetanei. Cresciuti quasi interamente sotto il governo Rama — oggi al suo quarto mandato —, molti giovani si sentono esclusi, svalutati e privi di prospettive. Una condizione che l’attivista lega alle conseguenze estreme del capitalismo, con il potere economico concentrato nelle mani di pochi e i giovani costretti a lottare per arrivare a fine mese. «Questa generazione si sente derisa, sottovalutata, calpestata e incompresa. I giovani vengono etichettati come persone prive di pensiero politico, pigre e dipendenti dal telefono, e trattati quasi come automi. Questo disprezzo deriva in parte dal loro rifiuto di sottomettersi all’autorità e al sistema costituito», afferma Entenela.

La loro frustrazione si traduce ora in un’azione concreta contro la repressione, in sintonia con quanto accade alla generazione Z in altri Paesi. L’attivista denuncia violenze della polizia e afferma di aver assistito ad arresti di minorenni nei bar, all’uso di spray al peperoncino contro persone ferme e a spintoni contro giornalisti. Racconta inoltre di aver visto agenti colpire un ragazzo alla testa con un manganello e lasciarlo a terra. «Nell’arco di una settimana, ci è stato riferito che sono stati effettuati oltre 500 arresti, perlopiù di minorenni, e che le persone arrestate hanno subito violenze estreme da parte della polizia», sostiene la ragazza.

Il premier inasprisce la linea

E che Rama abbia adottato una linea più dura emerge anche dalle stesse dichiarazioni del premier. Il capo del governo — secondo quanto riportato da Balkan Insight — ha avvertito che i giovani che hanno preso parte alle proteste saranno soggetti a sanzioni finanziarie e amministrative, mentre le famiglie dei minori saranno ritenute responsabili dei danni provocati, una misura per certi versi simile a quella voluta dalla Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, in risposta ai disordini scoppiati di recente a Milano.

Nei giorni scorsi, anche gli insegnanti albanesi si sono uniti alle proteste, marciando verso la sede del Primo Ministro per chiedere la fine delle violenze della polizia e una risposta chiara alle richieste dei dimostranti, descritti dal premier come estremisti manipolati da potenze straniere. Rama ha definito le mobilitazioni come una minaccia al processo di integrazione europea dell’Albania e al suo obiettivo di aderire all’Unione entro il 2030. Ha inoltre difeso con fermezza l’operato della polizia, nonostante le accuse di uso sproporzionato della forza contro i manifestanti, promettendo agli agenti un bonus di 2.500 euro. La tensione è cresciuta al punto da investire anche il Parlamento, dove giovedì scorso si sono verificati scontri tra maggioranza e opposizione. I deputati contrari al governo hanno tentato di interrompere una seduta, lanciando oggetti e strappando i microfoni dalle scrivanie dei colleghi della maggioranza. Diversi esponenti dell’opposizione hanno inoltre mostrato immagini di studenti feriti dalla polizia durante le proteste nella capitale.

La stretta repressiva ha suscitato reazioni anche all’estero: l’eurodeputata olandese Tineke Strik dei Verdi, a capo di una missione d’inchiesta in Albania, ha accusato Rama di aver alimentato la violenza ignorando mesi di proteste pacifiche e di aver cercato di imporre a tappe forzate il progetto del resort legato a Kushner per eludere i futuri vincoli ambientali dell’UE. Per Bruxelles, l’avanzamento dei negoziati resta subordinato al rispetto dello Stato di diritto, inclusa l’indipendenza delle indagini sulla condotta della polizia, la tutela dei diritti dei fermati e il contrasto alla corruzione. Oltreoceano, la deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha rivolto un invito al governo albanese affinché «riduca le tensioni, ponga fine alla violenta repressione dei manifestanti e rispetti la libertà di espressione degli albanesi». 

Il sistema Rama sotto accusa

Secondo quanto riportato dal Tirana Times, la crisi ha aperto profonde crepe all’interno dello stesso Partito Socialista al governo, con figure di primo piano ed ex ministri che chiedono le dimissioni di Rama, mentre l’opposizione e oltre 141 docenti universitari propongono un governo ad interim per condurre il Paese a nuove elezioni. È l’epilogo auspicato dai manifestanti per porre fine al sistema di poteri coordinato da Rama, accusato di aver ridotto le istituzioni democratiche a strumenti al servizio di oligarchie economiche e reti criminali. La sequela di scandali e casi di corruzione è lunga e ormai nota, grazie al lavoro della Spak, la Procura speciale anticorruzione: dall’incriminazione dell’ex vicepremier e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia Belinda Balluku, accusata di aver manipolato le procedure di gare pubbliche per favorire imprese vicine al governo, aggiudicatarie di grandi appalti; fino al recente caso di Vlora Hyseni, direttrice dei servizi segreti, sospesa dall’incarico e posta agli arresti domiciliari per presunto asservimento degli apparati di intelligence a reti criminali private; passando per l’arresto del sindaco di Tirana, Erion Veliaj, considerato il pupillo di Rama, in attesa di processo per i reati di corruzione, riciclaggio e abuso d’ufficio. Episodi gravi sullo sfondo di una capitale che sembra preda di una sorta di bulimia urbana e turistica, con uno skyline sempre più avveniristico e, al contempo, fasce sempre più ampie di popolazione che vengono estromesse dalla città a causa dell’alto costo della vita.

La visione di Ypi e le speranze dei giovani in piazza

In un suo intervento scritto all’indomani dell’avvio della Flamingo revolution, la filosofa albanese Lea Ypi — autrice del memoir Libera: Diventare grandi alla fine della storia, in cui ripercorre la propria crescita nell’Albania a cavallo tra dittatura comunista e transizione al capitalismo — ha sostenuto che al Paese serve un cambiamento di sistema, non una semplice sostituzione delle persone al potere. L’obiettivo, secondo la studiosa, deve essere il passaggio dall’oligarchia a una democrazia sociale: la corruzione è infatti una conseguenza della subordinazione della politica al potere economico, non la causa della crisi. Nelle sue riflessioni, Ypi si augura che la rabbia dei giovani si trasformi in un’alternativa politica. Un desiderio che risuona anche nelle parole di Entenela la quale, non limitandosi alla richiesta di dimissioni di Rama — rivendicazione non negoziabile, sottolinea — e auspicando la fine di un sistema di potere concentrato nelle mani dei due partiti maggiori, traccia con le sue parole un nuovo orizzonte: «Se da un lato i giovani sono indignati per le ingiustizie che si sono perpetuate in tutti questi anni, dall’altro nutrono una grande speranza di poter cambiare in meglio il panorama politico del paese. A muoverli è l’amore, un elemento centrale di questa protesta, nella quale tutti si prendono cura gli uni degli altri». 

Fonti

https://balkaninsight.com/2026/10/20/albanian-pm-rama-steps-up-rhetoric-against-student-protesters/bi

https://www.theguardian.com/world/video/2026/oct/22/scuffle-breaks-out-in-albanian-parliament-over-student-protests-video

https://www.theguardian.com/world/2026/oct/19/albania-accused-of-rushing-through-trump-linked-resort-in-formerly-protected-landscape

https://lespresso.it/c/mondo/2026/6/16/tirana-protesta-resort-kushner-governo-rama-corruzione/62678

https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/jun/08/albania-jared-kushner-protests-europe