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Il Giappone è travolto dall’overtourism. Chi è interessato a capire che cosa significhi, ma soprattutto come possa il turismo trasformarsi da grande risorsa economica in piaga biblica, forse farebbe bene a guardare un paio di recenti filmati virali made in Japan. Un video, girato nella città di Kyoto negli ultimi giorni di dicembre, mostra centinaia e centinaia di persone ammassate lungo l’iconica strada Sannenzaka. Per intenderci: quella che porta dritti al tempio di Kiyomizu-dera, il sito spesso ritratto nelle guide turistiche del Giappone. Nessuno, in mezzo a quella calca infernale, riesce a godersi l’atmosfera dell’antica capitale imperiale né a muoversi come vorrebbe.

Qualche mese prima era stata un’altra clip a fare il giro del web suscitando sdegno e rabbia tra i cittadini nipponici: ritraeva una sorridente influencer cilena, tale Maria Perez Banus, appesa con le mani ad una porta sacra (torii) di un santuario shintoista come se fosse un attrezzo da palestra. La lista di episodi spiacevoli potrebbe continuare ancora a lungo mentre la situazione rischia letteralmente di esplodere. Anche perché l’obiettivo del Governo giapponese consiste nel voler accogliere all’ombra del Monte Fuji 60 milioni di visitatori all’anno da qui al 2030.

Il Giappone travolto dall’overtourism

Nel corso degli ultimi anni, in parte a causa di condizioni economiche favorevoli per via di uno yen in caduta libera, e in parte per volontà governativa, il Giappone ha visto crescere il turismo internazionale a dismisura. Nel 2024 è stato infranto il record di sempre, con 36 milioni di visitatori stranieri accorsi a Tokyo e dintorni: più dei 31,9 milioni del 2019, ultima annata prima dello scoppio della pandemia.

L’exploit del turismo è oro colato per le casse di albergatori, ristoratori, venditori di souvenir e guide, ben felici di incrementare i loro business. È invece un incubo per i residenti delle città disposte lungo la famigerata Golden Route, la rotta turistica più conosciuta che comprende, oltre alla capitale Tokyo, anche Osaka e Kyoto. L’overtourism ha generato una spesa da parte dei turisti superiore agli 8.000 miliardi di yen, circa 50,8 miliardi di dollari, di gran lunga superiore rispetto al precedente primato di 5.310 miliardi di yen registrato nel 2023.

Dall’altro lato, tuttavia, la ricchezza dei turisti porta con sé comportamenti indisciplinati, inciviltà e, in generale, un sovraffollamento tale da mettere a repentaglio l’agibilità di siti storici e intere aree cittadine. La Japan Tourism Agency, l’ente governativo responsabile della strategia turistica del Paese, ha pubblicato una nuova guida in sette punti sul “galateo in viaggio“, chiedendo ai visitatori stranieri di informarsi sulle usanze locali prima di partire, di “fare attenzione alle buone maniere” durante il loro soggiorno e di “rispettare i beni culturali che incontrano sul loro percorso.

Le misure di Tokyo

In attesa che i turisti diventino più educati, le autorità giapponesi hanno iniziato a prendere i primi provvedimenti (l’Europa, Italia compresa, prendano appunti). Alcune amministrazioni locali, per esempio, hanno deciso di aumentare le tariffe della tassa di soggiorno e per l’uso degli onsen (terme). Il sindaco di Himeji, il cui castello è uno dei più famosi del Paese, ha scatenato un dibattito nazionale suggerendo un biglietto d’ingresso più costoso per i visitatori non giapponesi, sostenendo che il ricavato avrebbe contribuito a pagare i servizi locali e a distribuire in modo più equo i benefici finanziari del turismo.

A Kyoto, in seguito alla crescenti molestie, è stato deciso di chiudere la via frequentata dalle geishe. E ancora: sono stati installati dei cartelloni pubblicitari giganti a Fujikawaguchiko per impedire la vista del Monte Fuji, dopo che i residenti della cittadina si sono lamentati per l’inciviltà mostrata dai turisti nel fermarsi in una strada residenziale, accanto a un minimarket, per scattare foto instagrammabili.

C’è persino chi, come gli addetti al turismo di Otaru, una piccola città nell’isola principale più a Nord di Hokkaido, ha dispiegato guardie di sicurezza per impedire che i turisti stranieri si radunino a Funami-za, una strada ripida nonché luogo perfetto per scattare foto del porto e del mare in lontananza. E pensare che nel 2003 l’ex leader giapponese Junichiro Koizumi aveva lanciato una campagna per aumentare drasticamente il numero di visitatori stranieri in un Giappone in recessione…

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