Euronews TV, il canale televisivo della piattaforma d’informazione paneuropea Euronews, ha inviato una troupe a Șușa per intervistare il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev.
L’intervista è stata realizzata in un momento delicato per il Caucaso meridionale, che sta risentendo della guerra in Ucraina, e per le relazioni Armenia-Azerbaigian, esacerbate dalla questione del corridoio di Laçın e plasmate dai negoziati infiniti per un accordo di pace. È stata un’occasione per capire quello che è il punto di vista di Baku su uno dei temi più scottanti per la sicurezza regionale: il Karabakh.
La pace che tarda ad arrivare
Il presidente azerbaigiano ha spiegato che il permanere delle tensioni nel dopoguerra sia legato al fatto che l’armistizio mediato dal Cremlino nel novembre 2020 non costituiva “un trattato di pace”: era “una dichiarazione, un atto della capitolazione de facto dell’Armenia”.
La consapevolezza che gli atti di resa producono inevitabilmente ondate di risentimenti e ritorni di fiamma avrebbe spinto Baku a pronunciarsi, sin dal dopoguerra, a favore di “iniziative che trovassero una soluzione definitiva” ai problemi con Erevan. Il brainstorming su come mettere fine “alle ostilità con l’Armenia” è sfociato in una proposta, “messa sul tavolo”, basata sul “mutuo riconoscimento dell’integrità territoriale, della sovranità, dei confini internazionali, della delimitazione delle frontiere e del non impiego della forza o della minaccia della forza”.
Le trattative per la trasposizione della proposta in realtà “non stanno andando molto bene”, ma il presidente azerbaigiano ha dichiarato di “essere ancora ottimista, perché siamo impegnati in negoziazioni molto attive a livello di ministeri degli esteri di entrambi i paesi”.
Il ruolo di Bruxelles
Sul tentativo di mediazione avviato dall’Unione Europea, che sta tentando di facilitare il dialogo tra Baku ed Erevan e proponendo possibili soluzioni ai loro problemi, Aliyev ha dichiarato che la diplomazia comunitaria si sta focalizzando sui “futuri parametri delle frontiere, essendo il confine tra Armenia e Azerbaigian non definito”.
Il ruolo di Bruxelles è stato accolto molto positivamente da Baku, un po’ perché “il Gruppo di Minsk ha smesso di funzionare” e un po’ perché “le relazioni con l’Ue sono basate su mutuo rispetto, fiducia reciproca e interessi comuni”. Inoltre, al di là del risultato – che non è semplice da conseguire –, la piattaforma di facilitazione del dialogo offerta dell’Ue permette di evitare una “pericolosa stagnazione” delle negoziazioni.
L’opinione del presidente azerbaigiano è che gli incontri bilaterali, Armenia-Azerbaigian, e i multilaterali, Armenia-Azerbaigian-Ue, abbiano “creato una buona atmosfera” e che, se Erevan adottasse “un approccio costruttivo”, sarebbe possibile “trovare una soluzione pacifica anche entro la fine dell’anno”.
Tra Occidente e Oriente
Il presidente azerbaigiano ha ricordato che Baku è riconoscente a Mosca per aver mediato il cessate il fuoco del novembre 2020, ma ha anche notato come “la situazione sia cambiata dopo la guerra in Ucraina”: Russia più assente, “Stati Uniti ed Europa più attivi”. Per l’Azerbaigian, ad ogni modo, è indifferente chi sia il mediatore: “l’importante è produrre un risultato”.
Infine, sebbene tra Occidente e Russia il clima sia di gelo, l’Azerbaigian vuole evitare di cadere nella trappola della logica dei blocchi. Aliyev ha infatti spiegato come l’Azerbaigian veda nella Russia “un partner col quale c’è un interscambio sostanziale e tanti progetti nelle infrastrutture dei trasporti […], nello sviluppo energetico e nel segmento culturale”. Mentre l’Occidente è un altro partner di riferimento significativo, come evidenziato dal fatto che “da più di due anni l’Azerbaigian è diventato un importante fornitore di gas dell’Europa”.
