Stéphane Bancel è una personalità balzata agli onori cronache durante la pandemia da Sars-Cov2, ma già conosciuta dagli addetti al settore del campo medico-scientifico. In questi mesi, abbiamo imparato a conoscere le vicende personali e scientifiche di chi ha combattuto e continua a combattere in prima linea contro il Covid-19.  Esistono gli “eroi semplici” – così li ha chiamati papa Francesco, che poi sono quelli che lottano nelle corsie degli ospedali. Poi ci sono gli “eroi complessi” – come potremmo definirli noi – , ossia coloro che hanno intrapreso un percorso progettistico, pubblico o privato che sia, che, potenzialmente, può rivelarsi in grado di modificare, e in meglio, l’epoca odierna nella sua totalità. Parliamo dei potenziali Thomas Edison dei giorni nostri.

Tra le parabole professionali più interessanti, c’è di sicuro quella di Stéphane Bancel che, grazie alla ricerca sul vaccino, è già diventato un uomo copertina. Sul piatto c’è il futuro dell’umanità intera, che dipende pure dalla velocità con cui la scienza sarà in grado di rispondere alla domanda di normalità, che dipende soprattutto dal vaccino, oltre che dalle cure e dalle terapie medico-farmacologiche efficaci. Il distanziamento sociale non può divenire una prassi. Almeno non dovrebbe. Così come avremmo tutti voglia di salutare per sempre termini come lockdown, quarantena, isolamento, semi-isolamento e così via. Mentre scriviamo, i media si sono già interessati ad una dozzina di possibili vaccini.

Due mani non bastano per contare le sperimentazioni poste in essere. La meta del traguardo ha anche un valore geopolitico: arrivare primo significa tanto. E Stéphane Bancel, almeno un piccolo traguardo, lo ha già tagliato. Un vaccino viene creato attraverso delle “fasi”. Di solito si passa dalla somministrazione agli animali alla somministrazione agli uomini. Moderna, che è l’azienda di cui Bancel è amministratore delegato, ha già reso noto di aver registrato “dati promettenti” sul coinvolgimento degli esseri umani. Quattro persone hanno già avuto modo di testare la loro risposta immunitaria. Otto secondo altre fonti. Quasi cinquanta per ulteriori fonti ancora. Bancel, tra i protagonisti della ricerca medico-scientifica, è quello che sta premendo sull’acceleratore con più convinzione. I tempi medi per un vaccino di solito coprono diciotto mesi. Serve un anno e mezzo. Moderna potrebbe aver trovato un espediente per accorciare le tempistiche. Con tutto quello che un tempo minore alle previsioni standard comporterebbe in termini di vantaggio economico e di prestigio. Ma perché Bancel è così avanti?

L’enigma, a ben vedere, non c’è, almeno non in prima battuta. Stéphane Bancel è banalmente partito in anticipo su tutti gli altri. L’incognita semmai è legata alle motivazioni che hanno spinto Moderna a lavorare su un vaccino quando l’Oms non aveva ancora dichiarato la pandemia e quando il Sars-Cov2 dimorava soltanto nella Cina di Xi Jinping e non si era spinto, grazie alle linee di collegamento del mondo contemporaneo, in ogni angolo di pianeta. Prima di provare a fornire una risposta a questo quesito, conviene spiegare chi è Stéphane Bancel e perché potremmo presto acquisire dimestichezza con il suo nome e con i risultati scientifici dell’azienda di cui è Ceo.

Chi è Stéphane Bancel

Stéphane Bancel è francese, ma opera negli States. Moderna è un’azienda a stelle e strisce. Ora sappiamo chi esulterebbe in caso la sperimentazione, che è già stata definita “sicura”, si rivelasse anche efficace. Bancel da giovane ha studiato presso la École Centrale di Parigi. Come Peugeot, Michelin ed Eiffel: nomi che sono diventati marchi indelebili della modernità. Per il perfezionamento, però, il nostro ha scelto gli Stati Uniti: prima l’Università del Minnesota e poi Harvard. Bancel, anche questo è un elemento utile, non è il proprietario unico di Moderna: ne possiede azioni per il 9%. Per una fotografia completa del momento patrimoniale dell’amministratore delegato è utile citare Forbes: “Quando l’OMS ha dichiarato la pandemia, il patrimonio netto stimato di Bancel ammontava a circa $ 720 milioni. Da allora, le azioni di Moderna sono aumentate di oltre il 103%, portando la fortuna di Bancel a circa 1,5 miliardi di dollari”. E per ora si tratta per lo più di certificare i vantaggi diretti o indiretti, anche borsistici, derivanti da sperimentazioni che non hanno ancora portato ad un vero e proprio vaccino. Gli Usa credono nel progetto di Bancel. Se gli Stati Uniti dovessero sviluppare il vaccino anti Covid-19 in ritardo rispetto alla Cina, per prendere in considerazione lo scenario più rilevante dal punto di vista geopolitico, il peso esercitato da questa o da quella superpotenza mondiale cambierebbe. Donald Trump fa parte di coloro che credono che l’Occidente non possa permettersi un cambio di paradigma di tale portata: il vaccino cinese modificherebbe i connotati quantomeno al mercato globale. Persino George Soros, di questi tempi, usa definire un “pericolo” lo stra-dominio cinese. Il Dipartimento che si occupa di Salute negli Usa ha finanziato il progetto di Bancel con 483 milioni di dollari. Anche questo dato si può approfondire su Forbes. Bancel e Moderna, che ha sede nel Massachusetts, prima dell’avvento della pandemia, erano conosciuti soprattutto per una metodologia innovativa. Operando una rapida ricerca sui motori di ricerca, ci si accorge con facilità di come Bancel ed i suoi collaboratori stessero investigando sui possibili ruoli del cosiddetto Rna messaggero in tempi non sospetti. Questa – a titolo esemplificativo – è una conferenza sulla piattaforma Ted che risale al 2013. Anche il vaccino di Moderna è legato alla validità della tecnica che coinvolge l’Rna.

