L’epidemia di Coronavirus è il problema principale di questi mesi ma, come in un effetto domino, la pandemia sta causando anche un’incredibile serie di problematiche correlate che intaccano il mondo economico, quello lavorativo e quello sanitario. Il Covid-19 appare sempre più il coperchio del vaso di Pandora che, una volta rimosso, sta facendo scaturire una serie continua di minacce e rischi per la collettività tanto che, di giorno in giorno, vengono diramati dalle organizzazioni internazionali dei nuovi e allarmanti report che mettono in allerta sui danni collaterali che l’infezione dettata dal Sars-Cov2 potrebbe provocare nel breve termine.

L’ultimo preoccupante comunicato, in merito alle conseguenze dettate dalla malattia, è quello diffuso lunedì 10 maggio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Unaids che informa sul fatto che ”un’interruzione di sei mesi delle terapie antiretrovirali potrebbe portare a più di 500mila morti in più, per malattie legate all’AIDS, inclusa la tubercolosi, nell’Africa sub-sahariana, nel 2020-2021”. Un grido d’allarme che invita ad agire in fretta per evitare una catastrofe. Il quotidiano francese Le Monde aggiunge che un’interruzione o anche una diminuzione delle campagne di prevenzione e dell’accesso alle cure, dovuta all’emergenza coronavirus, potrebbe cancellare i progressi compiuti negli ultimi 10 anni nella lotta alla Sindrome da immunodeficienza acquisita e riportare la situazione al livello del 2008 quando i morti nella regione sub-sahariana dovuti all’AIDS furono 950mila. Stando alle previsioni, nel 2021, si registrerebbero il doppio dei decessi legati all’AIDS rispetto a quest’anno e andrebbero perduti anche i risultati raggiunti nella prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio che hanno portato, dal 2010 al 2018, a una diminuzione del numero dei bambini infetti del 43%, passando da 250.000 a 140.000. ”Se non si trova una maniera per intervenire con le cure e la distribuzione dei farmaci”- informa il quotidiano transalpino-” le infezioni infantili potrebbero aumentare del 37% in Mozambico, del 78% in Malawi e Zimbabwe e del 104% in Uganda”.

“La terribile prospettiva di mezzo milione di persone in Africa che muoiono di malattie legate all’AIDS significa tornare indietro nella storia”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, che poi ha aggiunto: “Dobbiamo leggere questi dati come un campanello d’allarme che ci porti a trovare dei modi per sostenere tutti i servizi sanitari vitali. Per quanto concerne l’HIV, alcuni paesi stanno già adottando misure importanti, ad esempio garantendo che le persone possano ricevere pacchetti contenenti i trattamenti, compresi i kit di auto-test, dai punti di consegna, alleggerendo in questo modo la pressione sui servizi sanitari e sul personale medico che lavora nelle strutture ospedaliere. Dobbiamo inoltre garantire che le forniture globali di test e trattamenti continuino a fluire verso i paesi che ne hanno bisogno “.

Questa previsione è nata da uno studio condotto da cinque team di ricercatori che hanno analizzato differenti scenari che si presenterebbero in caso di interruzione delle cure. In virtù del fatto che la sospensione dei trattamenti antiretrovirali aumenta la carica virale con conseguenze impattanti sia sulla salute delle persone ammalate, sia sulle possibilità di trasmissione del virus, i ricercatori hanno stimato che un’interruzione delle terapie per sei mesi, in Arica sub-saharina, provocherebbe dai 470mila ai 673mila decessi correlati all’AIDS. Una sospensione di tre mesi avrebbe un impatto ridotto ma comunque significativo sull’incremento delle morti e anche interruzioni sporadiche avrebbero comunque delle gravi conseguenze perché una sospensione delle forniture delle terapie potrebbe generare una resistenza ai farmaci da parte del virus e sul lungo termine, in Africa, questa situazione potrebbe dar vita a problematiche estremamente serie. È in virtù di questo studio che Winnie Byanyima, direttore esecutivo di UNAIDS, attraverso il comunicato diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è espresso con toni perentori e lapidari sulla questione: ””La pandemia COVID-19 non deve essere una scusa per deviare gli investimenti dal lotta contro l’HIV. Esiste il rischio che i duri sforzi fatti sino d’ora nella lotta all’AIDS vengano sacrificati nella lotta contro il COVID-19, ma diritto alla salute significa che nessuna malattia venga combattuta a spese di un’ altra”.

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