La geopolitica della corsa allo spazio
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Da ormai quasi un anno, il Sars-CoV-2 è entrato a far parte della nostra quotidianità. A dire il vero, sappiamo ben poco sull’origine di questo misterioso virus, segnalato ufficialmente, per la prima volta, lo scorso dicembre in quel di Wuhan, capitale della provincia dello Hubei in Cina centrale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parlò di pneumonia of unknown cause, cioè polmonite di causa sconosciuta, perifrasi presto mutata nei media cinesi in new coronavirus infection pneumonia, ovvero polmonite causata da un nuovo coronavirus.

Nel giro di poche settimane, l’allarme aveva gettato l’intero pianeta nel panico. Non un solo Paese si riscoprì immune da un agente patogeno tanto microscopico quanto misterioso. A 12 mesi dallo scoppio “ufficiale” della pandemia, le origini geografiche e temporali del Sars-CoV-2 sono ancora avvolte nel mistero. Alcuni scienziati sostengono che dicembre 2019 sia stato semplicemente il mese in cui gli esseri umani si sono resi conto della presenza del virus, nella fattispecie con il focolaio del mercato ittico di Huanan, a Wuhan.

È tuttavia molto probabile che la minaccia sanitaria, probabilmente nata in seguito a un salto di specie dal pipistrello a un animale intermedio, e quindi all’uomo, circolasse in tutto il pianeta già da settimane, se non mesi. Oggi, battendo ogni record di velocità, gli scienziati sono riusciti a trovare un valido vaccino. Ma non c’è stato neppure il tempo di festeggiare, visto che dal Regno Unito è arrivata la notizia di una nuova variante del Covid-19, molto più contagiosa della forma tradizionale.

Trasformazioni e varianti

Proprio nel momento in cui si iniziava a intravedere “la luce in fondo al tunnel” (per usare un’espressione usata da molti governanti), ecco lo spauracchio di dover ricominciare tutto da capo. “Non è che per caso il virus mutato resisterà al vaccino?”, si sono chiesti i cittadini impauriti, subito rassicurati dagli esperti, convinti che non sarebbe cambiato niente.

Eppure, nonostante il tema della mutazione del Sars-CoV-2 abbia fatto breccia nell’opinione pubblica soltanto da pochi giorni, sono mesi che i ricercatori hanno a che fare con piccole ma continue trasformazioni del virus. Come ha sottolineato il New York Times in un lungo reportage, mentre si stava diffondendo in tutto il pianeta, il nuovo coronavirus stava già modificando la propria sequenza genetica.

Quelle modifiche erano impercettibili, nel senso che non hanno alterato il comportamento dell’agente patogeno. Attenzione però, perché una trasformazione avvenuta nelle prime fasi della pandemia avrebbe in realtà prodotto un effetto: rendere il virus più contagioso. Significa che, al netto dei sintomi e della mortalità, il Sars-CoV-2 mutato sarebbe stato in grado di infettare più persone e in modo più rapido, complicando così il suo contenimento.

La mutazione 614G

La mutazione che ha reso il Sars-CoV-2 più contagioso è stata denominata 614G. È stata individuata per la prima volta lo scorso gennaio, nell’est della Cina. Diamo un’occhiata al calendario: la variante inglese sarebbe apparsa a settembre, al netto dell’allarme lanciato nella metà di dicembre. Ma la trasformazione che ha consentito al virus di trasmettersi più rapidamente, come abbiamo visto, è stata rilevata oltre la Muraglia poco dopo lo scoppio della pandemia. La mutazione contagiosa è quindi spuntata, nel giro di qualche settimana, anche in Europa e Stati Uniti, e dunque nel resto del mondo a discapito della variante tradizionale.

A questo proposito, è molto interessante ascoltare il parere di David Engelthaler, genetista del Translational genomics research institute dell’Arizona: “È probabile che sia stata questa mutazione a provocare la pandemia”. Sia chiaro: la pandemia si sarebbe scatenata in ogni caso, anche senza mutazioni. Solo che la variante più contagiosa, diversa da quella riscontrata a Wuhan, avrebbe accelerato la diffusione del Sars-CoV-2, fino a provocare le emergenze sanitarie alle quali abbiamo assistito negli ultimi mesi. Quanto è più veloce la nuova variante? Il tasso di crescita esponenziale si aggira intorno al 20% in più rispetto alla versione normale. Nel frattempo il virus continuerà a cambiare (come è fisiologico che sia), dando vita a numerose mutazioni pressoché ininfluenti. Attenzione, tuttavia, a possibili varianti da prendere in seriamente considerazione.

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