Il ruolo dell’Rna messaggero nella sperimentazione di Bancel

Il vaccino di Bancel è catalogato col nome di mRna 1273. Detto in maniera molto semplice: il concetto stesso di vaccino prevede una parte depotenziata del virus. Un frammento che serve ad abituare alla risposta corretta il sistema immunitario. Ecco, nel caso del vaccino di Bancel, questo meccanismo viene meno. Quello che è contenuto nella possibile soluzione al problema pandemico, differentemente dai vaccini tradizionali, è una micro-parte di Rna del Sars-Cov2, cioè una micro-parte dell’Rna messaggero. Tra le varie fonti tramite cui è possibile comprendere a pieno la natura di questa sperimentazione, vale la pena porre un accento su Focus, che ha immortalato lo stato dell’arte attorno al progetto di Moderna. Una delle ipotesi di cui i medici hanno ragionato in questi mesi da “cigno nero” è questa: il sistema immunitario di alcuni pazienti, venendo a contatto con il Sars-Cov2, reagirebbe in modo esagerato, compromettendo un quadro di per sé già compromesso. E questo sarebbe un fattore tipico di alcuni quadri clinici particolarmente gravi. Buona parte dell’indagine medica odierna ruota attorno a domande, tesi, evidenze da dimostrare, revisioni scientifiche e così via. Sono fasi – queste – in cui abbiamo appreso di quanti passaggi necessiti una ricerca per poter essere definita valida. Li chiamano i “tempi lunghi della scienza”. Tralasciando per esigenze di semplificazione di evidenziare le differenze metodologiche imposte da un vaccino basato sul ruolo dell’Rna messaggero, è sufficiente un tratto di grassetto su un assunto preciso: il vaccino di Bancel, nel caso funzionasse, si candiderebbe ad essere fruibile con largo anticipo. Anche in relazione ai pronostici più ottimistici. Basti sapere che maneggiare ed intervenire su un virus rappresentano operazioni più ingarbugliate in confronto al metodo che serve per lavorare sull’Rna messaggero. Possiamo immaginare sin da adesso la soddisfazione che circolerebbe negli Stati Uniti in caso di buona riuscita del processo.

Il Bill Gates del futuro?

Torniamo adesso alla domanda posta in principio: come mai, a virus non ancora definito pandemico, Moderna risultava già attiva sul campo della ricerca di un vaccino?  Lasciando stare qualunque velleità complottistica, si potrebbe postulare pure la domanda contraria, e dunque: come mai, nonostante le immagini provenienti da Wuhan e dalla Cina – immagini che sono state diffuse a mezzo televisivo per settimane – , altri enti (per non citare le nazioni intere) non hanno compreso con tempestività la problematicità alla base di un virus di questa tipologia e della sua diffusione? Si vede bene, insomma, come Bancel possa essere stato mosso da due caratteristiche proprie degli uomini d’ingegno: intuito e preparazione, che possono tranquillamente convivere. In questa vicenda, c’entra anche Bill Gates. La Fondazione che porta il nome del fondatore di Microsoft e di sua moglie confida in Bancel ed in Moderna. Tanto – come specificato pure in un’edizione recente de La Verità – da aver investito 20 milioni di dollari, ma 7 anni fa, affinché l’azienda di microbiologia tirasse fuori un farmaco utile nella lotta all’Hiv. Gates ha puntato forte sul potenziale vaccino proveniente da Oxford che, concentrandosi per lo più sul meccanismo di attracco della proteina Spike, è un’altra sperimentazione – più tradizionale rispetto a quella di Bancel – che sembra aver fatto passi importanti. Chi, nei prossimi mesi, potrà dire di aver trovato l’El Dorado del presente? Stéphane Bancel è uno dei competitori che sembra essere stato capace di occupare una corsia preferenziale. Ma per l’esito di questa speciale gara ci vuole ancora un po’. Così come per i guadagni: un altro capitolo della “guerra” per il vaccino che è ancora tutto da scrivere e che è immaginabile solo per chi possiede un’immaginazione di amplia scala.

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