Con la visita dell’ex premier libico Fayez Al Sarraj a Roma dello scorso 8 gennaio, l’asse tra Italia e Libia è sembrato nuovamente rinsaldarsi. In quell’occasione è iniziato un cammino ripreso poi dai due nuovi governi insediatisi nei due Paesi: in Italia quello di Mario Draghi, in Libia quello di Abdul Hamid Ddeibah. La visita di martedì del presidente del consiglio italiano a Tripoli ha rappresentato la prosecuzione del discorso iniziato già a gennaio. Adesso però arriva la fase più delicata: concretizzare i passi in avanti registrati negli ultimi mesi.

Perché Tripoli si è riavvicinata a Roma

Il 2020 si era chiuso con un’immagine importante sotto il profilo umano, ma drammatica da quello politico. A Bengasi il 17 dicembre sono stati rilasciati i pescatori dei due pescherecci italiani sequestrati il primo settembre dagli uomini del generale Haftar. Un sollievo per le famiglie dopo settimane di soprusi verso di loro. Il prezzo pagato, a livello politico, è stato molto salato: l’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sono dovuti correre fin dentro il quartier generale di Haftar a Bengasi e prestare il fianco a una cerimonia voluta dall’uomo forte della Cirenaica. Uno smacco che ha rischiato di cancellare definitivamente anche i rapporti con Tripoli. La situazione è successivamente cambiata. L’8 gennaio l’ex premier libico Al Sarraj è giunto a Roma dove ha incontrato lo stesso Giuseppe Conte e in quel frangente si è aperto un importante spiraglio tra Italia e Libia.

Il governo di Tripoli aveva bisogno di nuovi alleati. Dal novembre 2019 infatti, l’esecutivo di Al Sarraj ha avuto come principale partner la Turchia di Erdogan. Se da un lato questa alleanza ha fruttato all’ex premier libico la vittoria nella battaglia per il controllo di Tripoli contro Haftar, dall’altro però ha significato attirarsi diverse critiche. Tra tutte, quella di aver trasformato la Tripolitania nel braccio armato di Ankara nel Mediterraneo. Da qui l’esigenza di diversificare le alleanze. Anche a costo di riavvicinarsi all’Italia dopo la sceneggiata di Bengasi del 17 dicembre. Così è stato: gli ultimi mesi del governo di Conte da un lato e di quello di Al Sarraj dall’altro, sono stati caratterizzati da un ritorno al dialogo. Una situazione che è ulteriormente migliorata con l’avvento di Mario Draghi a Palazzo Chigi e di Ddeibah a Tripoli.

Le prossime sfide di Draghi

Come sottolineato su InsideOver da Lorenzo Vita, il nuovo presidente del consiglio ha scelto la capitale libica come prima destinazione di un suo viaggio all’estero in qualità di capo del governo. Un atto altamente simbolico. Segno di come il suo esecutivo voglia tornare a dare ampio spazio al dossier libico. Poche settimane prima il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si era recato a Tripoli, diventando il primo rappresentante di governo ad incontrare il nuovo premier libico, insediatosi il 15 marzo scorso. Da questi segnali è ben riscontrabile come l’asse tra Roma e Tripoli stia diventando nuovamente solido. Adesso però occorre iniziare a dare concretezza alle prime mosse messe in campo da ambo le parti.

Operazione non certo semplice, anche se le premesse ci sono tutte. Su AgenziaNova alcune fonti diplomatiche hanno fatto riferimento ad interessi libici relativi all’acquisto di elicotteri italiani. Anche in questo caso si tratta di un altro segnale che, se attuato, darebbe un impulso significativo ai rapporti tra i due Paesi. E soprattutto al ritorno dell’Italia nello scacchiere libico. Altro tema cruciale sarà l’immigrazione: la recente ondata di sbarchi sta mettendo a dura prova il sistema di accoglienza a Lampedusa e sta facendo presagire un’estate calda. Per Roma sarà essenziale una fattiva collaborazione da parte del nuovo governo libico. Un banco di prova da cui si capirà molto dei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. La visita di Draghi ha rappresentato solo l’inizio di una storia il cui finale, inevitabilmente, si vedrà soltanto fra diversi mesi. Ed è, ancora, tutto da scrivere.