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Test di massa, screening per tutti gli 11 milioni di residenti, lockdown locali nelle comunità e nei quartieri più a rischio. A Wuhan torna l‘incubo coronavirus dopo oltre un anno dalla rilevazione dell’ultimo caso accertato nel capoluogo dello Hubei, primo epicentro noto della pandemia di Covid-19. La Cina, che grazie alle sue ferree misure di contenimento sembrava ormai aver superato a pieni voti l’emergenza Sars-CoV-2, si riscopre vulnerabile di fronte a un nemico invisibile tornato più forte di prima.

La variante Delta, più contagiosa della forma tradizionale del virus, è riuscita a bucare la Grande Muraglia sanitaria innalzata dal Dragone per arginare la diffusione dell’agente patogeno all’interno dei confini nazionali. Nonostante tracciamenti in tempo reale e lunghe quarantene per tutti i viaggiatori provenienti dall’estero, poco dopo la metà di luglio, il nemico invisibile è riuscito ad aprirsi un varco nell’immenso Nanjing Lukou International Airport, l’aeroporto internazionale di Nanchino, provincia dello Jiangsu. Nel giro di pochi giorni, nuovi casi collegati a questo focolaio sono apparsi in cinque province cinesi, oltre che nella capitale Pechino.

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La situazione di Wuhan

Tra le aree colpite, come detto, si è recentemente aggiunta anche la provincia dello Hubei. All’inizio di agosto, a Wuhan, sette lavoratori migranti sono risultati positivi al tampone. La notizia è stata annunciata al pubblico dalle autorità locali attraverso una nota pubblicata sui social media, specificando che il primo caso di contagio era stato accertato domenica 1 agosto.

L’infetto, un lavoratore migrante di nome Tang, entrato in contatto con positivi collegati al focolaio scoppiato nello Jiangsu, ha contagiato altri sei colleghi che, come lui, il 27 luglio stavano aspettando il treno in una stazione situata nella zona di sviluppo economico e tecnologico della città. Il gruppo, formato da lavoratori impegnati in un cantiere edile, è stato subito ricoverato in strutture designate per l’isolamento, mentre le indagini epidemiologiche sono ancora in corso d’opera.

“Wuhan sta affrontando una situazione grave per la prevenzione e il controllo” della pandemia, ha spiegato un funzionario locale citato dai media cinesi. “Per garantire la salute della popolazione della città è stato deciso di avviare il test dell’acido nucleico per tutti i residenti e verranno esaminati prontamente i casi positivi e asintomatici per eliminare pericoli nascosti”, ha aggiunto lo stesso funzionario. Nel frattempo sono scattate le prime misure di contenimento.

L’area di Zhuankou, dove sono stati rilevati i suddetti contagi, è stata designata come area a medio rischio dalle autorità sanitarie locali, che hanno imposto forti restrizioni di movimento ai suoi residenti. Il Global Times ha scritto che Wuhan ha rafforzato i controlli, bloccando più di una dozzina di comunità residenziali e cantieri edili. Il rischio è che la variante Delta possa espandersi a macchia d’olio, riportando la Cina a livelli preoccupanti in quanto a contagi quotidiani.

Perché preoccupa la situazione cinese

Alla luce di quanto sta accadendo in Cina, quanto è preoccupante la situazione sanitaria oltre la Muraglia? È necessaria una premessa. Esistono vari gradi di preoccupazione e, per rispondere alla domanda, bisogna prima capire qual è il limite che un determinato governo si è posto per far fronte all’emergenza Covid. Se diamo uno sguardo ai bollettini epidemiologici, la Cina deve sì fare i conti con molteplici focolai, ma anche con poche decine di casi quotidiani e praticamente nessun decesso.

Eppure le autorità cinesi sono preoccupate, visto che l’obiettivo del governo è quello di raggiungere e mantenere lo scenario “zero casi”. Tutto questo per sottolineare come numeri del genere, in qualunque Paese occidentale, non farebbero neppure notizia. In ogni caso, la situazione di Wuhan dimostra come il binomio tracciamento più isolamento dei sospetti sia piuttosto limitato contro la variante Delta.

Va bene porre attenzione sul tracciamento, ma è necessario anche vaccinare il più possibile. Come ha spiegato all’Adnkronos Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, quello che potrebbe accadere ora in Cina è o un focolaio che viene rapidamente spento oppure uno che rapidamente si propaga. La popolazione cinese, a detta dell’esperto, ha ricevuto dosi di vaccino in una proporzione molto inferiore di quella che abbiamo avuto in Occidente. Oltretutto – ha ricordato il medico – Pechino non avrebbe solo un problema di quantità, ma anche di qualità del vaccino.

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