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Non era bastata la storica sconfitta subita nella città di Gettysburg a cancellare la memoria. Adesso la statua raffigurante il generale confederato Robert E. Lee situata nella capitale dello Stato della Virginia, Richmond, sarà rimossa dopo le predisposizione del suo governatore, Ralph Northam, per essere riposta lontana dagli occhi del popolo. La motivazione? Secondo quanto dichiarato dal governatore americano e riportato dalla Bbc: “Noi non professiamo più una visione falsa della storia”, alludendo al revisionismo liberista della volontà degli Stati Confederati di mantenere la schiavitù. Tale prerogativa avrebbe infatti permesso in questi anni di mantenere i simboli della guerra civile contro Washington, staccandoli da ogni significato che potesse essere ricondotto al razzismo ed all’ideologia della supremazia bianca. Tuttavia, nonostante gli applausi scroscianti dopo la sua dichiarazione, la cancellazione del già limitato passato degli Stati Uniti ha infastidito molti americani – anche tra i non sostenitori delle ideologie confederate. E in questo scenario, la decisione presa dal governatore della Virginia sarà destinata a far discutere, evidenziando anche negli Stati Uniti problemi e criticità che sino a poco tempo fa si credevano proprie soltanto dell’Europa.

Richmond sarà la Gettysburg del Partito democratico?

Non bisogna mai sottrarre la propria Storia ad un popolo sperando che la reazione sia quella di cancellare gli errori commessi nel passato. Sin dall’antichità, quando si aveva la presunzione che un’invasione potesse distruggere le conoscenze di una popolazione, i saggi si impegnavano a mandare a memoria gli scritti dei posteri. Non bisogna poi andare tanto indietro negli anni per ricordarsi il famoso libro di Ray Bradbury, che molto bene aveva messo in evidenza un attaccamento alla conoscenza che non poteva essere cancellato neanche dalle direttive di un totalitarismo. E in questo scenario, è impossibile non notare come la volontà di ostracizzare il passato non produca effetto altro che accrescere la sua forza e le sue immagini nel popolo, confermando la massima di Economia aziendale secondo la quale “Non esiste cattiva pubblicità”.

La decisione di rimuovere la statua del generale Lee da Richmond, Virginia, segue le rivolte che sono scoppiate negli Stati Uniti a seguito dell’ennesima uccisione da parte della polizia di un cittadino afroamericano, apparentemente senza motivazione valida alcuna. Il messaggio lanciato alla popolazione, al tempo stesso, doveva essere quello della volontà di superare le difficoltà del passato e di aprire la società americana ad un’eguaglianza completa che, in effetti, non ha mai davvero avuto. Ma il tempismo della decisione e soprattutto la sua carica figurativa non saranno altro che una Caporetto (o meglio, una Gettysburg) per tutti coloro che sperano nell’immediata scomparsa di ogni ideologia basata sul suprematismo bianco.

Il suprematismo e il fascismo

Analogamente a quanto successo in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, negli Stati Uniti sta prendendo piede nel mondo del Partito Democratico una volontà di superare gli impasse sociali tramite la cancellazione degli errori del passato. Mentre in Europa ciò si è tradotto con l’ostracizzare le ideologie fasciste e con l’insabbiamento invece di molti fatti compiuti dalle sinistre e dai partigiani, negli Stati Uniti si è deciso di passare tramite la distruzione delle statue dedicate agli eroi confederati della Guerra di Secessione. Tuttavia – e come si è potuto riscontrare negli ultimi anni nel Vecchio continente – questa scelta è molto pericolosa, in quanto rischia – paradossalmente – di accrescere il favore proprio verso quelle ideologie che si vorrebbero eliminare. Il motivo? Se non sei d’accordo in linea generale con quanto portato avanti da una determinata linea politica è molto semplice immedesimarsi nel pensiero opposto. E se tale governo identifica un nemico, ecco che proprio i suoi “valori” potrebbero essere quelli in cui invece ci si riconosce; e in questo modo, chissà quanti suprematisti bianchi si sono appena scoperti tali, a partire dalla pronunciazione del governatore democratico della Virginia.

Bisogna imparare dagli errori del passato, non cancellarli

Lo scopo della Storia, in fondo, è quella di tramandare il ricordo come esperienza, impedendo di compiere gli errori che sono stati fatti nel passato; come un genitore che tramanda la propria esperienza empirica ad un figlio. Eliminare il passato è come ignorare quanto preventivato dai propri familiari: si può fare, ma presto o tardi porterà alla ripetizione di un errore che invece sarebbe stato evitabile. Ma soprattutto nel mondo della Sinistra questo concetto è sempre stato ignorato, con il risultato però che ben poche volte si è rivelato a loro favore. Come al tempo stesso sono state sempre sottovalutate le reali risposte della popolazione.

Non tutti quelli che sono suprematisti bianchi amano il generale Lee (soprattutto dopo la rovinosa sconfitta a Gettysburg) come non tutti quelli che lo amano sono suprematisti bianchi. In Virginia, il suo nome è legato soprattutto alla volontà di opporsi ad un ordine impartito dall’alto, alla costanza ed alla bravura con cui è stata portata avanti una guerra costernata da mille difficoltà e soprattutto per il carattere del personaggio. Tutti valori in cui anche qualsiasi afroamericano potrebbe rispecchiarsi, anche tra quelli che in questi giorni stanno portando avanti le proteste dopo i fatti di Minneapolis.

Eliminare proprio quella statua significa al tempo stesso far passare il messaggio che anche questi valori – positivi – siano da considerarsi sbagliati. E questa idea non può essere sicuramente condivisa dal popolo americano, che intravede nella decisione del governatore democratico una violenza ideologica che non rende il Partito Democratico così diverso dalle più estreme correnti del Partito Repubblicano.

Un assist a Donald Trump?

Con la campagna elettorale per le presidenziali che si avvicina al periodo più caldo in vista del prossimo novembre, quasi ogni decisione presa dai governatori regionali è volta ad ottenere il massimo dei risultati in termini di voto. E con le proteste nate dall’uccisione di George Floyd anche le proteste della popolazione afroamericana sono diventate un infuocato terreno di scontro, in una battaglia che tutti e due gli schieramenti vogliono assolutamente vincere. Ponderando poco le mosse, però, si rischia solamente di fare più danno che reale valore aggiunto: come già messo in evidenzia dal finanziamento dell’entourage di Joe Biden alla no-profit che paga le cauzioni per i manifestanti imprigionati.

All’interno del delicato momento che sta attraversando il Paese, in fondo, la decisione di abbattere un ricordo nel cuore di ogni americano più che una scommessa o un “dovere morale” rischia di essere un autogol. Soprattutto in uno Stato come la Virginia, fortemente attaccato alla propria storia, e soprattutto in un momento in cui l’apice delle proteste ha fatto segnare episodi di violenza anche tra coloro che rivendicano i propri diritti, dimenticandosi di quelli degli altri. Ed ecco quindi che, molto velocemente, una mossa elettorale democratica può divenire un assist perfetto per l’uscente presidente repubblicano Donald Trump.

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