L’incognita varianti rischia di rovinare i piani di riapertura della Germania, che da più di due mesi è in lockdown per cercare di ridurre i contagi fino ad una soglia considerata sicura. Il Robert Koch Institute (RKI), l’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive, ha segnalato che il tasso di incidenza del Covid-19 a sette giorni è tornato a crescere passando dai 57.7 casi per 100mila abitanti di domenica ai 60.2 di lunedì.  L’indice di riproduzione del virus, il famigerato Rt, ha invece raggiunto quota 1.07 nella giornata di sabato, il dato più alto delle ultime settimane ed indicativo (quando è sopra 1) di una possibile ripresa dell’epidemia. Lothar Wieler, a capo dell’RKI, ha invitato i tedeschi a perseverare affermando, come riportato da Deutsche Welle, che “Le false promesse non aiutano nessuno ed è evidente che bisognerà resistere ancora per un certo periodo di tempo”. Il ministro della Salute Jens Spahn ha invece riconosciuto che ci si trova “in una fase molto difficile della pandemia” e che tutti sono, comprensibilmente, sempre più stanchi.

Errori costosi

I sacrifici chiesti dalla cancelliera Angela Merkel ai tedeschi non sono, dunque, ancora sufficienti. L’esecutivo federale ha fissato obiettivi ambiziosi: si dovrà scendere sotto la soglia di 35 infezioni per 100mila abitanti in sette giorni per far ripartire la società e sotto quella di 50 casi per 100mila abitanti per ridurre la pressione sul sistema sanitario e far ripartire il tracciamento. Il rischio è che questi obiettivi siano irraggiungibili, almeno nello scenario attuale e che i tedeschi si ritrovino schiacciati da restrizioni perpetue. La scadenza del lockdown vigente è stata fissata al 7 marzo ma scuole ed asili hanno già potuto riaprire in 10 Laender, tra cui quello di Berlino mentre i parrucchieri torneranno ad essere operativi dal 1 marzo. Non è ancora chiaro, invece, quando riapriranno i negozi, i bar ed i ristoranti, i cinema ed i teatri. Il settore della ristorazione è fermo dal 2 novembre, quando Berlino tentò la strada del lockdown light per provare a fermare l’aumento dei contagi. Si era pensato che bloccare le occasioni di socialità nei luoghi pubblici potesse bastare a piegare la curva epidemiologica, ma questa strategia si è rivelata controproducente. I contatti interpersonali sono proseguiti in privato ed il sacrificio chiesto alla ristorazione è stato inutile dato che è stato necessario imporre un lockdown duro per mettere un argine al Covid-19.

La speranza, a livello europeo, è che il miglioramento delle condizioni climatiche e la conclusione della stagione invernale possano provocare un drastico ridimensionamento dei casi di coronavirus e che l’estate del 2021 possa non essere troppo diversa da quella del 2020. Ci si aspettava, però, qualcosa di più da Angela Merkel, considerata uno dei migliori esponenti politici del Vecchio Continente. Lei stessa ha recentemente dichiarato di aver reagito in maniera sbagliata all’aumento dei casi di coronavirus e di non aver preparato il paese alla campagna di vaccinazione di massa. Non tutte le colpe, in ogni caso, vanno attribuite alla Merkel. La variante inglese del Covid-19, maggiormente contagiosa, rende molto difficile una convivenza prolungata tra società e virus. Il primo ministro tedesco, forse, non poteva fare molto di più di quello che ha fatto dato che la mutazione del virus si è rivelata particolarmente insidiosa.

Il quadro politico

La pandemia sarà uno dei principali temi del dibattito elettorale in vista delle consultazioni legislative del settembre 2021. Angela Merkel, come già annunciato, non si ripresenterà alla Cancelleria e l’Unione Cristiano Democratica (CDU) sarà presto chiamata a scegliere chi le succederà. Il leader della CDU Armin Laschet è uno dei candidati ma le parole al vetriolo pronunciate nei confronti della strategia pandemica della Merkel potrebbero costargli care. Una parte dei cristianodemocratici vuole che si torni alla normalità e chiede che il governo si muova in tal senso prendendo in considerazione anche parametri come il livello di saturazione degli ospedali e non solamente quello dell’incidenza. Laschet dovrà vedersela con Markus Söder, alla guida del Land della Baviera, accanito sostenitore della linea dura nel contrasto al coronavirus. Le divisioni interne ai cristianodemocratici rischiano di confondere l’opinione pubblica e di spingere l’elettorato verso l’astensione o la scelta di altri movimenti politici. La CDU, secondo un sondaggio realizzato dall’istituto demoscopico INSA, dovrebbe ottenere il 33.5 per cento dei voti alle elezioni federali del 2021  mentre al secondo posto ci sono i Verdi, con il 17 per cento delle preferenze ed i Socialdemocratici, con il 16 per cento. La destra radicale di Alternativa per la Germania è ferma all’11 per cento dei consensi, il Partito Liberal Democratico al 9 per cento e la sinistra radicale della Linke chiude il cerchio con l’8 per cento dei voti stimati.