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L’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica ha rappresentato uno degli obiettivi centrali del governo di Kiev sin dal 2014, accomunando i due Capi di Stato eletti a seguito della Rivoluzione di Dignità. Tuttavia sebbene il sostegno tra i Paesi membri all’ingresso di Kiev abbia raggiunto il punto più alto nella storia, permangono numerose difficoltà relative non solo al presente stato di guerra, ma anche a problemi di governance del Paese.

La prudenza di Biden 

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato che discutere del l’ingresso dell’Ucraina è prematuro per due ragioni principali. Anzitutto in virtù dello stato di guerra che squassa il Paese, un ingresso dell’Ucraina nella Nato estenderebbe sul paese il Trattato Nord Atlantico, rendendo di conseguenza tutti i Paesi membri belligeranti in virtù dell’articolo 5 del trattato stesso. Al contempo Biden ha rimarcato come l’ingresso nella Nato prevede la rispondenza ad una serie di criteri stabiliti dallo Study on Enlargement del 1995, quali il controllo civile sulle forze armate, economia di mercato e sussistenza di un sistema democratico. Attualmente l’Ucraina, pur avendo adottato numerose riforme di successo dal 2015, non risponde pienamente a tali criteri. Freedom House ha infatti testimoniato come la corruzione sia ancora molto forte del Paese, minando il rule of law, rimarcando contestualmente la disfunzionalità delle forze dell’ordine a garantire la sicurezza della società civile. Le preoccupazioni del presidente americano paiono condivise dalla Germania, tradizionalmente una delle nazioni maggiormente scettiche circa l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza. Tuttavia sia Berlino che Washington paiono aperte a fornire garanzie sulla sicurezza del paese, rinviando il dibattito sulla membership.

Le relazioni Ucraina NATO

Il 1992 ha segnato l’inizio delle complesse relazioni tra Kiev e l’Alleanza atlantica. Ciò che ha generalmente caratterizzato i rapporti tra le parti è risultata essere una forte cooperazione esterna. L’Ucraina ha infatti avviato una proficua collaborazione con la Nato, vista anche come contrappeso all’ingombrante e imprevedibile vicino russo. Ciò si è tradotto nella conclusione di un accordo relativo all’inclusione dell’Ucraina nel Partenariato per la Pace Nato, seguito nel 1997 da un accordo per la formazione di un partenariato speciale tra le parti. Kiev sostenne inoltre l’intervento militare dell’Alleanza in Kosovo nel 1999. Contemporaneamente però l’Ucraina non cercò la membership diretta nell’Alleanza atlantica, in virtù della propria politica estera fondata sulla neutralità. La Dichiarazione della Sovranità Statale dell’Ucraina del 1990 stabilì i principi fondamentali della politica interna ed estera del Paese, statuì (testualmente nel suo quinto comma): “La Repubblica socialista sovietica ucraina dichiara solennemente la propria intenzione di divenire uno stato permanentemente neutrale che non parteciperà ad alcun blocco militare e che non ospiterà, produrrà o fornirà armi nucleari.”. Il preambolo della Costituzione del 1996 ribadì tale concetto. 

Tale stato di cose mutò nel 2002 quando, alla vigilia della nuova imponente espansione dell’Alleanza atlantica, il Consiglio di difesa e sicurezza nazionale dell’Ucraina, presieduto dal presidente Leonid Kuchma, adottò una risoluzione volta a rivedere lo status di neutralità del Paese, adottando contestualmente come obiettivo l’adesione dell’Ucraina alla Nato. La Dottrina militare ucraina rilasciata il 15 giugno 2004 prevedeva come obiettivo del Paese la realizzazione di una politica di integrazione euro-atlantica il cui ultimo passo risultava essere l’adesione alla Nato. Tuttavia, già a partire dal mese successivo, il presidente Kuchma rivide tale politica, rimuovendo l’adesione alla Nato dagli obiettivi della dottrina militare del Paese.

