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Arrivano le bombe a grappolo Usa: così cambia la guerra in Ucraina

Gli Stati Uniti hanno recentemente annunciato il trasferimento delle cluster bomb all’Ucraina. Ecco cosa può cambiare

Nella giornata di ieri gli Stati Uniti d’America hanno annunciato l’inclusione di bombe a grappolo nel nuovo pacchetto di assistenza da 800 milioni rivolto all’Ucraina. Tali sistemi d’arma risultano però estremamente controversi, in virtù degli elevati danni ambientali e delle numerose perdite civili che hanno provocato durante la loro storia. Tuttavia le bombe a grappolo dispongono di un elevato potenziale combattivo, in grado di incidere notevolmente sulla controffensiva ucraina. 

Le bombe a grappolo 

Le cluster bombs, meglio note come bombe a grappolo, rappresentano sistemi d’arma esplosivi accumunati dalla capacità di rilasciare piccoli ordigni (le cosiddette sub munizioni). Essi possono essere lanciati da velivoli o, alternativamente, da sistemi d’artiglieria. Le bombe a grappolo dispongono di un elevato potere distruttivo e possono coprire un’area molto vasta.

Nel corso della storia sono state sviluppate bombe di vario tipo, impiegate per differenti funzioni. La prima tipologia di bombe a grappolo è rappresentata dalle bombe “anti personale”, le quali dispongono di sub munizioni a frammentazione in grado di causare ingenti danni a grosse formazioni di fanteria. La seconda tipologia attiene invece alle bombe a grappolo anti carro, dotate invece di sub munizioni a frammentazione. Altri tipi di munizioni presentano sub munizioni incendiarie o composte da mine. 

L’arma maledetta 

Le forti controversie relative alle bombe a grappolo nascono dal loro peculiare meccanismo di funzionamento. Questi sistemi d’arma presentano infatti un imponente raggio operativo, il quale può eventualmente provocare pesanti perdite tra i civili se tali bombe vengono impiegate nelle vicinanze di zone residenziali. Al contempo tali sistemi d’arma presentano un elevato tasso di fallimento, pertanto diverse sub munizioni inesplose potrebbero provocare perdite tra i civili. Tale fenomeno si è ad esempio presentato in Vietnam e Laos, dove numerose bombe inesplose statunitensi sono ancora presenti. 

La Guerra in Libano del 2006 esacerbò i numerosi timori relativi alla presenza di ordigni inesplosi, in particolare diversi attivisti per i diritti umani notarono come essi possano essere scambiati per giocattoli dai bambini. Le Nazioni Unite indicarono come una percentuale pari al 40% delle sub munizioni fosse rimasta inesplosa, con grave pregiudizio per la popolazione civile. Ciò spinse la Norvegia ad avviare un processo volto a pervenire ad una convenzione volta a vietare l’impiego di tali strumenti durante la tradizionale Conferenza di Ginevra sul disarmo. Il processo avviato ad Oslo nel 2007 vide la sua conclusione nel dicembre 2008, con la firma della Convention of Cluster Munitions (Ccm), la quale entrò in vigore due anni dopo. I paesi ratificatari della convenzione sono impossibilitati ad impiegare tali sistemi d’arma, produrli, stoccarli, trasferirli direttamente o indirettamente e assistere altre nazioni nel perseguimento di obbiettivi vietati dalla convenzione. 

L’arrivo in Ucraina 

Le munizioni a grappolo sono già state largamente impiegate durante il conflitto russo ucraino. L’Onu ha infatti confermato come la Federazione russa abbia utilizzato in diverse occasioni tali sistemi d’arma, alcuni dei quali rivolti anche alla popolazione civile. Attualmente gli Stati Uniti e l’Ucraina non risultano ratificatari della Ccm, pertanto Washington risulta autorizzata a trasferire tali munizioni all’Ucraina. Il Cluster Munition Civilian Protection Act approvato dal Congresso nel 2017 vieta il trasferimento di munizioni aventi un tasso di fallimento superiore all’1%, sebbene le scorte di bombe a grappolo americane presentino tassi di fallimento pari al 2.35% e quindi superior, l’Amministrazione Biden sta utilizzando una clausola prevista dalla legge sull’assistenza all’estero che consente il trasferimento di armi soggette a restrizioni se il Presidente dimostra che ciò è nell’interesse della sicurezza nazionale americana. Contestualmente l’Amministrazione Biden ha asserito che le forze americane selezioneranno attentamente le munizioni con un tasso di fallimento estremamente basso. 

La manovra è stata osteggiata da alcuni partner europei degli Stati Uniti, in particolare modo la Germania si è opposta all’invio di bombe a grappolo in ossequio alla relativa convenzione. Tale posizione è stata espressa dal ministro degli Esteri di Berlino Annalena Baerbock, la quale ha ribadito il rispetto da parte del paese dei termini della convenzione del 2008. Contemporaneamente anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha ribadito il rispetto da parte dell’Italia della convenzione sulle munizioni a grappolo, pur indicando come i russi le abbiamo usate sin dall’inizio del conflitto. D’altro canto il Ministro della Difesa ucraino Reznykov ha comunicato che le forze di Kiev impiegheranno tali armi sulla base di cinque principi: mancato uso sul territorio internazionalmente riconosciuto come russo, mancato uso su aree urbane, formazione di un registro circa l’utilizzo, concessione di uno status prioritario per lo sminamento delle aree colpite e costante comunicazione dei risultati dell’impiego ai partner del paese.

L’impatto sul conflitto

La tipologia di sistemi d’arma inviati dagli Stati Uniti è costituita dalle Dual-Purpose Improved Conventional Munitions (Dpicm). Le Dpicm possono essere sparate tanto da obici da 155 mm, quanto da sistemi lanciarazzi come gli HIMARS. L’aggettivo “dual purpose” indica l’estrema versatilità dell’arma, la quale risulta atta a colpire sia grossi gruppi di fanteria che mezzi corazzati. L’arrivo delle Dpicm in Ucraina presenta un elevato valore tanto tattico, quanto strategico. Anzitutto tali munizioni sparate attraverso vari sistemi d’artiglieria già in possesso degli ucraini consentiranno di alleviare la pressione sulla catena di approvvigionamento statunitense, risparmiando altre tipologie di munizioni che potranno essere impiegate per altre operazioni. Contestualmente le bombe a grappolo consentiranno anche di ottenere importanti risultati tattici, risultando molto utili a colpire le trincee russe eliminando grossi gruppi di fanteria, nonché colpendo grosse concentrazioni militari impiegando meno munizioni. 

In ultima analisi, l’arrivo della Dpicm rappresenta anche un risultato politico, che favorisce fortemente gli ambienti democratici e repubblicani maggiormente favorevoli all’invio di armi all’Ucraina. La caduta di un’ulteriore “linea rossa”, testimonia come ormai la vittoria Ucraina sia percepita come una necessita intrinsecamente legata alla sicurezza nazionale statunitense e alla posizione di Washington nel mondo.

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