La Corea del Nord detiene un triste primato. Dal 2002 è in testa alle varie classifiche dei Paesi dove i cristiani subiscono le più brutali persecuzioni. È considerata il Paese più pericoloso dove possedere una Bibbia e molti dei fedeli devono mantenere segreta la propria fede anche alle loro famiglie. La Ong cristiana OpenDoors stima che in Corea del Nord ci siano circa 300mila cristiani, di cui 50mila-70mila si trovano all’interno dei durissimi campi di lavoro. Le stime sono approssimative perché nei dintorni di Pyongyang per sopravvivere se si è cristiani bisogna mantenerlo totalmente segreto. Abbiamo intervistato Lee (nome di fantasia per proteggere la sua identità), un rifugiato cristiano dalla Corea del Nord che è riuscito a scappare al regime di Kim Jong-un e ha tenuto una conferenza al Parlamento europeo a Bruxelles, sulla vita dei cristiani in Corea del Nord.

Cosa vuol dire essere cristiani in Corea del Nord?

I cristiani in Corea del Nord vivono nel terrore di essere scoperti dalle spie e dalla polizia segreta del regime e di essere trasportati nei temutissimi campi di lavoro. Le famiglie cristiane devono nascondere la Bibbia dietro le foto di Kim Jong-un obbligatoriamente appese al muro di ogni casa. La polizia può arrivare anche una volta alla settimana a controllare addirittura se c’è polvere sulla cornice della foto ma non guardano mai cosa c’è dietro. È solo così che possono conservare delle copie dei testi sacri. Le messe devono essere celebrate in maniera clandestina e non ci si può riunire in gruppi perché si sospetta sempre la presenza di alcune delle spie del governo. Le spie si infiltrano anche nei gruppi cristiani della Corea del Sud e della Cina per capire quali organizzazioni aiutino i cristiani a fuggire dal Nord. Un pastore cinese che facilitava la fuga dei fedeli è stato trovato nel 2015 morto con il corpo tagliato in tre pezzi. C’è una fitta collaborazione tra governo cinese e quello nord coreano nelle persecuzioni. Quasi tutti i cristiani nordcoreani che sono stati catturati in Cina, sono stati rispediti in Nord Corea immediatamente dicendo addio alla loro libertà e alla loro vita.

Perché la Corea del Nord perseguita così duramente i cristiani?

Pyongyang definisce i cristiani una minaccia diretta a Kim Jong-un poiché secondo loro ci deve essere un solo Dio. Per questo, oltre a essere un crimine contro lo Stato e un reato politico, essere cristiani è anche un crimine contro il leader supremo stesso e contro tutta la sua famiglia. Mi sono convertito al cristianesimo durante la mia fuga. La polizia cinese mi aveva catturato a Shanghai e in prigione ho incominciato a pregare perché ero convinto che mi rispedissero in Corea del Nord dove mi avrebbero giustiziato. Per fortuna sono riuscito a fuggire nuovamente. Non avrei mai potuto essere un cristiano in Corea perché la maggioranza dei cristiani sono detenuti nei campi di concentramento oppure giustiziati pubblicamente nelle piazze. 

Ora che è in salvo in Europa, perché teme ancora per la sua vita?

Ho un timore particolare degli hacker nordcoreani. Si dice che vi siano oltre 7mila che controllano quotidianamente tutti quelli che loro considerano disertori che siano in Asia, America o in Europa… possono controllare il tuo cellulare, il computer e tutti i tuoi spostamenti. Non sai cosa aspettarti. Il regime di Pyongyang non può permettersi tutte le tecnologie di nuova generazione ma la Cina sì, e Pechino fornisce questi strumenti di controllo anche alla Corea. La Cina ha anche installato al confine con la Corea del Nord dei sistemi di intelligenza artificiale per riconoscere i fuggiaschi. Questo renderà ancora più difficile scappare dal Paese.

Cosa può fare l’Europa per aiutare i cristiani nordcoreani?

È fondamentale che gli Stati europei e l’Unione europea continuino a fare delle pressioni alla Corea del Nord perché rispetti i diritti umani e la libertà religiosa anche imponendo delle sanzioni. L’Europa potrebbe anche dare supporto politico e finanziario alle Ong che si occupano della persecuzione dei cristiani come OpenDoors e Aiuto alla Chiesa che Soffre. Ma bisogna fare tanto di più! Il supporto dei Paesi Occidentali è diminuito notevolmente negli ultimi anni tanto che io da rifugiato cristiano mi domando “ma sapete veramente chi siete?”. Sembra che i Paesi europei abbiano perso la loro identità a si siano dimenticati dei loro fratelli cristiani perseguitati nel mondo. Molti dei Paesi che perseguitano chi crede in Gesù non si fanno tanti problemi perché non c’è nessuno a ricordare loro che non lo dovrebbero fare. Una delle ragioni è meramente economica. Nessuno vuole infastidire il gigante cinese. Il Vaticano e le Chiese europee possono e devono fare molto di più per aiutarci! Sembra siano impauriti di palesare la loro identità come se non ne fossero orgogliosi. I leader religiosi sono riluttanti a parlare della persecuzione dei cristiani…aspettiamo da loro molto di più di quello fatto fino ad ora!