La vittoria del candidato filo-occidentale Viktor Yushenko in occasione delle elezioni del 2004, conseguenti alla Rivoluzione Arancione, determinò una nuova revisione della politica estera del Paese, sancita tramite un nuovo inserimento nella dottrina militare della piena adesione alla Nato come obiettivo. Nel 2008 l’Ucraina richiese con forza la concessione da parte dell’Alleanza atlantica del Membership Action Plan (Map), tuttavia la Nato accolse con forte scetticismo tale richiesta, alla quale fecero seguito diverse velate minacce da parte del oresidente russo Vladimir Putin. Durante il successivo Summit di Bucarest, Paesi membri dell’Alleanza atlantica ribadirono che l’Ucraina sarebbe diventata un Paese membro in futuro, ma la richiesta di conferimento del Map venne respinta. Il successo elettorale del candidato filorusso Viktor Yanukovich nel 2010, mise la parola fine alla possibilità di adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica. Il 3 giugno 2010 la Verkhovna Rada approvò la legge Sui Principi della politica interna ed estera, che statuiva l’abbandono definitivo dell’obiettivo di adesione all’Alleanza Atlantica, e la contestuale affermazione di una postura internazionale non allineata. A seguito dell’approvazione di tale legge l’adesione alla Nato non ha più rappresentato un obiettivo dell’Ucraina, la cui classe politica accettò largamente il nuovo principio fondante della politica estera del Paese. La Rivoluzione di Dignità del 2014 non rappresentò una rottura di tale paradigma. Il programma di governo presentato dal primo ministro Yatsenuk non includeva infatti alcun riferimento ad una possibile adesione alla Nato, ma rimarcava la necessità di riprendere il cammino verso l’integrazione europea, obiettivo nei fatti perseguito dallo stesso Yanukovich, indicando la volontà da parte dell’Ucraina di mantenere relazioni di buon vicinato con la Federazione Russa. Tale politica so rivelo tuttavia inadatta a garantire la sicurezza del paese e a  seguito dell’aggressione avvenuta nel 2014, la  Verkhovna Rada abolì infatti lo status di neutralità del Paese, constatandone l’inefficacia nel tutelarne la sicurezza e l’integrità territoriale.

La guerra

A seguito dell’invasione russa, l’Ucraina ha ripetutamente richiesto assicurazioni circa la futura membership del paese, nonché su garanzie circa la sicurezza del paese. Il grado di supporto tra i pesi membri circa l’ingresso del paese nell’Alleanza Atlantica è attualmente giunto ai massimi storici. Attualmente ben 21 paesi membri hanno dichiarato il proprio appoggio circa l’ingresso dell’Ucraina, ormai percepito non solo come un atto necessario per la credibilità politica dell’Alleanza, ma anche come un efficace strumento di deterrenza, in virtù del fallimento della politica tenuta sinora risultata nell’invasione dell’Ucraina. Dal canto suo Kiev alla vigilia del summit di Vilnius  sta esercitando pressioni per ottenere l’approvazione da parte della Nato di garanzie circa la propria sicurezza, nonché l’avvio della procedura di ingresso del paese da concludere quando il conflitto sarà finito. In particolare l’Ucraina si aspetta di ricevere la stessa procedura d’ingresso agevolata già concessa a Svezia e Finlandia.

Le prospettive future

L’invasione russa dell’Ucraina ha determinato un’accelerazione del percorso di riforme avviato dal 2015, determinando importanti cambiamenti nell’industria della difesa, e nella lotta alla corruzione. Tuttavia permangono gravi problemi nel paese, il quale dal 24 febbraio 2024 pare combattere una guerra tanto contro un nemico esterno, quanto contro i mali atavici interni. L’ottenimento dei requisiti relativi all’ingresso del paese nella Nato rappresenterà un percorso decisamente lungo e tortuoso, la cui difficoltà risulta incrementata dal tradizionale scetticismo di alcuni paesi membri. Tuttavia, come dimostrato dalla brillante condotta Ucraina della guerra, una società civile resiliente e decisa ad ottenere i propri obbiettivi e l’appoggio dei partner occidentali, rappresentano certamente elementi in grado di portare a compimento tale percorso. 

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