Dopo anni di severissime restrizioni per le donne, il regime talebano in Afghanistan ha iniziato ad applicare nuove regole anche agli uomini. Benché fossero già presenti delle regole per ambo i sessi nelle leggi in vigore nel Paese da quanto i Talebani hanno preso il potere tre anni fa, la loro severa applicazione era obbligata prevalentemente per donne. Generalmente, gli uomini nei centri urbani erano liberi di comportarsi come più aggradava loro. Nelle ultime settimane, invece, anche uomini stanno affrontando la repressione della polizia morale, con detenzioni fino a tre giorni per infrazioni religiose. Si tratta delle leggi promulgate a fine agosto, le stesse che imponevano alle donne il divieto di utilizzare la propria voce. Quest’ultima è qualcosa di troppo “intimo”, per questo non è loro consentito loro cantare, leggere ad alta voce o fare discorsi pubblici.
Per gli uomini questi provvedimenti includono il divieto di tagliare la barba, di imitare i non musulmani nell’aspetto e nel comportamento, evitando di indossare jeans o adottare tagli di capelli contrari alla legge islamica, quindi occidentali. Ma anche l’obbligo di coprire il capo e l’aumento dei controlli sulla frequenza alla moschea. Agli uomini è inoltre proibito guardare le donne che non siano loro mogli o parenti. A tutti, indistintamente, è invece vietato ascoltare o suonare musica.
Il compendio di 114 pagine e 35 articoli presentato dai Talebani elenca nuovi e vecchi divieti, come l’obbligo di indossare il burqa per le donne, presente da maggio 2022, o il divieto per gli uomini di indossare pantaloni che arrivano sopra al ginocchio.
Viene proibita anche la pubblicazione sui media locali di foto e immagini di qualsiasi essere vivente, comprese persone e animali. Quest’ultimo si lega al divieto di riprodurre visi di esseri umani nell’arte e quindi con la proibizione dell’idolatria e con la convinzione che la raffigurazione delle cose viventi sostituisca il potere creativo, che è attribuibile solo a Dio. Un divieto simile era già presente nel Paese durante il primo regime, tra il 1996 e il 2001, quando era vietato riprodurre immagini di esseri viventi sui giornali e in tv.
Allo stesso modo è vietata la condivisione nei media di “contenuti contrari alla Sharia e alla religione” oppure che “umiliano i musulmani”. Con i non musulmani è vietato stringere rapporti di amicizia, sia per gli uomini sia per le donne.
Ad ogni modo, rispetto alle regole che impediscono di condurre una vita dignitosa alle donne, si potrebbe dire che si tratta di piccole restrizioni. Alle donne viene infatti impedito di frequentare la scuola secondaria, di svolgere qualsiasi tipo di lavoro retribuito, ma anche di passeggiare da sole nei parchi pubblici, frequentare palestre o saloni di bellezza. Per questo le donne continuano a protestare nonostante i gravi rischi per la loro sicurezza a cui sono costantemente esposte.
Le pene previste
Le nuove leggi concedono alla polizia morale di trattenere i sospettati fino a tre giorni e nei casi più gravi, come ad esempio nel caso di chi reitera la mancata preghiera in moschea, i colpevoli potranno essere processati e condannati in base alla loro applicazione, e quindi interpretazione, della legge islamica della sharia.
Oltre a multe e pene detentive, i colpevoli delle infrazioni più gravi potrebbero incorrere alla condanna alla fustigazione o alla morte per lapidazione, come nel caso dell’adulterio, ma sono puniti severamente anche l’omosessualità, il gioco d’azzardo, i combattimenti tra animali. Negli ultimi tre anni, secondo quanto affermato da un portavoce del ministero, i funzionari del ministero hanno arrestato più di 13mila persone per “atti immorali”.
Ciò che rappresenta una novità è il raggruppamento di tutte le leggi in un unico codice, rappresentando la prima proclamazione ufficiale delle leggi sui “vizi e le virtù” sotto la nuova amministrazione talebana. Questa volta, “vi assicuriamo che questa legge islamica sarà di grande aiuto nella promozione della virtù e nell’eliminazione del vizio”, aveva affermato il portavoce del ministero, Maulvi Abdul Ghafar Farooq.
Tutte le regole che finora sono state imposte sono indicative del grande obiettivo dei talebani di far rispettare la loro versione della legge islamica in ogni aspetto della vita afghana, purificando il popolo dalle influenze occidentali. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato il mese scorso ha denunciato che il ministero talebano sta alimentando un clima di paura e intimidazione tra la popolazione afghana tramite editti e rigidi metodi di applicazione delle leggi. Il documento evidenzia l’espansione del ruolo del ministero, che ora comprende anche il controllo dei media.
La libertà di azione sul popolo è dovuta al fatto che i talebani rifiutano l’idea che uno Stato abbia obblighi nei confronti dei diritti dei propri cittadini, in quanto concepiscono la sovranità statale assoluta. Di conseguenza, rifiutano la legittimità delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, che rappresentano una limitazione all’autonomia nazionale, soprattutto quando sono in conflitto con la loro concezione dell’Islam.

