La polizia londinese ha arrestato Petr Pochinok, il terzo ucraino finito in manette perché accusato di un “complotto per incendiare due case e un’automobile collegate a sir Keir Starmer”, come riporta il titolo del Sun.

L’indagine della polizia riguarda tre incendi dolosi registrati nel mese di maggio. Riportiamo dalla BBC: “Giovedì 8 maggio, è stata incendiata un’auto che Sir Keir aveva venduto a un vicino l’anno scorso. L’incendio è scoppiato in Kentish Town Street, dove il primo ministro viveva prima di trasferirsi a Downing Street”.
“Nelle prime ore di domenica 11 maggio, i vigili del fuoco hanno domato un incendio divampato sulla porta d’ingresso di una casa trasformata in appartamenti nella vicina Islington, una proprietà nella quale il premier aveva vissuto negli anni ’90”.

“[…] Il giorno seguente, nelle prime ore di lunedì 12 maggio, la polizia è stata allertata dai vigili del fuoco di Londra in merito alla segnalazione di un incendio scoppiato nell’abitazione privata di Sir Keir” Starmer.
Né Starmer né la sua famiglia hanno corso rischi, dal momento che da quando è diventato premier si è trasferito con i suoi familiari a Downing Street, ma la catena di incendi non può non interpellare.
Prima di Pochinok erano stati arrestati gli ucraini Roman Lavrynovych e Stanislav Carpiuc (quest’ultimo ha preso poi la nazionalità romena). I roghi, dunque, non sono opera di un pazzo isolato, tanto che i tre ucraini sono accusati di associazione a delinquere. Uno scenario da complotto, come appunto titola il Sun.
Le accuse non sono ancora state provate, ma è evidente che contro i tre ci siano elementi a carico tali da consentire l’arresto. Al di là dell’esito delle indagini, che forse riservano ulteriori sorprese, resta che gli attentati contro il premier britannico sono opera di persone molto ben informate, dal momento che erano a conoscenza dell’indirizzo della casa privata di Starmer, che l’automobile intestata a un vicino era stata di sua proprietà un anno addietro e sapevano addirittura dove aveva vissuto negli anni ’90…

I tre ragazzi arrestati, poco più che ventenni, non potevano avere accesso a informazioni tanto riservate quanto difficili da ottenere. Inoltre, tali operazioni non possono ascriversi a una qualche organizzazione criminale (in stile mafia), dal momento che certe realtà non prendono di mira figure politiche tanto apicali.
Infine, si nota che nonostante si tratti di una notizia di rilievo primario – non succede spesso che un primo ministro di una nazione tanto importante sia preso di mira in modo così eclatante – i media non hanno dato alla vicenda l’importanza che meriterebbe. E ciò interpella ulteriormente.
Coincidenza temporale vuole che il 21 maggio, un commando abbia ucciso in Spagna, presso la scuola americana di Madrid, Andriy Portnov, ex collaboratore di spicco dell’ex presidente ucraino filorusso Viktor Yanukovych. Non sembra azzardato affermare che sia opera dei servizi segreti ucraini. Insomma, intenso l’attivismo ucraino in Europa in questi giorni.

