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Ci sono i vaccini. Molti Paesi sono riusciti a immunizzare a tempo record gran parte delle rispettive popolazioni e a mettere in sicurezza quasi tutte le categorie a rischio. In alcune regioni i contagi saranno pure in aumento, ma le vittime e le ospedalizzazioni causate Sars-CoV-2 non sono cresciute come in passato. Insomma, nonostante il quadro generale lascia presupporre che la lotta contro la pandemia sia entrata in una fase piuttosto gestibile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha pensato bene di alimentare il panico.

Certo, non bisogna abbassare la guardia perché – ormai dovremmo averlo imparato a memoria – questo virus non scomparirà dall’oggi al domani. Ma non ha neppure senso pronunciare le parole utilizzate da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms che, in virtù del ruolo che ricopre, dovrebbe urgentemente rivedere il proprio stile comunicativo. “Chiunque pensi che la pandemia” di Covid-19 “sia finita, perché dove risiede è finita, vive nel paradiso degli sciocchi“, ha affermato Ghebreyesus a Tokyo, nel suo intervento alla 138esima sessione del Comitato olimpico internazionale (Cio).

L’ammonimento dell’Oms

Ghebreyesus, forse vedendo in giro per il mondo un generale rilassamento, ha pensato bene di richiamare tutti sull’attenti. Poco importa se i vaccini – in tempi non sospetti definiti gli strumenti fondamentali per sconfiggere la pandemia – hanno dimostrato di bloccare decessi e ospedalizzazioni. Poco importa se il ritorno a una minima parvenza di normalità, con bar e ristoranti aperti e vacanze estive prenotate, ha ridato verve all’asfittica economica di mezzo mondo. Poco importa tutto questo, perché, a detta di Ghebreyesus, i vaccini saranno anche “strumenti potenti ed essenziali” ma “il mondo non li ha usati bene“.

In particolare, il dg dell’Oms ha puntato il dito contro l’iniquità vaccinale che avrebbe creato disuguaglianze nell’immunizzazione della popolazione globale. La conclusione dell’intervento di Ghebreyesus fa venire i brividi: “A 19 mesi dall’inizio della pandemia e a 7 mesi dall’approvazione dei primi vaccini ci troviamo ora nelle prime fasi di una nuova ondata di infezioni e decessi. Questo è tragico”.

In generale, l’Oms ha individuato quattro fattori che avrebbero favorito il nuovo rialzo dei contagi: la circolazione di varianti più trasmissibili di Sars-CoV-2, l’allentamento delle misure sociali di salute pubblica, l’aumento della mescolanza sociale con la ripresa degli spostamenti e l’elevato numero di persone che restano suscettibili all’infezione a causa della suddetta distribuzione iniqua dei vaccini nel mondo.

Tra incoerenza e ambiguità

Chi non fosse pienamente convinto dai discorsi di Ghebreyesus può sempre affidarsi ai numeri. Non a caso l’Oms è tornata a evidenziare l’andamento dei contagi, avvisando che, dal 12 al 18 luglio, su scala mondiale si sono registrati oltre 3,4 milioni di casi di Covid-19 e 56 mila decessi. Il problema è che sia le parole di Ghebreyesus che le molteplici posizioni dell’agenzia con sede a Ginevra, risultano alquanto incoerenti e ambigue.

Innanzitutto il direttore dell’Oms ha lanciato le sue prediche direttamente dal palcoscenico delle Olimpiadi, un evento che, a detta di molti esperti, potrebbe incrementare la diffusione del virus. Per quale motivo adirarsi per come certi Paesi hanno utilizzato i vaccini, e poi favorire manifestazioni che potrebbero vanificare lo sforzo sanitario mondiale?

Dopo di che è interessante spendere le ultime parole sull’Oms. Da quando è scoppiata la pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha fatto altro che ammonire, profetizzare sventure e criticare il modus operandi dei governi, senza fornire alcuna soluzione degna di nota ai problemi sanitari. Basti pensare che, a oltre un anno e mezzo dall’avvento del Covid, gli esperti dell’Oms non sono ancora riusciti a chiarire come si sia originato il virus che ha messo in ginocchio il mondo intero. Nel frattempo, ignorando questo e molto altro, c’è chi continua a fare crociate non appena si inizia a respirare un minimo ritorno alla normalità ormai dimenticata.