La guerra in Ucraina potrebbe creare una nuova potenza globale

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L’Australia, Boris Johnson e perfino Joe Biden. Tutti, in modo più o meno esplicito, hanno fatto capire all’India che è arrivato il momento di prendere una posizione netta sulla guerra in Ucraina. In realtà, Nuova Delhi ha subito condannato le violenze avvenuto in territorio ucraino auspicando la via diplomatica e del dialogo. C’è però da considerare un piccolo particolare: il governo indiano non ha ancora puntato il dito contro la Russia, come invece vorrebbe che facesse gran parte del blocco occidentale (e non solo).

Possiamo dire che da quando, alla fine del 2021, le tensioni tra Russia e Stati Uniti in merito alla vicenda ucraina hanno iniziato ad inasprirsi, Narendra Modi ha evitato di schierarsi, continuando a mantenere un’evidente neutralità anche in seguito allo scoppio del conflitto. Lo scorso 24 febbraio, il sottosegretario agli Affari Esteri indiano, Eajkumar Ranjan Singh, è stato emblematico: “La nostra posizione è neutrale e speriamo in una soluzione pacifica”. Eppure, questa situazione potrebbe consentire all’India di fare quell’ultimo passo che le servirebbe per diventare una potenza globale a tutti gli effetti.

È arrivato il momento del “miracolo indiano”

All’alba del Duemila tutti i riflettori erano puntati sull’Asia. In particolare, Cina e India avrebbero dovuto trasformarsi in grandi potenze nel giro di una manciata di anni. Per gli analisti non c’erano dubbi: Nuova Delhi e Pechino avevano le carte in regola per svettare sull’Occidente e portare l’ombelico del mondo nel continente asiatico. Questo processo ha effettivamente preso il via, ma non certo per merito dell’India. Soltanto la Cina ha mantenuto le attese, lasciando l’Elefante indiano intrappolato nelle sue sabbie mobili fatte di burocrazia farraginosa, problemi infrastrutturali, tensioni socio-religiose interne e pesanti limiti in ambito commerciale.

Insomma, l’India è rimasta per anni un gigante ma dai piedi d’argilla e per di più solo per criteri demografici. La recente elezione di Narendra Modi – confermato per un secondo mandato – ha smosso un po’ le acque. Certo, alcune riforme economiche effettuate da Modi hanno creato proteste veementi tra le classi meno abbienti. Tuttavia, lo scenario internazionale potrebbe consentire all’India di coltivare i semi per una imminente ascesa economica e politica.

Equilibrismo e attesa

Le due armi principali di Modi si chiamano equilibrismo e attesa; se utilizzate a dovere, potrebbero consentire a Nuova Delhi di spiccare il volo verso traguardi fin qui soltanto immaginati. L’equilibrismo è necessario per non perdere alleati. Entrare a gamba tesa sul conflitto ucraino condannando la Russia in maniera esplicita comprometterebbe i rapporti con Mosca, vero e proprio salvagente militare; non far niente, al contrario, rischierebbe di ledere l’immagine del Paese nei confronti di Stati Uniti e Unione europea, due partner fondamentali per quanto riguarda il commercio. Per questo Modi e i suoi funzionari si sono limitati a parlare di pace e dialogo, ovvero tematiche generali e apprezzate da tutti i governi.

Per quanto riguarda l’attesa, Nuova Delhi deve farsi trovare pronta non appena arriveranno le giuste occasioni. Un elevato numero di multinazionali occidentali ha lasciato la Russia, e tra non molto il loro posto – anche in settori strategici come in quello biomedico – potrà essere preso dalle rampanti industrie indiane, pronte a tuffarsi nel mondo globalizzato di domani.

Nel frattempo, come ha sottolineato la Bbc Mosca continua ad essere il più grande fornitore di armi dell’India, anche se la sua quota è scesa al 49% dal 70% a causa della decisione indiana di diversificare il proprio portafoglio e aumentare la produzione nazionale di difesa. Nello specifico, la Russia sta fornendo all’Elefante indiano attrezzature vitali come il sistema di difesa missilistica S-400, che fornisce al gigante asiatico un deterrente strategico cruciale contro Cina e Pakistan.

Senza dimenticare, poi, il petrolio che il Cremlino avrebbe offerto a prezzi scontati al governo Modi. Secondo quanto riportato da Reuters, l’Indian Oil Corp avrebbe ordinato 3 milioni di barili di petrolio russo mediante gara d’appalto. L’Hinduistan Petroleum Corp avrebbe invece prenotato 2 milioni di barili per maggio.