La sperimentazione del vaccino Sanofi-GSK sembra funzionare: dopo due dosi, i 722 volontari, di età compresa tra 18 e 95 anni reclutati negli Stati Uniti e in Honduras, hanno mostrato anticorpi neutralizzanti in linea con quelli trovati nelle persone che sono guarite dal Covid-19.

Inizia la Fase 3

Superata la complessa Fase 2, si prevede che nelle prossime settimane inizierà uno studio chiave di Fase 3, nella speranza di ottenere l’approvazione normativa per il vaccino prima della fine del 2021. La notizia arriva dopo un precedente stop, nel dicembre scorso, legato ai primi test che avevano evidenziato una risposta immunitaria inadeguata nelle persone anziane. Il vaccino, inoltre, ha mostrato risultati anticorpali ancora più forti nei pazienti già guariti dal virus. Sanofi ha affermato che questo lo renderebbe un candidato potenziale come dose di richiamo per coloro che sono già stati vaccinati con prodotti concorrenti, alleggerendo l’ansia da scorte dei Paesi europei.

La sperimentazione del vaccino “candidato” in fase avanzata coinvolgerà circa 35.000 partecipanti provenienti da paesi di tutto il mondo, e avrà in programma di studiarne l’efficacia contro la variante del virus identificata per la prima volta in Sud Africa e, potenzialmente, anche altre. Una partnership felice, quella tra le due aziende, in cui Sanofi fornisce il suo antigene ricombinante e GSK contribuisce con il suo adiuvante pandemico: entrambe sono piattaforme di vaccini consolidate, dimostratesi efficaci contro l’influenza. La tecnologia ricombinante, unita all’adiuvante GSK, è progettata per offrire il vantaggio della stabilità alle temperature utilizzate per i vaccini di routine, rendendola facilmente implementabile e più facile da distribuire su scala globale.

Il vaccino “di Macron”

Il vaccino Sanofi-GSK era considerato, negli mesi scorsi, una scommessa importante nella strategia vaccinale dell’Unione europea, ed era stato sostenuto con veemenza proprio da Emmanuel Macron, entrato a gamba tesa nella corsa per i vaccini. Nei primi giorni del 2021, tuttavia, con poche centinaia di inoculazioni effettuate, quest’ultimo aveva subito un pressing senza precedenti: la situazione era aggravata da un diffuso scetticismo verso i vaccini, in quel momento in Francia molto più alto che in altri Paesi: un paradosso per la nazione di Pasteur. Nel frattempo, in Europa, mentre a fine gennaio il caos vaccini montava, il gigante (francese) Sanofi raggiungeva un accordo con BioNTech che, avendo accesso alle strutture produttive della Sanofi, dichiarò di contribuire a produrre oltre 125 milioni di dosi del vaccino destinate all’Europa. Tutto questo mentre il progetto con la GSK proseguiva lentamente, minato da una serie di stop and go. “Sono in guerra al mattino, a mezzogiorno, alla sera e alla notte”, dichiarò Macron dalle pagine del Journal du Dimanche.

Le accuse bipartisan per l’ex enfant prodige della politica europea si erano spinte ben al di là della critica politica. Ritardare la sua campagna di vaccinazione contro il Covid-19 per dare a un’azienda francese il tempo di preparare il suo vaccino: era forse questo il piano diabolico di Macron? L’intero esecutivo corse ai ripari prendendo le distanze da una simile accusa. Poi, la svolta in nome della scienza. Eppure, solo pochi giorni fa, era toccato proprio a Macron difendere il vaccino da presunte mire americane. La Sanofi è stata costretta a respingere le affermazioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero diritto al più grande ordine del loro preparato, se fosse sviluppato con successo. Il presidente francese aveva risposto severamente alla fuga di notizie, sebbene da casa Sanofi-GSK non ci fossero ancora novità esaltanti. Secondo quanto riferito dai media, l’amministratore delegato Paul Hudson aveva dichiarato a Bloomberg che gli Stati Uniti avrebbero avuto diritto a una quota maggiore nei primi ordini, dato che il Paese aveva “investito nell’assumere il rischio” nello sviluppo del vaccino.

Basandosi su una partnership di lunga data, Sanofi ha collaborato con la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) degli Stati Uniti, tra gli altri, per sviluppare il suo siero. Macron avrebbe convocato Hudson all’Eliseo per spiegare le intenzioni dell’azienda per qualsiasi eventuale vaccino, sostenendo che un tale prodotto rappresenterebbe un “bene pubblico per il mondo” (leggi Europa, soprattutto) e che non dovrebbe essere “soggetto alle leggi del mercato”.

Una grande opportunità per l’Europa

Se il vaccino Sanofi-GSK dovesse superare i prossimi test ed essere autorizzato, l’Europa potrebbe allargare ulteriormente il proprio basket immunitario nel bel mezzo di una campagna vaccinale lenta, senza lode e molta infamia. Giunti alla terza settimana di maggio, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno somministrato più di 80 dosi per 100 abitanti; l’Unione europea 43,6 dosi ogni 100 residenti. Lento ad iniziare, soggetto a scarsità di offerta e in alcuni casi scarsamente mirato, il programma vaccinale europeo è la prova di maturità del continente: i risultati, ancora poco lusinghieri, non possono essere attribuibili solo all’affaire Astrazenca. Tuttavia, una campagna a guida europea è stata il vessillo per molti: ad esempio, ha permesso a Macron di proseguire la sua faida contro il nazionalismo populista, riappropriandosi dell’iconografica comunitaria come modello per una diplomazia solidale e per promuovere l’industria farmaceutica francese.

Il “candidato” Sanofi-GSK si unisce a una dozzina di vaccini attualmente in fase di sperimentazione avanzata. Le aziende prevedono di produrre fino a 1 miliardo di dosi all’anno e hanno firmato accordi per fornire dosi anche agli Stati Uniti, al Canada e ai Paesi in via di sviluppo. “Sappiamo che saranno necessari più vaccini, soprattutto perché continuano ad emergere varianti e aumenta la necessità di vaccini efficaci e di richiamo che possono essere conservati a temperature normali”, ha affermato Thomas Triomphe, capo dell’unità vaccini di Sanofi.

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